
AGIPRESS – La comunicazione di condizioni cliniche che si aggravano, il debriefing dopo eventi critici e l’accompagnamento delle famiglie rappresentano parte integrante dell’assistenza in Terapia Intensiva Neonatale (TIN). La Società Italiana di Neonatologia (SIN), in occasione del XXXII Congresso Nazionale, a Bari, dal 28 al 30 ottobre 2026, richiama l’attenzione sull’importanza della presenza dello psicologo come componente essenziale dell’équipe di cura in TIN.
In Terapia Intensiva Neonatale si affrontano ogni giorno situazioni di straordinaria complessità clinica ed emotiva. Nascite estremamente premature, improvvisi aggravamenti delle condizioni del neonato, diagnosi severe, decisioni terapeutiche difficili e, nei casi più drammatici, la morte del neonato rappresentano eventi traumatici che coinvolgono profondamente non solo le famiglie, ma anche i professionisti sanitari.
In questi contesti, la comunicazione non può essere considerata un semplice trasferimento di informazioni cliniche. Comunicare una cattiva notizia significa entrare in una relazione di cura delicata, nella quale parole, tempi, silenzi ed emozioni possono influenzare profondamente l’esperienza dei genitori e il modo in cui affronteranno il percorso successivo.
La letteratura scientifica evidenzia che una quota significativa della sofferenza dei genitori può essere attenuata dal modo in cui l’équipe comunica e accompagna la famiglia nelle diverse fasi del percorso assistenziale. Per questo la comunicazione deve essere concepita come un processo continuo, costruito nel tempo, e non come un singolo colloquio.
Accanto alla sofferenza delle famiglie esiste anche quella degli operatori. Medici e infermieri delle TIN sono frequentemente esposti a esperienze emotivamente intense che possono generare sentimenti di impotenza, tristezza, colpa, stress e affaticamento emotivo. La morte o il grave peggioramento di un neonato rappresentano eventi che lasciano un segno profondo non solo nei genitori, ma anche in chi presta assistenza.
Lo confermano i dati dello studio STRONG del 2023, condotto su operatori delle TIN italiane, che ha evidenziato come la comunicazione della morte di un neonato e degli esiti dell’autopsia sia percepita tra i compiti più difficili della pratica clinica. Dai risultati emerge che il 44,7% degli operatori non aveva ricevuto una formazione formale sulla comunicazione delle cattive notizie, mentre il 41,2% riferiva di non avere una specifica strategia comunicativa. Inoltre, una quota consistente degli operatori presentava sintomi di stress post-traumatico e oltre il 90% riteneva necessaria una formazione sulla gestione del lutto.
In questo scenario, la presenza dello psicologo all’interno della TIN assume un valore fondamentale, riducendo il rischio che l’esperienza traumatica venga aggravata da incomprensione, isolamento o discontinuità comunicativa. Lo psicologo supporta l’équipe nella preparazione dei colloqui più complessi, aiuta i professionisti a riconoscere e gestire le proprie reazioni emotive, favorisce una comunicazione chiara, empatica e coerente e contribuisce a creare uno spazio in cui le emozioni dei genitori possano essere accolte e comprese.Lo psicologo non interviene per rendere meno dolorosa la cattiva notizia, né per proteggere le famiglie dalla realtà clinica, ma aiutal’équipe a interrogarsi su come quella realtà viene comunicata, su ciò che i genitori possono comprendere in quel momento e su come mantenere nel tempo uno spazio di comunicazione, partecipazione e fiducia.
Particolarmente importante è anche il debriefing dopo gli eventi critici. Non si tratta di un semplice momento di sfogo emotivo, ma di uno spazio strutturato di riflessione clinica e professionale che consente agli operatori di rivalutare quanto accaduto, condividendo difficoltà e vissuti, migliorando i processi comunicativi e rafforzando il lavoro di squadra.
“La cura in Terapia Intensiva Neonatale non riguarda esclusivamente il neonato”, afferma il Prof. Massimo Agosti, Presidente SIN. “In TIN dobbiamo prenderci cura dell’intero nucleo familiare e, allo stesso tempo, sostenere i professionisti che ogni giorno affrontano situazioni di elevata complessità emotiva. La presenza dello psicologo rappresenta una risorsa essenziale per garantire una comunicazione efficace, umana e rispettosa, soprattutto nei momenti più difficili. Il vero obiettivo non è regalare false certezze a mamma e papà o eliminare la loro sofferenza, ma offrire a famiglie ed operatori gli strumenti emotivi necessari per attraversarla insieme”.
Investire nella presenza dello psicologo significa quindi promuovere una cultura della cura capace di integrare assistenza medica, comunicazione e supporto emotivo, affinché nessun genitore e nessun operatore sanitario debba affrontare da solo i momenti più difficili della vita di un neonato.





