
Sul finire dell’ estate, una vecchia cartolina sembra aprire un varco.
Dentro una bambina corre.
È la stagione che fugge via…
Sono lì, sospesa…
forse sorpresa e un po’ smarrita.
Vedo vecchie mura, come quelle di un borgo antico.
Donne anziane parlano in silenzio, senza far rumore.
Sono vestite di nero, lente, con il fazzoletto sul capo.
A loro, mi pare, è stata affidata una bambina piccola e tenera che gioca.
Entra ed esce da una vecchia porta buia.
È aperta.
Un nascondiglio, ormai.
Lei sembra divertirsi e non ha paura.
Conosce il luogo…e quel modo di giocare solitario mi strugge.
Cosa c’è dietro tanta allegria?
Non è pallida, ma un po’ triste.
Sorride e ammicca: mi invita a cercarla ancora .
E mentre mi burla, fugge via.
Sono attratta da quella dolcezza velata di malinconia.
Con gli occhi la inseguo.
Temo di perderla.
Nessuno la richiama.
Corre, corre e fugge via.
Nessuno la rimprovera.
Chi è questa bimba?
Sembra libera come il vento.
Ed io la osservo, preoccupata, sola.
Stranamente è quasi una nota viva.
Così mi sembra.
E allora lo capisco:
lei è l’estate che fugge via.
Gioca da sola come se nessuno potesse raggiungerla, e questo mi strugge.
Tutti la cercano quando arriva, tutti la desiderano.
E poi, quando sta per finire, le voltano la faccia.
Muore in un ultimo caldo, in un rush finale che nessuno vuole davvero guardare.
E di nuovo, ipocritamente, si desidera il fresco.
Anche le donne in nero sono antiche, non hanno fretta.
Forse mi vedono.
Abito in quel luogo?
È autunno?
O forse sta arrivando l’inverno.
Non ho paura ma…
Non me n’ero accorta.
Non me ne sono mai accorta.
Eppure, resta in me, e nei miei occhi, l’atmosfera silenziosa e pensierosa di un antico borgo.
Lo sprazzo di una cartolina.
di Gianna Albano





