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2 Ottobre 2026

Intelligenza artificiale, l’Europa al bivio: tra regole, sovranità cognitiva e nuovi divari

AGIPRESS – ROMA – Quanto siamo disposti a delegare all’intelligenza artificiale e quanto, invece, deve rimanere sotto il controllo e la responsabilità delle persone e delle istituzioni? È la domanda al centro dell’anteprima di Forum Civica 2026, “L’Europa dell’IA. Regole, diritti e innovazione per superare i divari”, che si è svolta nella Sala Europa dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia. Esperti e rappresentanti delle istituzioni si sono confrontati sulle trasformazioni prodotte dall’intelligenza artificiale, non solo sul piano tecnologico, ma anche nel rapporto con l’informazione, la conoscenza e i processi decisionali. Un’evoluzione che, secondo i partecipanti, pone anche il problema del rischio che le nuove tecnologie possano amplificare divari e disuguaglianze già esistenti.

La questione della sovranità cognitiva

Uno dei temi emersi è quello della “sovranità cognitiva”, richiamato da Stefano Epifani, presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale. Il tema riguarda il modo in cui social network, sistemi di raccomandazione e strumenti di IA intervengono nella selezione e nella gestione delle informazioni che contribuiscono a formare la percezione della realtà. “Il problema non è soltanto dove stanno i dati, ma chi li gestisce e secondo quali criteri”, ha osservato Epifani, sottolineando la scarsa visibilità sui modelli utilizzati dai sistemi più avanzati. Da qui il rischio di un nuovo divario digitale di tipo cognitivo, che può coinvolgere anche chi utilizza quotidianamente gli strumenti digitali senza conoscerne il funzionamento.

Formazione e divario di genere

Per governare l’intelligenza artificiale, il confronto ha evidenziato anche la necessità di investire sulle competenze. Antonella Fancello, docente universitaria ed esperta di trasformazione digitale presso FormezPA e ANCI, ha richiamato l’articolo 4 dell’AI Act, che introduce obblighi in materia di alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale. “Sul fronte della formazione in Italia siamo ancora all’anno zero”, ha affermato Fancello, collegando il tema delle competenze anche a quello del divario di genere. I sistemi di IA, infatti, apprendono da dati storici e possono quindi riprodurre nelle proprie elaborazioni le disuguaglianze presenti nei dati sui quali vengono addestrati.

Dalla regolazione alla capacità di governare la transizione

La regolamentazione, tuttavia, non rappresenta l’unico elemento necessario per affrontare la trasformazione. Sergio Bellucci, direttore accademico dell’Università per la Pace ONU, ha sottolineato come le transizioni tecnologiche possano modificare le fondamenta della società. Particolare attenzione è stata dedicata agli algoritmi generativi e alla loro natura spesso assimilabile a una “black box”. Secondo Bellucci, accanto ai legislatori servono quindi competenze e interlocutori in grado di contribuire alla tutela dei cittadini. Sul ruolo dell’Europa è intervenuto Francesco Rossi Salvemini, consigliere economico della Rappresentanza della Commissione europea in Italia, ricordando che, se l’intelligenza artificiale non occupa uno spazio specifico nel PNRR, oltre il 22% delle risorse, pari a quasi 50 miliardi di euro, è destinato alla digitalizzazione. Gli interventi riguardano, tra gli altri, sicurezza, interoperabilità delle banche dati e modernizzazione della Pubblica Amministrazione.

L’impatto ambientale dell’IA

Il confronto ha affrontato anche la sostenibilità ambientale dell’intelligenza artificiale. Luca Megale, coordinatore scientifico del Centro di eccellenza Jean Monnet Sustainable Artificial Intelligence for Regulation dell’Università LUMSA, ha evidenziato la necessità di andare oltre la sola misurazione dei consumi energetici. L’impatto dell’IA deve infatti essere valutato considerando anche l’utilizzo dell’acqua, le materie prime rare e l’intera filiera tecnologica necessaria per lo sviluppo e il funzionamento dei sistemi.

IA e democrazia

Un altro tema riguarda il rapporto tra innovazione tecnologica e partecipazione democratica. Andrea Gaiba, Programme Manager della Florence School of Transnational Governance dell’European University Institute, ha richiamato i dati V-Dem secondo cui quasi tre quarti della popolazione mondiale vive in regimi autocratici, mentre circa il 7%, pari a 600 milioni di persone, vive in democrazie liberali. Da qui la necessità, secondo Gaiba, di portare le innovazioni democratiche su scala e di sviluppare nuovi modelli di partecipazione dei cittadini capaci di dialogare con le trasformazioni tecnologiche. A sintetizzare il senso del confronto è stato il moderatore, il giornalista Francesco Selvi: “Siamo a un bivio per l’essere umano: quanto vogliamo delegare alla macchina, all’algoritmo, e quanto invece deve essere regolato? In Europa abbiamo deciso di normarlo”. L’appuntamento romano apre così il percorso verso la quarta edizione di Forum Civica “Oltre i divari”, in programma a Camaldoli dal 14 al 16 ottobre, dove il confronto proseguirà sulle trasformazioni economiche, sociali e istituzionali e sulle nuove disuguaglianze che possono derivarne.

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