
Paolo Febbraro
AGIPRESS – «Ogni linguaggio è una forma di casa». È la sentenza incisa sul manifesto de “Le architetture del linguaggio”, la giornata di studi promossa dall’agenzia AT451 e Samuele Editore, in programma mercoledì 23 settembre, nella Sala Igea di Palazzo Mattei di Paganica, all’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani. L’obiettivo dichiarato dalla redazione della rivista semestrale “Laboratori critici”, che festeggia i primi cinque anni di lavoro, è tanto semplice quanto ambizioso: indagare la poesia come architettura in divenire,
restituendo il testo poetico come una sorta di scatola nera del ritmo – prima attraverso gli elementi isomorfi e strutturali, presi sinotticamente nella loro totalità; poi le articolazioni più sottili, quelle che la pagina congela e che solo l’atto della lettura torna a liberare.
«D’altronde, la parola costruisce spazi dove il pensiero abita – esordisce l’editore Alessandro Canzian, che ha curato la regia dell’evento – Il primo convegno di “Laboratori critici” nasce da una visione e da un’esigenza: studiare, confrontarsi, approfondire linguaggi e poetiche. Dal sito “Laboratori Poesia” con i suoi trenta redattori alla cartacea “Laboratori critici”, fondata nel 2021 grazie alla costanza dell’associazione Gruppo del Tasso e presentata a Pordenonelegge, al Salone del libro di Torino e a Bookcity, il percorso sta in un confronto sempre più aperto che vede nell’opportunità romana il punto di partenza per un appuntamento annuale che sia capace di interpretare il contemporaneo».
Ospiti e argomenti
La kermesse si apre alle 16, con la tavola rotonda che dà il titolo all’intero pomeriggio, “Le architetture del linguaggio” appunto, un confronto sulla poesia come forma nello spazio e costruzione ritmica, sul rapporto tra parola e tradizione, dalla pagina ai suoi lettori. Intervengono Piero Boitani, Paolo Febbraro, Sonia Gentili e Filippo La Porta; modera Matteo Bianchi. Segue, secondo un dispositivo che scandirà l’intero palinsesto, un momento di lettura in versi, “Il lascito del linguaggio”, affidato alle voci degli stessi Boitani e
Gentili. «Per una civiltà come la nostra, fondata sulla scrittura più che sull’ oralità – aggiunge Bianchi, direttore di “Laboratori critici” – il ritmo poetico si rivela anzitutto come costruzione del testo nello spazio bianco della pagina. Non una forma compiuta e immobile, dunque, ma un movimento verso la forma, un affiorare progressivo, per usare un lessico caro alle avanguardie del Novecento, non troppo distante dalle linee di forza con cui Boccioni scompone il gesto o dalle traiettorie con cui Balla insegue la velocità: un dinamismo
che si compie tanto nella coscienza del poeta quanto in quella del lettore, il quale, leggendo, richiama le parole al loro movimento originario». Alle 17, la riflessione si sposta su “L’illusione del linguaggio”; a partire dal numero speciale omonimo di “Laboratori critici”, si tratta di un excursus sui limiti e sulle possibilità dei linguaggi contemporanei, su ciò che le parole mostrano, nascondono, innalzano e talvolta abbattono nell’era dell’intelligenza artificiale. Ne discutono Piero Dominici e Guido Vetere, modera Alessandro Canzian; a seguire, le letture in versi di Paolo Febbraro e Laura Pugno. Alle 18, è previsto un rinfresco offerto dall’organizzazione, pausa conviviale prima che il percorso riprenda, alle 18:30, con “L’esperienza del linguaggio”. Nato dalla collaborazione con “Ritratti di Poesia” e con il sostegno della Fondazione Roma, il talk propone una riflessione sulla poesia quale pratica viva, incontro e relazione attraverso la voce. Intervengono Giovanni Fontana, Giuliano Logos e Laura Pugno; modera Vincenzo Mascolo. Seguono le letture di Mascolo stesso e di Antonella Antonia Paolini. Chiude la giornata, alle 19:30, “La resa del linguaggio”. A partire dal volume Della santa e della sanguinaria (Samuele) di Emiliano Sciuba, dedicato ad Alda Merini, titolo che inaugura la collana “I Saggi” di “Laboratori critici”, un’immersione tra i versi della poeta milanese, nel frangente in cui le parole si arrendono all’esperienza e la logica sembra non bastare più: è lì, esattamente in quel punto di cedimento, che comincia la poesia. Intervengono Arnaldo Colasanti ed Emiliano Sciuba; modera Marco Amore di
AT451. «AT451 prende il nome dalla formula inglese “Paper Burns at 451°F”, ispirata a Fahrenheit 451, il romanzo di Bradbury. L’agenzia nasce dall’idea della cultura come materia in trasformazione: ciò che può bruciare può anche generare nuove forme e possibilità. Siamo tre creativi – conclude Amore – un poeta e progettista finanziario, un curatore artistico ed un artista ed esperto di archivi». Il convegno è stato concepito in collaborazione con l’associazione culturale “Gruppo del Tasso”, la webzine “Laboratori Poesia”, nonché la rassegna “Ritratti di Poesia”, sostenuta dalla Fondazione Roma. Per tutte le info: Samueleeditore.it





