DIRETTORE RESPONSABILE FRANCESCO CARRASSI

5 Luglio 2013

NEUROSCIENZE – Indagine computerizzata su attività del cervello e origine del pensiero

Un lavoro condotto dall’Unità operativa di psicologia clinica dell’Azienda ospedaliera universitaria di Pisa e dal Laboratorio di biochimica clinica e biologia molecolare dell’Università di Pisa

AGIPRESS – FIRENZE – Un lavoro di indagine sulle basi cerebrali delle funzioni mentali e sull’attività delle diverse aree del cervello umano, e poi il “computer” che legge il pensiero. E’ questo solo uno dei tanti, ma forse uno dei più sorprendenti risultati del lavoro condotto dall’Unità operativa di psicologia clinica dell’Azienda ospedaliera universitaria di Pisa e dal Laboratorio di biochimica clinica e biologia molecolare dell’Università di Pisa entrambi diretti dal professor Pietro Pietrini.

Riconosciuto a livello internazionale e già pluripremiato in ambito scientifico, il gruppo dell’AOUP diretto dal professor Pietrini, ha prodotto un ultimo lavoro (in collaborazione con i ricercatori dell’università di Pavia e Ferrara) che consiste nella messa a punto di un sistema computerizzato in grado di leggere nella testa delle persone. Come? Utilizzando la risonanza magnetica cerebrale funzionale che mostra i flussi di sangue che arrivano al cervello a seconda degli impulsi che esso riceve, si può vedere cosa avviene nel cervello di un individuo ogni volta che esso riceve una stimolazione visiva o uditiva.

Dopo esperimenti sempre più raffinati su soggetti sia vedenti che non vedenti che stavano guardando un’azione o una scena ambientale, o che ne stavano semplicemente udendo il rumore, la ricerca ha dimostrato che la rappresentazione del mondo esterno nel nostro cervello è sottesa da un codice universale astratto, quindi identico per tutti. E’ su questa base che si è potuto mettere a punto il “computer “ classificatore” dei pensieri che, partendo proprio dai diversi pattern di risposta neuronale della corteccia cerebrale tramite algoritmi riesce a leggere il loro alfabeto.

In pratica, una metodologia di analisi dell’attività neuronale “in vivo” che potrebbe essere molto utile nelle situazioni di grave disabilità dovute per esempio a ictus o a malattie neurodegenerative, perché permetterebbe di mettere a punto interfacce cervello-computer.

Grazie alla risonanza magnetica cerebrale funzionale si può vedere cosa avviene nella testa di una persona ogni volta che deve decidere tra bene o male. Studiando le basi cerebrali delle emozioni e del giudizio morale, la ricerca getta nuova luce sul “funzionamento morale” della mente umana, da qui anche la funzione del perdono visto come estremo atto di egoismo per bypassare lo stress imposto dal torto subito, un meccanismo evolutivo perfezionatosi nel corso del tempo per aiutare l’uomo a superare situazioni di stallo che alterano pericolosamente il suo equilibrio. Una sorta di analgesico naturale, appunto.

Agipress

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