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26 Ottobre 2026

La Festa del Cinema di Roma si chiude celebrando il cinema libero, tutti i premi della Ventunesima edizione

AGIPRESS – ROMA – Disuguaglianze sociali, esilio, violenza e memoria familiare, il cinema della ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma non ha sicuramente evitato temi considerati spesso “scomodi”. Al contrario, li ha affrontati, e lo ha fatto nel modo migliore, mettendo al centro le persone e le loro storie. Dopo tredici giorni di proiezioni e incontri, il palmarès restituisce decisamente una varietà di sguardi niente male. Nel corso della cerimonia di premiazione, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha sottolineato la partecipazione del pubblico e la qualità delle opere selezionate, ribadendo la vocazione prima della manifestazione. “Si conferma quello che per noi è fondamentale, la Festa è la Festa del pubblico e, al tempo stesso, questa è la casa del cinema indipendente, del cinema libero. Un cinema che parla del nostro tempo”.

È I See Buildings Fall Like Lightning di Clio Barnard a conquistare il premio per il Miglior Film. Ambientato a Birmingham, segue cinque amici cresciuti insieme, le cui vite hanno preso direzioni opposte, tra disuguaglianze sociali e difficoltà di una generazione, i nostri trentenni sono alle prese con un futuro tutt’altro che rassicurante. Al protagonista Anthony Boyle va anche il premio per il Miglior Attore, assegnato ex aequo con Paolo Pierobon, interprete di Brianza di Simone Catania. Quest’ultimo film ci porta nel pieno della crisi economica del 2009, seguendo la caduta di Giorgio Farina, imprenditore travolto dai debiti che accetta la proposta di un uomo d’affari nel tentativo di salvare la propria attività.

Il Gran Premio della Giuria viene assegnato a The Life and Deaths of Wilson Shedd di Tim Blake Nelson, ispirato a fatti reali. Al centro della storia c’è l’incontro tra Karen, un’insegnante intrappolata in un matrimonio violento, e Wilson Shedd, un detenuto che frequenta le sue lezioni in un carcere di massima sicurezza. Il premio per la Miglior Attrice va invece a Victoria Luengo per Sants di Mikel Gurrea. La protagonista Lali, alle prese con l’imminente morte della madre, entra in una banda specializzata nel furto di statue e oggetti religiosi.

Per la Miglior Sceneggiatura vengono premiati Abia Castillo, Diego Rabasa e Diego Luna per Ceniza en la boca. Lucila e il fratello minore Diego lasciano il Messico per raggiungere la madre a Madrid, inseguendo la promessa di una vita migliore. Durante la premiazione, Diego Luna ha ricordato il valore del cinema come spazio di rispetto e amore, soprattutto in un momento storico in cui l’ignoranza sembra diffondersi sempre di più.

Il premio per la Miglior Regia va a Rafiki Fariala per Congo Boy. Robert, diciassettenne rifugiato congolese nella Repubblica Centrafricana, sogna di diventare musicista, ma l’arresto dei genitori lo costringe a occuparsi dei quattro fratelli più piccoli, imponendo al ragazzo una vita che non dovrebbe spettare ad alcuno della sua età. Il Premio Speciale della Giuria viene assegnato alla famiglia Al Mawla per Yesterday the Eye Didn’t Sleep di Rakan Mayasi. Nella valle della Bekaa, al confine tra Libano e Siria, la scomparsa di una giovane donna e l’incendio di un camion innescano una spirale di vendette all’interno di una comunità beduina, due sorelle vengono offerte come pegno.

La giuria del Miglior Documentario, presieduta da Roberto Minervini e composta da Jessica Sarah Rinland e Andrea Queralt, assegna il riconoscimento a Dans la gueule de l’ogre di Mahsa Karampour. Il film ricostruisce la storia degli Yellow Dogs, gruppo musicale nato clandestinamente in Iran e successivamente trasferitosi negli Stati Uniti. La Menzione Speciale va a Un hiver russe di Patric Chiha, che segue un gruppo di giovani russi costretti a lasciare il proprio Paese dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022.

Il premio per la Miglior Opera Prima Poste Italiane va a Clementine Orange di Lisa Forslund. Angelica si innamora di John attraverso lettere e fotografie. Lui è in carcere e, quando ottiene un permesso di ventiquattro ore, i due hanno finalmente l’occasione di incontrarsi. Il confronto con la realtà delude la ragazza, che, ritrovandosi un uomo diverso rispetto a quello delle foto, è costretta a misurare la distanza tra l’immagine che si è costruita di lui nel tempo e la persona che ha davanti.
La Menzione Speciale viene assegnata a El Tren Fluvial di Lorenzo Ferro e Lucas A. Vignale. Milo ha nove anni ed è un giovane talento del Malambo, danza tradizionale argentina. Sogna di allontanarsi dalla famiglia e percorrere una strada diversa. Il viaggio verso Buenos Aires segna l’inizio di questo tentativo di indipendenza.

Il Premio del Pubblico Terna viene assegnato ex aequo a Mustang di Kasia Smutniak e Congo Boy di Rafiki Fariala. In Mustang, Smutniak intreccia la propria storia familiare con quella della regione himalayana del Mustang, visitata per la prima volta nel 2003 insieme al compagno Pietro Taricone. Attraverso i filmati girati da Pietro e il viaggio della figlia Sophie, il documentario attraversa oltre vent’anni di memoria, ricostruendo il rapporto con la comunità locale e il percorso che ha portato alla fondazione di una scuola destinata a preservarne la cultura, sostenuta dalla Fondazione Pietro Taricone. Il ricavato del film sarà devoluto alla comunità stessa. Durante la premiazione, la regista ha raccontato al pubblico di un momento di smarrimento vissuto alcuni anni fa, quando aveva perso il senso del proprio lavoro. “In un momento come questo, dove tutto sembra aver perso il senso, quello che facciamo noi, chi racconta il cinema, è fondamentale”. Smutniak ha poi richiamato la responsabilità di chi opera nel settore. “Abbiamo l’enorme responsabilità di riportare le emozioni nel pubblico”. La scelta di raccontare la propria storia nasce dalla speranza di riconoscere la parte migliore di noi stessi.

La Festa del Cinema di Roma chiude la sua ventunesima edizione ribadendo la propria vocazione di casa per il cinema indipendente e libero, come sottolineato dalla direttrice artistica Paola Maranga. Tredici giorni di proiezioni e incontri che hanno offerto prospettive diverse sul nostro presente. Si abbassano le luci sull’Auditorium Parco della Musica, con lo sguardo già rivolto alla ventiduesima edizione.

Questa Festa mi ha lasciato l’entusiasmo per un cinema internazionale capace di osare e affrontare senza filtro alcuno il nostro presente, e una certa amarezza per un cinema italiano ripiegato su se stesso, prigioniero di formule già viste e storie che si assomigliano. Una sensazione che ho ritrovato, seppur in chiavi diverse, anche nel cinema francese. Mentre altrove si sperimenta con linguaggi nuovi e si affrontano le urgenze sociali, noi continuiamo a guardare indietro. E il rischio è che, a forza di raccontare sempre le stesse storie, il cinema finisca per perdere totalmente il contatto con il mondo esterno. Grazie per aver seguito insieme a me queste due splendide settimane della Festa del Cinema di Roma!

Elena Sofia Vitali

AGIPRESS

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