
AGIPRESS – PERUGIA – Combattere l’inverno demografico e la fuga dei cervelli con iniziative che attirino giovani con competenze puntando su welfare e alta formazione. È questa la sfida che, secondo Daniele Lombardini dirigente Pd regionale Umbria, deve guidare le politiche di sviluppo dei prossimi anni. Una strategia che guarda oltre la tradizionale narrazione dell’esodo giovanile e che punta a rendere l’Umbria un territorio capace non solo di trattenere, ma anche di attrarre talenti.
Lombardini, il tema della fuga dei cervelli torna spesso nel dibattito pubblico. Perché ritiene necessario cambiare prospettiva?
«Perché troppo spesso questa vicenda viene raccontata esclusivamente dal punto di vista della perdita, alimentando una visione fatalista e in alcuni casi anche strumentale. È giusto interrogarsi sulle ragioni che spingono molti giovani a lasciare il territorio, ma occorre guardare anche all’altro lato della medaglia: la capacità di attrarre competenze, professionalità e nuove energie. Se continuiamo a parlare solo di fuga rischiamo di trasmettere l’idea di una sconfitta inevitabile. Invece dobbiamo costruire le condizioni perché l’Umbria diventi una destinazione attrattiva per chi vuole formarsi, lavorare e costruire un progetto di vita».
Quanto conta il talento nella competitività di una regione?
«Conta moltissimo. Le competenze rappresentano oggi uno dei principali fattori di sviluppo economico e sociale. Le regioni e i sistemi produttivi più avanzati sono quelli che riescono ad attrarre persone qualificate, valorizzarle e metterle in condizione di innovare. Non è soltanto una questione economica. Significa creare opportunità di mobilità sociale e offrire alle nuove generazioni la possibilità di costruire il proprio futuro indipendentemente dal contesto di partenza. Il talento è una risorsa strategica e la sua valorizzazione determina sempre più la competitività dei territori».
Lei indica spesso l’Emilia-Romagna come esempio. Perché?
«Perché ha scelto di affrontare il tema in modo strutturale. Con la Legge regionale n. 2 del 2023 ha introdotto un modello innovativo che non si limita a finanziare percorsi formativi e borse di ricerca, ma accompagna le persone e le famiglie attraverso servizi concreti. Parliamo di supporto alla ricerca di un alloggio, servizi per l’infanzia, mobilità, integrazione e percorsi dedicati ai lavoratori stranieri. È un modello che considera insieme sviluppo economico e qualità della vita, riconoscendo che questi due aspetti non possono essere separati».
Quale ruolo ha in questo percorso l’Unione Europea?
«Un ruolo importante. La Commissione europea ha individuato una serie di territori che soffrono una riduzione della popolazione attiva e un progressivo impoverimento delle competenze, definendo questo fenomeno “Talent Development Trap”. Attraverso il Talent Booster Mechanism vengono promosse politiche per sostenere la capacità di attrazione e valorizzazione dei talenti. Si tratta di una sfida che riguarda molte aree europee e che interessa direttamente anche l’Umbria».
Cosa dovrebbe fare concretamente la nostra regione?
«Credo sia arrivato il momento di elaborare una legge regionale sui talenti ispirata all’esperienza emiliano-romagnola e inserirla all’interno della visione strategica di Umbria 2030. L’obiettivo dovrebbe essere quello di creare un ecosistema nel quale alta formazione, ricerca, innovazione e welfare territoriale procedano insieme. Non basta offrire incentivi economici: occorre costruire un ambiente favorevole per chi sceglie di vivere e lavorare qui».
Quali sono i settori che potrebbero beneficiare maggiormente di una simile strategia?
«L’Umbria possiede competenze e tradizioni produttive importanti. Penso alla meccanica di precisione, all’automotive, alla siderurgia e metallurgia sostenibile, all’aerospazio, all’agrifood e alle biotecnologie. Sono filiere nelle quali la domanda di professionalità qualificate è destinata a crescere e dove la disponibilità di capitale umano può fare la differenza nella capacità di competere sui mercati nazionali e internazionali. L’operazione di riconversione dell’ex centrale di Pietrafitta in parco di innovazione, il sostegno alle imprese creative e tutte le misure in sostegno al diritto allo studio sono alcuni esempi concreti di una nuova attitudine regionale. È tempo di superare il perimetro del semplice “diritto a restare” e di alzare l’asticella: combattere l’inverno demografico e dare nuove ambizioni allo sviluppo economico regionale. La piccola Umbria ha tutte le carte in regola per diventare grande».
Questa prospettiva riguarda anche le aree interne?
«Assolutamente sì. Anzi, può rappresentare un’opportunità straordinaria. Le nuove tecnologie consentono oggi di immaginare hub di innovazione diffusi anche nei piccoli borghi. Giovani professionisti e imprenditori possono lavorare per aziende globali o sviluppare startup innovative senza essere costretti a trasferirsi nelle grandi città. In questo modo si contribuisce a contrastare lo spopolamento e a rafforzare il tessuto economico e sociale delle comunità locali».
Quanto è importante il contributo delle imprese?
«È decisivo. Le aziende sono consapevoli che il capitale umano rappresenta il principale fattore competitivo. Anche il mondo produttivo umbro ha ribadito recentemente come il welfare debba essere considerato una leva strategica e non un costo. La sfida dei talenti può essere vinta soltanto attraverso una collaborazione stabile tra istituzioni, università, imprese e lavoratori».
In conclusione, qual è il messaggio che vuole lanciare?
«Dobbiamo superare la logica del semplice diritto a restare e puntare sul diritto a crescere, innovare e scegliere l’Umbria come luogo in cui realizzare le proprie ambizioni. Una legge da sola non può risolvere problemi storici come la dimensione media delle imprese o la produttività, ma può contribuire a creare un nuovo clima culturale. Oggi esistono segnali incoraggianti, dagli investimenti nell’innovazione al sostegno al diritto allo studio. È il momento di alzare l’asticella e affrontare con coraggio la sfida demografica. L’Umbria può diventare un territorio capace di attrarre talenti, generare opportunità e costruire futuro».
Donatella Miliani





