Il commento di MARCELLO MANCINI
L’incoscienza umana è una costante piuttosto diffusa. Con la quale è facile fare i conti. Certo: ognuno è responsabile delle proprie azioni e, come recita un antico proverbio, <chi è causa del suo mal pianga se stesso>. Quando però le conseguenza di comportamenti scellerati sconfinano oltre il perimetro privato, allora diventa un problema della comunità. Prendiamo il caso degli avventurieri che vanno a cacciarsi nei guai, spesso in vacanza al mare o in montagna, e poi sono costretti a chiedere aiuto alle forze che tutelano la nostra incolumità. Mi riferisco alle forze dell’ordine, ai vigili del fuoco, ai gruppi di volontari, che sono sempre pronti a rispondere alle necessità dei cittadini. Spesso, tuttavia, succede per motivazioni risibili, distraendo così i soccorsi da casi più gravi. Gli appelli alla responsabilità di tutti, cadono spesso nel vuoto. Ognuno fa quel che gli pare, senza osservare il minimo rispetto verso regole e uomini impegnati per la nostra sicurezza. C’è chi chiama il 112 perché non trova un taxi e pretenderebbe che i soccorritori facessero da navetta. Ma c’è anche chi chiede soccorsi perché ha il cane troppo stanco per proseguire la camminata o ha perso l’ultima corsa della funivia.
E ancora: c’è chi abbandona tenda e zaini per paura di un temporale, chi affronta una strada impervia senza conoscerne l’itinerario e si ritrova, a tarda sera stanco, disidratato e in preda al panico. Oppure chi si avventura sui sentieri scoscesi con infradito, scarpe dalla suola liscia o addirittura indossando i tacchi. Ovviamente, per fortuna, la nostra società civile ha i mezzi e gli strumenti per trarre in salvo chi ne ha bisogno.
L’emergenza, però, è una cosa seria. Le chiamate irresponsabili rischiano di sottrarre uomini e mezzi a chi si trova davvero in pericolo di vita.
Serve tolleranza zero verso la maleducazione in montagna o in mezzo al mare. Intanto – la considero una buona notizia – da questa estate la Guardia di Finanza ha adottato nuove regole, più severe, e chi attiva i soccorsi senza motivo dovrà sostenerne i costi. Chi provoca volontariamente o per grave imprudenza un’emergenza, o chiede aiuto senza una ragione valida, dovrà accollarsi le spese della mobilitazione.
L’intervento tempestivo nelle situazioni di reale emergenza è garantito. Ma deve esserci la consapevolezza che richieste effettuate con leggerezza, o provocate da comportamenti sconsiderati possono impegnare risorse che, nello stesso momento potrebbero essere necessarie per soccorrere chi si trova realmente in pericolo.
Una protezione civile che funziona è il vanto di una comunità, che tuttavia non deve approfittarne. E chi ignora i buoni principi e le norme di convivenza, perseverando in una maleducazione che danneggia il prossimo, è giusto che paghi in denaro. Quanto meno sarà un incentivo a usare un po’ di più il cervello.




