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29 Luglio 2026

Alzheimer, AIMA al Governo: “Senza rimborsabilità dei nuovi farmaci diventa una malattia per ricchi”

AGIPRESS – MILANO – Il rischio, secondo AIMA, è che l’Alzheimer diventi “una malattia per ricchi”. È la dura presa di posizione dell’Associazione Italiana Malattia di Alzheimer (AIMA) dopo la risposta del ministro della Salute Orazio Schillaci al Question Time alla Camera sull’accesso alle nuove terapie contro la malattia e sulla programmazione del Servizio sanitario nazionale. Al centro della contestazione c’è il timore che i farmaci innovativi per l’Alzheimer, già autorizzati a livello europeo per specifiche categorie di pazienti, possano restare accessibili soltanto a chi sarà in grado di sostenerne il costo, mettendo in discussione il principio di universalità che è alla base del Servizio sanitario nazionale.

“Il diritto alla cura non può dipendere dal reddito”. Per Patrizia Spadin, presidente di AIMA, le parole del ministro aprono uno scenario profondamente preoccupante. «Accettare che una terapia innovativa sia accessibile solo a chi può sostenerne il costo significa mettere in discussione il diritto alla cura», afferma la presidente dell’associazione, sottolineando come la questione non riguardi soltanto l’introduzione di nuovi farmaci, ma il modello stesso di sanità pubblica. Secondo AIMA, infatti, se le terapie non verranno rese disponibili attraverso il Servizio sanitario nazionale, si rischia di creare una netta distinzione tra pazienti che possono permettersi il trattamento e pazienti che, pur avendone i requisiti clinici, ne resteranno esclusi per ragioni economiche.

Un’emergenza che coinvolge milioni di persone. L’associazione ricorda che in Italia convivono con una forma di demenza circa 1,2 milioni di persone, di cui 700 mila affette da malattia di Alzheimer. A questi si aggiungono circa 4 milioni di familiari e caregiver, coinvolti quotidianamente nell’assistenza. Numeri che, secondo AIMA, rendono ancora più delicata ogni decisione sull’accesso alle cure innovative.

Il nodo delle nuove terapie. Le polemiche arrivano mentre si avvicina la conclusione dei programmi di uso compassionevole, grazie ai quali alcune centinaia di pazienti italiani stanno già ricevendo le nuove terapie anti-Alzheimer autorizzate dall’EMA per una popolazione selezionata. Secondo l’associazione, con la fine di questi programmi i trattamenti potrebbero proseguire soltanto per chi sarà disposto a sostenerne il costo privatamente, in assenza di una decisione sulla rimborsabilità pubblica. È proprio questo il punto che AIMA considera più critico: una medicina innovativa validata dalle autorità regolatorie europee rischierebbe di essere disponibile, di fatto, solo ai cittadini economicamente più abbienti.

La proposta: rimborsabilità condizionata. Nel corso del Question Time, la deputata Annarita Patriarca ha indicato una possibile via d’uscita, proponendo un sistema di rimborsabilità condizionata delle terapie. L’ipotesi prevede che il Servizio sanitario nazionale rimborsi i farmaci nelle sottopopolazioni di pazienti per le quali il rapporto tra benefici, rischi e costo-efficacia risulti maggiormente favorevole, collegando la copertura economica anche ai risultati clinici ottenuti. Per AIMA si tratta di una proposta concreta che potrebbe rappresentare un punto di equilibrio tra sostenibilità economica e diritto all’accesso alle cure.

“Una scelta che mette in discussione il Servizio Sanitario Nazionale”. L’associazione parla di un possibile “arretramento culturale” prima ancora che sanitario. «Il diritto alla cura deve restare universale e non dipendere dalle possibilità economiche delle persone», ribadisce Spadin, annunciando che AIMA continuerà a chiedere al Governo un confronto per evitare che l’introduzione delle nuove terapie apra una stagione di disuguaglianze nell’accesso alle cure. Il tema, destinato ad alimentare il dibattito nelle prossime settimane, riguarda non soltanto il futuro delle terapie contro l’Alzheimer, ma anche la capacità del Servizio sanitario nazionale di garantire l’accesso all’innovazione terapeutica senza creare differenze tra cittadini in base al reddito.

AGIPRESS

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