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9 Luglio 2026

Medici, una vocazione che resiste: “Lo rifaremmo, nonostante sacrifici e rinunce”

AGIPRESS – ROMA – Fare il medico continua a essere una scelta di vocazione, passione e responsabilità, anche se comporta sacrifici personali e un carico crescente di difficoltà. È il quadro che emerge dal 3° Rapporto Fnomceo-Censis “Le motivazioni soggettive dei medici nell’esercizio della propria professione”, presentato oggi a Roma, che restituisce l’immagine di una categoria ancora fortemente motivata, ma sempre più chiamata a conciliare lavoro, vita privata e nuove sfide organizzative e tecnologiche.

Il dato più significativo riguarda il peso che la professione ha sulla vita personale: il 67,7% dei medici afferma che la carriera ha imposto numerose rinunce nella sfera privata, una percentuale che sale oltre il 72% tra i professionisti under 50. A vivere con maggiore difficoltà il percorso professionale sono soprattutto le donne: il 74,2% delle dottoresse ritiene di dover affrontare ostacoli maggiori rispetto ai colleghi uomini, mentre solo il 33,1% dei medici maschi condivide questa percezione. Inoltre, quasi tre donne su quattro sono convinte che per affermarsi nella professione debbano impegnarsi molto più degli uomini.

Nonostante tutto, la medicina continua a essere una scelta dettata principalmente dalla vocazione. Per il 57% degli intervistati è stata proprio la passione a spingerli verso il camice bianco, mentre quasi uno su due indica il desiderio di fare del bene agli altri come motivazione principale. Ben più marginali risultano invece le ragioni economiche o di prestigio sociale.

Il rapporto evidenzia anche un cambiamento culturale importante. Se in passato il lavoro occupava spesso il centro della vita, oggi il 62,7% dei medici mette al primo posto la famiglia e la vita privata, mentre solo il 27,5% considera la professione la propria priorità assoluta. Una tendenza particolarmente marcata tra i professionisti più giovani, sempre più orientati verso un migliore equilibrio tra lavoro e vita personale.

Malgrado le criticità del sistema sanitario, la soddisfazione professionale resta elevata. Otto medici su dieci si dichiarano soddisfatti del proprio percorso, l’83% considera la professione un importante fattore di realizzazione personale e il 58,1% consiglierebbe ancora oggi a un giovane di intraprendere gli studi in Medicina.

Tra i valori che continuano a guidare la categoria emerge con forza la dimensione etica della professione. Il 92,6% dei medici ritiene che curare ogni persona senza discriminazioni contribuisca a costruire una cultura di pace, mentre il 91,7% collega la tutela universale della salute al rafforzamento della democrazia. Per il 93% degli intervistati, inoltre, il Codice deontologico e il giuramento professionale restano il principale punto di riferimento nell’attività quotidiana.

Ampio spazio anche al tema dell’Intelligenza Artificiale. Più della metà dei medici ha già utilizzato strumenti di IA nella pratica clinica e quasi l’80% ritiene indispensabile una formazione specifica sugli aspetti etici e sull’impiego corretto delle nuove tecnologie. L’obiettivo, secondo gli intervistati, è sfruttarne il potenziale soprattutto per alleggerire il peso delle attività amministrative e recuperare tempo da dedicare al rapporto con i pazienti.

Resta invece forte la critica verso l’organizzazione del lavoro dipendente. L’81,5% dei medici ritiene che l’eccesso di burocrazia sottragga tempo alla cura delle persone, mentre oltre la metà teme che il lavoro alle dipendenze possa limitare l’autonomia decisionale del professionista.

«Questi dati fotografano una professione che continua a garantire diritti, prossimità e cura, spesso pagando un costo personale molto alto», ha commentato il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli. Un richiamo particolare è stato rivolto alla condizione delle donne medico, oggi maggioranza nella professione: «Una sanità giusta deve saper riconoscere e rimuovere le diseguaglianze che ancora attraversano il lavoro professionale. Valorizzare pienamente le colleghe significa rendere il nostro sistema sanitario più forte, più equo e più umano».

Davide Lacangellera

AGIPRESS

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