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24 Marzo 2026

MARIALINA MARCUCCI, “MI DISPIACE PER IL PD MA ORA GIOCO PER VIAREGGIO”

Intervista di Marcello Mancini

AGIPRESS – Non è un candidato civico (poi Marialina Marcucci ci spiegherà perché), come siamo abituati a considerare chi si presenta a una corsa elettorale senza le insegne di un partito. D’altra parte sarebbe in contraddizione con la sua storia personale e politica, maturata in un ambito molto istituzionale. Marialina Marcucci è stata assessore e vicepresidente della Regione (Vannino Chiti presidente), fino a oggi era presidente del Carnevale di Viareggio. Carica che ha lasciato da poche ore per candidarsi a guidare la città.

Imprenditrice. Editrice. Ex assessore regionale e molto altro. Una bella coerenza pubblica. E ora un indubbio rischio. Ma chi glielo fa fare?, le chiedo, al telefono, mentre si divincola fra un impegno e l’altro di inizio viaggio elettorale.

<Per affetto. La mia lista si chiama Viareggio Mon Amour. E’ l’essenza dell’affetto che mi sono sentita intorno da parte di chi mi chiedeva di provarci. Amo Viareggio da tempo. Allora ho pensato: io mi ci metto, ringrazio chi me l’ha chiesto e penso che potremo lavorare insieme per lanciare una visione un po’ più innamorata della città>.

Per amore, solo per amore……? E il traffico, il turismo, la sicurezza, l’occupazione…?

Lavorerò a una visione strategica, che abbia uno sguardo lungo verso il futuro; però anche uno più immediato, sul quotidiano. Sui piccoli problemi, che poi fanno presto a diventare grandi: la sicurezza appunto, l’inclusione, lo spazio per i giovani, il verde, i marciapiedi, l’accessibilità. Vorrei tentare di dare un po’ più di governo all’invasione del traffico e ai parcheggi, che in occasione dei grandi eventi e durante i mesi estivi diventano un assedio che asfissia la vivibilità di tutti. Un impegno: qualcosa rimarrà.

Lei si è definita candidata indipendente, non civica. Scusi: che differenza c’è?

Vede: io, bene o male, ho fatto cinque anni in Regione, sono stata impegnata in prima persona in politica, a fianco di tanti personaggi, locali e anche nazionali. Non sono nuova. Civico è solitamente chi viene portato nel mondo della politica per un breve periodo, una tantum. E onestamente non è il mio caso.

Quindi chi la sostiene in questa corsa?

Tante liste civiche. Ci sono dentro molte persone di esperienza e molte persone nuove: che mi hanno spinto a fare questo passo. Insieme per lanciare progetti e condividere la visione per una Viareggio del futuro.

Lei è una donna di sinistra….

…Io sono una donna di centrosinistra.

Insomma, la sua attività politica, come ha ricordato, si è svolta in quell’ambito: quali sono dunque i suoi rapporti con il Pd, che oggi diventa un suo avversario?

Sono per uno sguardo ampio, per gente che abbia radicati valori che sono sempre quelli. I miei punti fermi restano: una politica di liberalismo sociale, una tradizione cattolica che si collega al mondo delle imprese.

Non le crea imbarazzo questo distacco dal Pd?

Le dico: mi dispiace. Ma secondo me ci sono stati degli anni nei quali in questo Pd hanno prevalso elementi di chiusura. Mi pare che ora – si è visto anche con le ultime Primarie – ci siano stati invece un rinnovato movimento e tante adesioni. L’area di centrosinistra si sta rimettendo in moto.

Ho letto che lei giudica positivamente l’amministrazione di Del Ghingaro, l’attuale sindaco. Dunque che cosa manca a Viareggio, che pensa di poter aggiungere ?

Ho lavorato alla Fondazione Carnevale con lui, e trovo che abbia il merito di aver fatto ripartire la città, che era in dissesto. Sì, con Del Ghingaro c’è stata una ripartenza. Però nessuno di noi è buono per tutte le stagioni. Io penso di poterci mettere più cuore, più ironia, più amore, più passione.

E nei fatti….?

Credo manchi una strategia di ascolto e di inclusione per il futuro. Serve una visione strategica. Vorrei più coesione e collaborazione con gli altri comuni della provincia, per esempio, e anche della regione. Dobbiamo valorizzare ciò che abbiamo sul territorio e cogliere le potenzialità che vengono dal passato.

Quale è il primo atto governativo che si sente di promettere e di cui è convinta ci sia bisogno?

C’è bisogno di una riconciliazione. Abbiamo tanti programmi e progetti, che se diventano progetti di area, condivisi, sono per questo più forti nell’interlocuzione. Anche attraverso la richiesta di finanziamenti, dalla Regione e anche dal governo nazionale.

Lei è stata assessore alla cultura e al turismo della Regione: diciamo che i turisti ci hanno preso la mano. Penso alla Toscana, penso a città come Firenze, in cui la turistificazione è sfuggita al controllo e sta distruggendo l’identità del nostro territorio. Che ne pensa?

Le spiego il mio principio fondamentale, maturato nel tempo: un luogo, una città, un territorio dove si vive bene, dove i servizi funzionano, dove c’è attenzione al sociale e alla sicurezza, è un territorio che diventa immediatamente attrattivo anche per il turismo. Ciò che si fa per i cittadini è capitalizzabile per attrarre investitori e turisti. La città nella quale i cittadini residenti vivono bene, dove l’offerta culturale funziona, in cui si produce innovazione e perfino il sorriso: è un luogo attrattivo e di qualità. Viareggio, nella Toscana, e una delle città più nuove, quindi ha anche il compito di porsi come modello per l’innovazione e la valorizzazione ambientale.

Per la Regione, nell’autunno scorso, ha votato il 47,7 per cento degli elettori; per il Referendum molti di più: oltre il 66 per cento. Questo secondo lei che significa?

<Significa che intanto c’è stata una grande mobilitazione fra i giovani e la voglia di tornare a votare. Si è dimostrato anche alle primarie a Viareggio>.

Pochi mesi per cambiare idea o un avvertimento al governo della Regione?

<Il mondo cambia velocemente. Nel mezzo ci sono guerre che non avrebbero dovuto finire e altre che non dovevano cominciare. Io lo vedo come un dato positivo>.

Marcello Mancini

AGIPRESS

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