DIRETTORE RESPONSABILE FRANCESCO CARRASSI

27 Ottobre 2026

LISTE DI ATTESA: NEL 2026 LIEVI MIGLIORAMENTI, MA OLTRE 4 MILIONI DI PRENOTAZIONI RESTANO FUORI TEMPO


AGIPRESS – «I nuovi dati Agenas sulle liste d’attesa – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – mostrano alcuni segnali di miglioramento, ma il quadro resta critico: oltre 4 milioni di prenotazioni risultano ancora fuori tempo massimo. Inoltre, i dati non consentono di sapere quante prestazioni siano state effettivamente erogate entro i tempi, né di ricostruire l’attesa complessiva dei cittadini dalla prescrizione all’erogazione». È quanto emerge dall’analisi indipendente della Fondazione GIMBE sul monitoraggio di 14 tipologie di prime visite e 22 gruppi di esami, basata sui dati pubblicati nel Bollettino AGENAS n. 1 e sulle informazioni disponibili sul cruscotto pubblico della Piattaforma nazionale delle liste di attesa (PNLA) nel confronto tra gennaio-settembre 2026 e lo stesso periodo del 2025.

«I miglioramenti documentati vanno riconosciuti – continua il Presidente – ma non cancellano oltre 4 milioni di prenotazioni fuori tempo massimo. E soprattutto, devono essere comunicati nella loro reale dimensione, senza attribuire ai dati risultati non dimostrati o addirittura non misurati. Interpretare l’aumento delle prenotazioni come il segno di una maggiore produttività o considerare separatamente i ritardi più contenuti, restituisce ai cittadini un quadro più roseo di quello documentato dai dati».

PRENOTAZIONI IN AUMENTO, MA PROGRESSI CONTENUTI NEL RISPETTO DEI TEMPI. Tra gennaio e settembre le prenotazioni monitorate passano da 19,75 milioni nel 2025 a 21,81 milioni nel 2026 (+10,4%): 12,27 milioni di prime visite (+8,3%) e 9,54 milioni di esami (+13,3%) (tabella 1). La quota di prenotazioni entro i tempi cresce di 1,7 punti percentuali sia per le prime visite (dal 76,9% al 78,6%) sia per gli esami (dall’83,3% all’85%) (figura 1). Tuttavia, l’aumento di 2,03 milioni di prenotazioni entro i tempi, è associato per l’81,5% all’aumento dei volumi complessivi (+1.657.201) e solo il 18,5% al miglioramento della quota di prenotazioni entro i tempi (+375.414) (figura 2). «Disporre di più appuntamenti entro i tempi – commenta Cartabellotta – è un risultato positivo, ma non coincide con un recupero dei ritardi. La maggior parte dell’incremento è infatti legata alla crescita dei volumi, mentre meno di un quinto è attribuibile al miglioramento delle performance. Una distinzione fondamentale per non confondere l’aumento del numero di prenotazioni con l’abbattimento dei tempi di attesa».

OLTRE 4 MILIONI DI PRENOTAZIONI FUORI TEMPO, COME NEL 2025. I dati istituzionali distinguono le prenotazioni con ritardi maggiori da quelle classificate nella fascia “tempi prossimi alla soglia di garanzia”. Nel cruscotto PNLA, tuttavia, anche questa fascia comprende ritardi rispetto ai tempi massimi: fino a 36 giorni per la classe P, fino a 18 per gli esami in classe D e a 9 per le visite nella stessa classe, sino a 3 per la B e 1 per la U. «Se il tempo massimo viene superato – sottolinea il Presidente – la garanzia di fatto non è rispettata e anche queste prenotazioni devono essere conteggiate tra quelle fuori soglia, senza distinzioni che attenuino la percezione del ritardo». Complessivamente, includendo anche le prenotazioni con tempi prossimi alla soglia di garanzia, quelle oltre i tempi massimi sono 4.057.139, rispetto alle 4.027.484 del 2025 (+0,7%). In dettaglio: 2.624.177 prime visite (21,4% del totale) e 1.432.962 esami (15% del totale) (figura 3). La quota complessiva di prenotazioni oltre i tempi massimi scende dal 20,4% al 18,6%, ma il loro numero assoluto non diminuisce, perché aumentano le prenotazioni complessive.

MIGLIORANO LE PRENOTAZIONI URGENTI E BREVI, MA CIRCA 1 SU 5 NON È ANCORA NEI TEMPI. Per le prestazioni urgenti (entro 3 giorni), la quota di prenotazioni entro i tempi sale dal 78,8% all’81,7% per le prime visite e dal 74,2% al 77,3% per gli esami. Tuttavia, resta fuori soglia il 19,5% delle prenotazioni urgenti: il 18,3% delle prime visite e il 22,7% degli esami. Migliorano anche le prenotazioni con priorità breve (entro 10 giorni): dal 76,5% al 78,2% per gli esami e dal 78,2% all’80,6% per le visite. Restano però fuori soglia oltre 1 prenotazione su 5 per gli esami (21,8%) e quasi 1 su 5 per le visite (19,4%). Per le prime visite differibili (entro 30 giorni), più di una prenotazione su quattro (26,6%) è fuori tempo rispetto al 14,5% degli esami (figura 4). «I dati per classe di priorità – commenta Cartabellotta – documentano che, dopo le visite con priorità differibile, le quote più elevate di prenotazioni fuori soglia riguardano visite ed esami con priorità urgente e breve». Per valutare le performance regionali e la reale entità dei ritardi, è quindi necessario analizzare i dati per classe di priorità e singola prestazione. Ad esempio, dalla PNLA emerge che per il 5,1% degli esami urgenti la prima disponibilità è proposta ad almeno 31 giorni dal contatto con il CUP, rispetto ai 3 previsti; per l’8,3% delle visite differibili ad almeno 121 giorni, rispetto ai 30 previsti.

RINUNCIA ALLE PRESTAZIONI SANITARIE. Secondo il Rapporto BES 2026 dell’ISTAT pubblicato il 26 ottobre, nel 2025 il 9,6% della popolazione, pari a oltre 5,6 milioni di persone, ha rinunciato ad almeno una visita medica o a un accertamento diagnostico pur avendone bisogno: un dato sostanzialmente stabile rispetto al 2024. Le lunghe liste di attesa si confermano la causa più frequente di rinuncia (6,5%), seguite dai costi delle prestazioni (5,2%). Emergono rilevanti differenze territoriali: la quota di rinuncia è pari all’8,7% nel Nord, al 10,7% nel Centro e al 10,3% nel Mezzogiorno. Ancora più marcate le differenze regionali: la Sardegna registra la quota più elevata (19,5%), seguita da Lazio (12,1%) e Marche (12%), mentre il valore più basso si rileva nella Provincia autonoma di Bolzano (5,3%) (figura 5).

PRIME VISITE. Nel confronto tra gennaio–settembre 2025 e lo stesso periodo del 2026, la quota di prenotazioni entro i tempi migliora per 13 delle 14 tipologie monitorate. Gli incrementi maggiori riguardano la visita dermatologica e allergologica (+4,1 punti percentuali), quella di medicina fisica e riabilitazione (+3,7), la gastroenterologica (+2,6) e la pneumologica (+2,4). L’unica flessione riguarda la visita ortopedica (−0,2 punti). Le quote più elevate di prenotazioni entro i tempi si registrano per la visita oncologica (95,3%) e quella otorinolaringoiatrica (83,7%). Nonostante il miglioramento, dermatologia e allergologia presentano la quota più elevata di prenotazioni fuori tempo (30,1%), seguite da oculistica (26,8%) e gastroenterologia (26,2%) (figura 6).

ESAMI DIAGNOSTICI. Nello stesso periodo, la quota di prenotazioni entro i tempi migliora per 20 delle 22 tipologie di esami monitorati. Gli incrementi maggiori riguardano colonscopia (+6,5 punti percentuali), gastroscopia (+4,0 punti percentuali) ed ecografia della mammella (+3,7 punti percentuali). Peggiorano invece la RM del tronco encefalico (-2,4 punti percentuali) e quella osteomuscolare (−0,4 punti percentuali). Le quote più alte di prenotazioni entro i tempi si registrano per la TC osteomuscolare (95,3%) e la TC cranio ed encefalo (95,2%). Nonostante i miglioramenti, restano fuori tempo il 30,7% delle colonscopie, il 28,1% delle elettromiografie e il 27,4% delle gastroscopie (figura 7). «Il dato medio – osserva il Presidente – può nascondere peraltro criticità ben più marcate nelle singole classi di priorità: dalla PNLA emerge ad esempio che, nei primi nove mesi del 2026, tra le 2.839 prenotazioni urgenti di colonscopia, per 1.845 (65,0%) la prima disponibilità proposta supera i tre giorni previsti».

CONFRONTI REGIONALI POTENZIALMENTE FUORVIANTI. Sei Regioni registrano un peggioramento della quota di prenotazioni entro i tempi sia per le prime visite sia per gli esami diagnostici: Calabria, Campania, Lazio, Molise, Sicilia e Toscana. Peggiorano anche la Sardegna per le visite e la Provincia autonoma di Bolzano per gli esami (figura 8). Tuttavia, i confronti regionali basati sui dati aggregati devono essere interpretati con molta cautela. Agenas segnala una marcata variabilità nell’attribuzione della classe di priorità P per le prime visite (entro 120 giorni): dal 4,1% della Toscana all’85,4% della Basilicata, a fronte di una media nazionale del 34,9% (figura 9). «Senza distinguere per classe di priorità e singola prestazione – spiega Cartabellotta – confrontare le percentuali complessive di prenotazioni entro i tempi rischia di premiare o penalizzare le Regioni, perché i valori aggregati possono risentire sia della diversa distribuzione delle priorità sia del mix delle prestazioni. E non consentono, da soli, di valutare l’efficacia delle politiche regionali».

I DATI DISPONIBILI MISURANO L’ATTESA PROPOSTA, NON DOCUMENTANO L’EFFETTIVA EROGAZIONE. Gli indicatori sul rispetto dei tempi pubblicati nel cruscotto PNLA e nel Bollettino misurano l’intervallo tra il contatto con il CUP e la prima data proposta per la visita o l’esame. È il “monitoraggio ex ante” previsto dal Piano nazionale di governo delle liste di attesa (PNGLA). Il Bollettino, tuttavia, interpreta l’aumento del 10,4% delle prenotazioni come una maggiore produttività del SSN e definisce “eseguiti” gli accertamenti aggiuntivi prenotati entro i tempi, pur senza presentare dati sull’effettiva erogazione. Per documentarla è necessario il “monitoraggio ex post”, che misura il tempo tra il contatto con il CUP e l’erogazione della prestazione. Ma per ricostruire l’intero percorso del cittadino occorrerebbe documentare anche il tempo tra la prescrizione e il primo contatto con il CUP, oltre alle richieste che non si traducono in prenotazioni (figura 10). Nella nota del 29 maggio 2026, AGENAS riportava che, secondo i dati del Sistema Tessera Sanitaria, nel 2025 solo il 50,3% delle prescrizioni per prime visite e il 54,4% di quelle per esami diagnostici erano seguite da una prenotazione al CUP: un dato che richiede ulteriori approfondimenti. «Un appuntamento proposto – sottolinea Cartabellotta – non è una prestazione erogata e l’aumento delle prenotazioni non dimostra una maggiore produttività. Per verificare i reali tempi di attesa dei cittadini occorre collegare prescrizioni, appuntamenti proposti e accettati e prestazioni erogate, facendo luce anche su cosa accade a chi non riesce a prenotare».

«Con la piattaforma sulle liste di attesa – conclude Cartabellotta – il SSN ha compiuto un passo avanti fondamentale per la trasparenza, indispensabile per conoscere e governare l’accesso alle prestazioni sanitarie. Tuttavia, i dati pubblicati misurano solo una parte dell’attesa dei cittadini: per questo, nella comunicazione pubblica, è essenziale selezionare e interpretare i risultati senza andare oltre ciò che effettivamente documentano. Per rendere la piattaforma uno strumento capace di restituire un quadro più completo del fenomeno, la Fondazione GIMBE chiede ad Agenas di rendere disponibili dati in formato aperto riutilizzabili, almeno per prestazione, classe di priorità, Regione e Azienda sanitaria. Occorre inoltre ricostruire l’intero percorso del cittadino, dalla prescrizione all’erogazione, e sapere quante richieste non si traducono in prenotazioni e per quali ragioni. La fiducia dei cittadini si costruisce con una trasparenza che non si fermi agli appuntamenti proposti, ma documenti anche le prestazioni effettivamente erogate e le richieste che non arrivano nemmeno alla prenotazione».

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