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15 Settembre 2026

Arrestare l’intelligenza artificiale: la sfida che non avevamo previsto

Il commento di RANIERI RAZZANTE

Fermate l’intelligenza artificiale! Fino a un anno fa nessuno poteva ragionevolmente ipotizzare che dall’ hypismo si passasse all’allarmismo sfrenato sull’utilizzo di questa pur straordinaria tecnologia. Dico un anno fa perché, almeno in Italia, si era impegnati a recepire la normativa Europea, a creare una strategia e un ambiente legalmente sicuro entro il quale poter lasciare lo spazio che merita all’intelligenza artificiale.
Ma non è ancora così purtroppo e, seppur indegnamente, mi piace ribadire che, con pochi altri, avevo previsto sia la bolla finanziaria che, soprattutto, quella “securitaria” in questa materia. Basta su tutto ricordare che nelle classificazioni scientifiche e tecniche di cui si parla, in dottrina o piu semplicemente su enciclopedie, l’intelligenza artificiale cosiddetta “generale”, o la “super AI”, sarebbero state qualcosa di futuribile, anzi di impossibile a realizzarsi per ora (le fonti sono facilmente rinvenibili su google, a proposito). Ciò soprattutto a motivo del fatto che queste tipologie di AI prevederebbero una replica di funzioni intellettive e senzienti dell’essere umano, per cui si riteneva fino ad oggi che fosse a dir poco arduo arrivare a progettare simili applicazioni.
Credo possiamo fidarci invece dei tre maggiori “produttori” mondiali di sistemi di AI quando dicono che la situazione rischia di sfuggire al controllo. Al di là delle macchine, o umanoidi o robot che verrebbero utilizzati per “umanizzare” l’intelligenza artificiale, si è stabilito, con ragionevole certezza, che essa può oggi lavorare anche in assenza di input umani. Ci siamo affannati a scrivere regole che prevedono nitidamente la responsabilità dei contenuti a favore dell’uomo, mentre l’AI sta decidendo esattamente il contrario.
Se vuole, sì auto produce, si auto addestra, progetta attacchi ad altre “consorelle” o a sistemi informatici. E probabilmente si autoassolve.
Sia chiaro che l’utilità, ancorchè non così estesa come comunemente si vuole far credere, che questa nuova grande invenzione può avere sulla vita di ciascuno di noi e’ indubbiamente. Penso ai settori della difesa, della sicurezza, della sanità. Altri è difficile comunque individuarne. Fermo rimanendo che l’utilizzo in operazioni di difesa contro la commissione di reati va ancora esattamente definito e, quantomeno nel nostro paese, esso e’ soggetto, come peraltro in Europa, a troppi vincoli e pastoie burocratiche.
Un recentissimo report di Ibm, da citare insieme a molti altri che convergono per gli interessanti dati forniti, registra un aumento degli attacchi informatici di oltre il 50% grazie all’utilizzo malevolo dell’intelligenza artificiale, con costi medi che superano di un milione di dollari quelli già esorbitanti (ca. 5 milioni di dollari) degli attacchi informatici perpetrati senza l’utilizzo dell’AI.
D’altronde, come ogni invenzione che si rispetti, essa può rivelarsi utile, a sua insaputa e senza colpa, ovviamente, anche per scopi criminali. Solo che è stato molto difficile per il treno e le macchine a vapore! Si dirà che tutto ciò è banale ed è scritto male, e probabilmente concorderò, scusandomi per la sintesi giornalistica (giuro che non l’ha fatta l’AI). Ma prima o poi avremo il problema di “arrestare”, nel senso più penalistico del termine, l’intelligenza artificiale criminale. Si, perché nella foga di fare impresa (tutti si occupano di AI e non si capisce chi la acquisti) ed esaltare acriticamente i meriti (che ci sono) di questa grande scoperta, non ci siamo resi conto che, statistiche alla mano, sia i criminali che i disoccupati da AI stanno crescendo. La superficialità dell’idea che l’utilizzo intensivo dell’intelligenza artificiale non distrugga, bensì ricrei nuovi posti di lavoro la lasciamo ai teorici delle macchine perfette. Le redazioni dei giornali, gli studi di consulenza, grafica, pubblicità e, soprattutto, le università e le scuole ben presto non avranno piu bisogno di maestri, di arte e di vita. Io guarderei invece ai “maestri” (su tutti, il Papa e il nostro Presidente della Repubblica) che in queste ore ci hanno richiamato al rispetto dell’essere umano (parafraso) prima che delle macchine.

Prof. Avv. Ranieri Razzante
Docente Cybercrime & Homeland Security Università di Perugia
Componente Comitato Esperti UIF
Consulente Commissione Parlamentare Antimafia

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