
Giammarco Urbani
AGIPRESS – Perugia – Il nuovo rialzo dei prezzi dell’energia sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti e rischia di compromettere competitività, investimenti e, nei casi più esposti, la continuità produttiva delle imprese umbre. Per Confindustria Umbria non si tratta più di una fase congiunturale, ma di una vera emergenza che coinvolge l’intero sistema industriale italiano. Le aziende del territorio sono costrette a sostenere costi dell’elettricità e del gas nettamente superiori rispetto ai concorrenti europei. Una condizione che penalizza soprattutto i settori a maggiore intensità energetica, ma che produce effetti a catena su tutto il manifatturiero, indebolendo la capacità di programmare e competere sui mercati internazionali. «Quanto sta emergendo in questi giorni anche in Umbria rappresenta un segnale di allarme che non può essere sottovalutato» dice Giammarco Urbani, presidente di Confindustria Umbria. «Quando il costo dell’energia raggiunge livelli tali da mettere in discussione programmi produttivi, investimenti e occupazione, non siamo più di fronte a un problema che riguarda soltanto i bilanci delle singole aziende, ma alla tenuta complessiva del sistema industriale e dei territori». Secondo Confindustria Umbria, il differenziale energetico con gli altri Paesi europei è ormai uno svantaggio strutturale. Le imprese italiane operano nello stesso mercato dei concorrenti, ma con condizioni di partenza peggiori. Trasferire i maggiori costi sui prezzi finali renderebbe molte produzioni meno competitive; assorbirli internamente ridurrebbe margini e risorse per gli investimenti. Per questo, l’associazione chiede di superare la logica degli interventi temporanei e costruire condizioni stabili per programmare nel medio-lungo periodo. «Le imprese non chiedono condizioni di favore» prosegue Urbani, «ma di poter acquistare energia a costi paragonabili a quelli sostenuti dai concorrenti europei. Il rischio concreto è che un divario non dipendente dall’efficienza delle nostre aziende finisca per determinare riduzioni della produzione, rinvii degli investimenti e perdita di occupazione». Confindustria Umbria indica una doppia direzione d’intervento: emergenza e struttura. Da un lato, rendere operative rapidamente le misure già individuate, con attenzione alle imprese energivore; dall’altro, intervenire sugli oneri in bolletta e sui meccanismi che generano il divario tra mercato italiano ed europeo. In questo quadro, l’associazione richiama anche il tema dell’ETS, che deve accompagnare la decarbonizzazione senza trasformarsi in un ulteriore fattore di penalizzazione per l’industria europea. Parallelamente, serve una strategia energetica che acceleri lo sviluppo delle rinnovabili, semplifichi le autorizzazioni, rafforzi reti e sistemi di accumulo e valorizzi le risorse disponibili nei territori. Fondamentale anche la diversificazione degli approvvigionamenti, per ridurre la vulnerabilità del sistema produttivo alle crisi e alla volatilità dei mercati. «Occorre una responsabilità condivisa da parte di Governo, Regione e istituzioni europee» conclude Urbani. «La transizione energetica può avere successo soltanto se procede insieme alla tutela della competitività industriale: decarbonizzare non può significare deindustrializzare».




