
AGIPRESS – A ottobre il comparto autovetture segna un saldo positivo: con 131.921 nuove immatricolazioni, il mese chiude a +4,8% rispetto alle 125.864 unità dello stesso periodo 2025. Il consuntivo da inizio anno tocca così quota 1.400.991 immatricolazioni, segnando un incremento dell’8,3% rispetto a gennaio-ottobre 2025 (1.293.406 vetture). A dispetto di questo recupero, il divario con il 2019 resta marcato: mancano all’appello oltre 224.000 unità, pari a una flessione del 13,8%. In prospettiva, la recente revisione favorevole dello scenario macroeconomico e della spesa per consumi spinge UNRAE ad aggiornare al rialzo la stima di chiusura del 2026, attesa a 1.640.000 unità (+7,5% sul 2025, ma -14,4% sul 2019). Nel 2027, in un contesto di rallentamento del ciclo economico e inflazione che rimane elevata, i volumi dovrebbero flettere del 3,4%, riposizionando il mercato a 1.585.000 unità, avvicinandosi all’equilibrio espresso in media nel triennio 2023-2025.
Nell’insieme delle alimentazioni, le vetture ricaricabili (ECV) raggiungono a ottobre il 18,8% del totale, ma si evidenzia una forte divergenza tra vetture elettriche pure (BEV), che arretrano bruscamente al 6,1% di quota, e ibride plug-in (PHEV) che mostrano una sensibile accelerazione e si portano al 12,7%. Una forbice che rende evidente come, in assenza di misure strutturali, l’elettrico puro non possa camminare da solo.
Il risultato delle BEV, sostenuto dagli acquirenti privati che coprono il 54% dei volumi, è migliore del 5,0% di ottobre 2025 ma cede un punto e mezzo rispetto al 7,6% di settembre e, soprattutto, rappresenta un livello sconcertante per un Paese come l’Italia, secondo mercato per volumi della UE.
Le PHEV, spinte invece dalla domanda del noleggio a lungo termine che catalizza oltre il 43% delle immatricolazioni, sono in crescita non solo rispetto all’11,1% di settembre ma anche e soprattutto al 7,4% di un anno fa.
“La transizione energetica non può trasformarsi in un percorso riservato a pochi: richiede politiche strutturali che consentano a tutti i cittadini di poter accedere alle tecnologie a zero o bassissime emissioni. Gli italiani non vanno convinti: vanno messi nelle condizioni di scegliere la transizione”, sottolinea Roberto Pietrantonio, Presidente UNRAE.
“I numeri di questo mese incidono su un nervo ancora scoperto, dove il problema non è la resistenza degli italiani alla transizione: è rendere la transizione conveniente. Il boom delle ibride plug-in dimostra chiaramente che, in presenza di una convenienza concreta, la clientela risponde. Al contrario, con le elettriche pure che galleggiano tra il 6 e il 7%, la transizione italiana rimane ferma ai box: pensare che le tecnologie a zero emissioni possano decollare da sole, senza leve abilitanti, è solo una chimera”, prosegue Pietrantonio.
Sul fronte interno, il via libera del Consiglio dei Ministri al Disegno di Legge di Bilancio (per una portata complessiva salita da 23,5 a 26 miliardi di euro nel 2027 e 27 miliardi nel 2028) risponde solo in minima parte alle attese della filiera per un reale sostegno al settore automotive. A fronte dei miliardi destinati all’esenzione del bollo auto, il Governo chiude gli occhi su una proposta sottoscritta da ben 4 associazioni della filiera automotive e 3 associazioni di fleet manager che operano in aziende italiane di tutti i settori e dimensioni.
Il testo del DDL di Bilancio, atteso in settimana alla Camera, si limita infatti a una timida apertura sul regime di deduzione dei costi per i veicoli di agenti e rappresentanti di commercio, una platea ristretta già titolare di un trattamento meno sfavorevole rispetto alle imprese, alzando il tetto di costo deducibile a 35.000 euro e porta la deducibilità dall’80% al 90% per auto elettriche e ibride. Una misura che lascia però fuori proprio le flotte aziendali, le sole in grado di generare i volumi necessari a rinnovare il parco e ad alimentare l’usato recente: era questo il cuore della richiesta, che legava la revisione della fiscalità a una più marcata “chiave green”.





