
A fine estate
Stavo sistemando dei vecchi appunti e mi è saltato fuori questo ricordo, non potevo non raccontarlo.
È una scena epica dei nostri anni da studenti…
Non avevamo lo spirito giusto per studiare e cosi decidemmo di cercarne uno vero.
Attorno al tavolo del salotto, con le mani sudate e le risate soffocate, iniziò la nostra seduta spiritica.
Toc… toc… se ci sei batti un colpo!
E tutti, con il fiato sospeso, ad aspettare un segno…
Il bicchiere all’improvviso si spostò.
Prima lento e incerto, poi veloce e furioso come una ballerina di flamenco in preda a un ritmo frenetico, con tanto di caschè collettivo degli adepti alla seduta spiritica…
Con il dito incollato sul piccolo bicchiere capovolto e quasi in apnea, nessuno osava fiatare!
Chissà quale vento iroso e misterioso lo trascinava sul cerchio delle lettere impazzite…
E tornavano i bisnonni, le zie maledette e demoni stanchi pronti a lasciare moniti terribili al malcapitato di turno, e senza ritegno facevano nome, cognome ed evento tragico.
Il prescelto tremava già quando vedeva il bicchiere toccare la prima lettera, sperava che non insistesse…e invece, insisteva!
Poi, la medium, con aria solenne, aggiunse: “Apro un libro”.
Voltò due, tre pagine, ed esclamò: “è tra noi. È qui”.
Un’onda di ansia ci travolse.
E bum! bum! bum! Tre tonfi sordi fecero esplodere il panico.
Sedie che si scansavano gridando anch’esse e volavano, per fuggire, porte che sbattevano all’improvviso, passi affrettati, luce che tremava…
Qualcuno diede una testata al lampadario. Un po’ basso?
Non lo so…
Io scappai più veloce di una gazzella spaventata, con il leone alle costatine.
Sbucai da vicolo Cassini: ero salva! In piazza c’era gente umana.
Guardai verso la casa da studenti e mi accorsi di loro: Frà e Luì… idioti!
S’erano calati dalla finestra con le lenzuola per non destare sospetti e
ridevano con le lacrime agli occhi alle spalle di noi povere ragazze ignare.
Sì, erano stati loro.
Li avevamo persi di vista mentre consumavamo le nostre energie spirituali e, saliti nelle camere, al nostro: “Dacci un segno se ci sei e batti un colpo!”… avevano saltato sul pavimento con tale enfasi, da far cadere l’intonaco del soffitto sulle nostre teste.
Ci sembrò tutto così vero,
ci credemmo…
di Gianna Albano, scrittrice Agipress




