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19 Settembre 2026

Maigret, l’Amore e la Morte, Bonitzer affila la penna di Simeon in una trasposizione cinematografica mozzafiato

AGIPRESS – C’è un’immagine della rispettabilità che, a guardarla da vicino, può rivelarsi molto più fragile di quanto sembri. È proprio dentro questa crepa che Pascal Bonitzer ambienta Maigret, l’Amore e la Morte, nuovo capitolo cinematografico dedicato al celebre commissario nato dalla penna di Georges Simenon, interpretato ancora una volta da Denis Podalydès. Il film arriverà nelle sale italiane il 24 settembre, distribuito da Lucky Red, portando sul grande schermo una vicenda in cui il delitto diventa soprattutto l’occasione per riportare alla luce un passato accuratamente sepolto.
La storia prende avvio dalla morte di Berthier-Lagès, un ex ambasciatore appartenente ai più alti ambienti diplomatici francesi. Maigret viene chiamato a occuparsi del caso e, come spesso accade nelle indagini del commissario, la ricerca dell’assassino finisce presto per trasformarsi in un viaggio dentro le vite private delle persone coinvolte. Dietro la figura pubblica dell’uomo emergono infatti relazioni, omissioni e legami che per decenni sono rimasti fuori dalla narrazione ufficiale della sua esistenza.
Tra gli elementi più sorprendenti dell’indagine c’è la relazione che Berthier-Lagès avrebbe mantenuto per oltre mezzo secolo con la principessa de Vuynes, interpretata da Dominique Reymond. Una storia d’amore clandestina, sopravvissuta al tempo e alle convenzioni sociali, che assume un peso ancora maggiore considerando che la donna è rimasta vedova soltanto pochi giorni prima della morte dell’ex diplomatico. È da questa coincidenza che il passato comincia lentamente a riaffiorare, mettendo in discussione gli equilibri costruiti dalle due famiglie.
Maigret si muove così all’interno di un ambiente aristocratico dove nulla è davvero come appare. Familiari, collaboratori e persone di servizio diventano tasselli di un mosaico nel quale ciascuno sembra custodire una parte della verità. Anche la misteriosa cameriera del diplomatico contribuisce a rendere l’indagine sempre più sfuggente, mentre le domande del commissario fanno emergere rancori, interessi e passioni che sembravano ormai appartenere a un passato remoto.
Bonitzer sceglie di costruire il mistero senza separare mai completamente l’indagine dalla dimensione sentimentale. Il centro della vicenda non è soltanto capire chi abbia ucciso Berthier-Lagès, ma comprendere quanto possa essere complessa un’esistenza trascorsa a proteggere le apparenze. L’amore diventa così una presenza ambigua, capace di attraversare decenni ma anche di produrre conseguenze inattese.
Il film è tratto da Maigret e gli aristocratici, romanzo pubblicato da Georges Simenon nel 1960 e disponibile in Italia per Mondadori. A distanza di oltre sessant’anni dalla sua pubblicazione, la storia conserva una particolare attualità proprio nella sua attenzione verso ciò che si nasconde dietro le identità sociali. L’aristocrazia raccontata da Simenon e ripresa da Bonitzer appare come un universo regolato dal silenzio, nel quale la reputazione può diventare una forma di prigione e la verità qualcosa da rimandare il più a lungo possibile.
Con i suoi 80 minuti, Maigret, l’Amore e la Morte punta, dunque, su un racconto concentrato, nel quale il giallo procede insieme all’indagine psicologica. Denis Podalydès torna a vestire i panni di un Maigret che non ha bisogno di gesti spettacolari per imporsi sulla scena. Il suo metodo passa ancora una volta dall’ascolto, dall’osservazione e dalla capacità di lasciare che siano le contraddizioni degli altri a parlare.
Il risultato è un mistero che prende forma lentamente, mentre la morte di un uomo diventa la porta d’accesso a una storia molto più antica. Una storia di desideri nascosti e convenzioni sociali. E quando Maigret arriva finalmente a ricomporre i frammenti, ciò che viene smascherato non è soltanto un colpevole, ma l’intero sistema di silenzi che aveva permesso a quel segreto di sopravvivere per decenni.

Elena Sofia Vitali

AGIPRESS

 

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