DIRETTORE RESPONSABILE FRANCESCO CARRASSI

24 Settembre 2026

Milano, torna l’Atelier Musicale: omaggio a Coltrane


AGIPRESS – MILANO – Scatterà sabato 26 settembre alla Camera del Lavoro di Milano la XXXII edizione dell’Atelier Musicale, la rassegna in bilico tra jazz, classica, contemporanea ma non solo organizzata dall’associazione culturale Secondo Maggio. Il primo appuntamento della nuova stagione sarà nel segno di John Coltrane, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita, celebrato in molti festival ma in maniera meno roboante di quello del suo coetaneo Miles Davis: i musicisti coinvolti in questo progetto originale, che ha visto la luce il 13 agosto scorso a Monterotondo Marittimo nell’ambito del Grey Cat Festival, saranno la Monday Orchestra diretta da Luca Missiti e il sassofonista Stefano “Cocco” Cantini, profondo conoscitore della musica del sassofonista afroamericano.

Formata da notevoli solisti della scena nazionale e da giovani talenti, la Monday Orchestra, di cui quest’anno ricorre il ventennale della fondazione, si è distinta per il recupero di pagine storiche del jazz attraverso la visione contemporanea del suo direttore, figura di spicco tra gli arrangiatori della scena attuale del jazz, nonché docente e responsabile della didattica dei Civici Corsi di Jazz di Milano. Direttore artistico e fondatore del Grey Cat Festival, Stefano “Cocco” Cantini è un sassofonista di valore assoluto che ha il dono di un senso melodico mediterraneo unito a una profonda conoscenza del mondo jazzistico, con radici che affondano negli anni Cinquanta e Sessanta e nella musica di Bill Evans e John Coltrane. Insieme, l’orchestra, Missiti e Cantini esploreranno le composizioni di Coltrane (più l’iconica My Favorite Things) in un repertorio che comprende brani scritti dalla seconda metà degli anni Cinquanta al dicembre del 1964 e contenuti in album che sono pietre miliari della storia jazzistica: da Blue Train a Giant Steps, da My Favorite Things a A Love Supreme, suite qui rappresentata dal suo primo movimento, quell’Acknowledgement che in realtà apre le porte all’acceso misticismo degli ultimi due anni e mezzo della vita artistica e umana del sassofonista americano, le cui composizioni non sono però presenti in questo percorso. Non per questo, comunque, si eviteranno le aperture verso la libertà espressiva di quel periodo, peraltro legato (e non staccato, come erroneamente molti ancora oggi credono) da quel mirabolante work in progress che è stato il percorso artistico di questo maestro assoluto del jazz.
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