AGIPRESS – ROMA – Oggi l’ottava giornata della Festa del Cinema di Roma non mi ha regalato i film che speravo; quindi, ho deciso di fare un salto indietro alla seconda giornata per parlarvi di un titolo che merita sicuramente la vostra attenzione. “I malvagi non riposano mai”, e così anche la New York di Noah Segan in The Only Living Pickpocket in New York. Troppo anziano per il caffè con caffeina, ma non ancora abbastanza per andare in pensione, John Turturro interpreta superlativamente Harry, una delle ultime pietre miliari del borseggio newyorkese, in una città ormai dominata dai pagamenti contactless e da telefoni facilmente rintracciabili.
Quello di Segan è, a tutti gli effetti, l’ennesimo atto d’amore nei confronti di New York. Eppure, ciò che rende questo film davvero prestigioso è la capacità di ricordarci che si può raccontare una qualsiasi storia senza bisogno di fronzoli. Siamo a New York, il nostro protagonista deruba la persona sbagliata e si ritrova costretto a risolvere il problema per salvare la sua famiglia disfunzionale. La trama è semplice, la sceneggiatura a tratti prolissa, ma, sinceramente, non pesa.
È un film elegante, dall’inizio alla fine. Grazie alla fotografia di Sam Levy, che ricordiamo per l’incantevole lavoro in Lady Bird di Greta Gerwig, respiriamo New York come raramente accade. Ogni palazzo sembra avere una voce propria, i cestini diventano importanti quanto le metropolitane e persino gli angoli più anonimi acquistano una presenza decisa. Camminiamo insieme a Turturro, che si confonde con lo sfondo, e fidatevi, cammina tanto. Ci perdiamo con lui, aspettiamo che chieda indicazioni, che arrivi la metro. Arriviamo camminando fino ai titoli di coda, quando ci ritroviamo ad ammirare con i suoi stessi occhi lo skyline newyorkese. Siamo perennemente in movimento, eppure restiamo allo stesso tempo in contemplazione. La colonna sonora di Gary Lionelli ci avvolge come soltanto il jazz della vecchia Mela sa fare. Insomma, era da un bel po’ che un film non mi faceva venire voglia di vivere lì.
Ma è proprio tra una strada e l’altra che il film lascia emergere ciò che si nasconde dietro la storia di Harry. C’è innanzitutto l’amore che accompagna il protagonista per tutto il film, quello per la moglie Rosie (Karina Arroyave), rimasta paralizzata da giovane. C’è il bisogno di rimettere insieme i pezzi di una famiglia che ha lasciato indietro, e con cui decide di fare i conti dopo anni di lontananza. Ma, soprattutto, c’è lo scontro generazionale, che attraversa l’intero racconto. Fin dalle prime scene, Harry si trova ad avere a che fare con personaggi più giovani, che gli ricordano quanto la città stia cambiando e quanto il suo mondo rischi di non trovare più un posto. Eve (Victoria Moroles), borseggiatrice di nuova generazione, ci mostra subito la difficoltà del protagonista nell’aggiornare il proprio repertorio da pickpocket. Dall’altra parte troviamo Bryce (Jack Mulhern), il nostro apparente antagonista; minaccioso, certo, ma anche un ragazzino che forse ha avuto troppo dalla vita senza però dover far nulla. Attorno a lui si stringe un gruppo di ragazzi che lo idolatra e risponde a ogni suo ordine e una famiglia malavitosa.
Quando Harry gli ruba centinaia di migliaia di dollari in criptovalute, custodite su una chiavetta digitale che abbandona convinto si tratti di un virus per computer, il racconto cambia improvvisamente. Il protagonista si ritrova pedinato per le strade della sua stessa città e costretto a recuperare e restituire la refurtiva. E noi, nel frattempo, siamo però spettatori di una vita intera. Harry è talmente radicato nella città da conoscere le sue dinamiche e i suoi abitanti come le proprie tasche, che ricordiamo debbano stare in alto per non dare nell’occhio durante i furti in metro. Perfino il poliziotto, alle porte della sua pensione, Allan Warren (Giancarlo Esposito) finirà per aiutarlo a ritrovare la famosa refurtiva. Tra i due sembra esserci ormai una familiarità che ricorda quella di due vecchi compagni di scuola, che un tempo si guardavano di mal occhio e che, con gli anni, hanno imparato ad apprezzarsi uniti dai buoni vecchi tempi.
Poi c’è Ben, interpretato da Steve Buscemi, il compagno di banco che, nel nostro immaginario, gli è sempre stato seduto accanto, pronto a dispensare consigli e a vendere la propria merce, anche quando questo finisce per creargli non pochi problemi. Insieme, questi personaggi rappresentano una famiglia newyorkese, spesso squilibrata e capace di allontanarti da quella biologica, senza smettere, per questo, di essere tua. La vera boccata d’aria fresca, per me, è stata l’apparizione di Jamie Lee Curtis, che con il suo consueto savoir-faire interpreta la nonna del giovane Bryce, entrando a far parte di questo cast stellare negli ultimi minuti del film. Anche lei, ormai anziana, si rivolge a Harry come una vecchia amica, ma il suo ruolo è tutt’altro che marginale, sarà proprio lei a rivelarsi la chiave di volta dell’intera vicenda, arrivando a determinare il destino del nostro vecchio borseggiatore.
The Only Living Pickpocket in New York può risultare a tratti prolisso, ma il mio consiglio è di non avere fretta. Lasciatevi cullare da Noah Segan, accompagnatelo in questa bellissima, ma faticosa, camminata per le strade di New York. Presentato il 15 ottobre alla ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma, il film non ha ancora una data d’uscita nelle sale. Ma sarò la prima ad avvisarvi. E vi prego, lasciatevi cullare!
Elena Sofia Vitali
AGIPRESS





