DIRETTORE RESPONSABILE FRANCESCO CARRASSI

11 Marzo 2024

SILENZIO SI VOTA. MA CHI?

Firenze, un nome a sorpresa. Centrodestra in ritardo (come al solito).

Il commento di Marcello Mancini

AGIPRESS – FIRENZE – Dunque il bagno di sangue del centrodestra non c’è stato. La presunta rianimazione della sinistra, partita dalla Sardegna, si è subito fermata in Abruzzo. Niente è così scontato. Le conclusioni frettolose, e superficiali, hanno trovato una smentita netta appena dopo un paio di settimane. Proprio per questo le prossime elezioni amministrative (e anche le Europee) possono riservare qualsiasi sorpresa. In un senso e nell’altro. Prendiamo Firenze, dove le macchine si sono improvvisamente fermate dopo l’impennata – forse un po’ prematura – della scelta del candidato del Pd, Sara Funaro. Fortissimamente voluta da Dario Nardella nel segno di una continuità di cui molti non sono così convinti. Ora tutti aspettano il nome del candidato del centrodestra. I risultati abruzzesi ammoniscono la sinistra, che non può dormire sonni tranquilli, perché il vento meloniano, nonostante gli incidenti di percorso e le incertezze di governo, non si è affatto placato. E d’altro canto il centrodestra non può disimpegnarsi da una responsabilità, che forse pensava alleggerita da un risultato tornato ad essere come al solito scontato, e che invece ancora grava sulle sue spalle: cioè la possibilità di giocarsi Firenze fino in fondo. Ma il centrodestra a Firenze non ha ancora un candidato e niente trapela da quella parte, se non una fortissima aria di indecisione, forse anche di confusione.

Il tira e molla sul nome dell’ex direttore degli Uffizi Eike Schmidt resta tale. Il ritardo nella scelta del candidato è un vizio cronico e anche questa volta il centrodestra non si smentisce. Non ci sono state né conferme né smentite, dunque tutto resta vivo, benché il tempo si assottigli e il lavoro necessario da fare per la composizione delle liste cresca nel senso inversamente proporzionale. L’operazione Palazzo Vecchio non è ancora partita quando invece dovrebbe essere già a metà del cammino. Se poi Schmidt dovesse tirarsi indietro, non mi pare che ci sia un piano B, se non quello, piuttosto scontato e non molto seducente di una soluzione politica. Cioè un esponente locale di uno dei partiti della coalizione da immolar per la causa: Jacopo Cellai? Marco Stella?

I realtà un’ipotesi ci sarebbe, tenuta fin qui debitamente nascosta e della quale siamo in grado di svelare i connotati. Si tratta di Stefano Gabbrielli, imprenditore fiorentino, 59 anni, titolare e amministratore unico di Enic, la società che opera nell’organizzazione di congressi ed eventi. Potrebbe essere lui l’uomo scelto per scalare Palazzo Vecchio: fuori dal circuito politico ma anche un nome non troppo noto da lanciare subito in pista. Il rischio – anzi: ormai la certezza_ è sempre quello che il centrodestra sia già in affanno. L’improvvisazione mette a repentaglio le possibilità di successo, legate anche ai temi che l’alternativa al governo del centrosinistra intende proporre agli elettori.

A dir la verità, i cosiddetti programmi per la città, elemento tanto caro ai politici nelle campagne elettorali, sono praticamente assenti. Giusto qualche titolo, ma nessun approfondimento che possa far capire ai fiorentini le intenzioni di chi si propone per governare la città. Non si va più in là del proprio naso. Il solito: le Cascine, il recupero degli immobili, la sicurezza (?), i pali della tramvia, la residenza nel centro storico.

Questo significa che i temi sono gli stessi, e se sono gli stessi da decenni vuole anche dire che non è stato fatto nulla. Almeno nulla di epocale. Nessuno che proponga un’idea, un modello, una svolta. Perché a Firenze tutto quanto sa di nuovo o di diverso (urbanisticamente parlando) va a sbattere sempre contro un muro di <No>, o tutt’al più di <Si, però era meglio…>. Una città piena di finti arruffapopolo che brontolano ogni santo giorno per la Fiorentina ma non battono ciglio se gli costruiscono sotto il naso grattacieli di cemento di uno Student hotel sul viale Belfiore.

Ci sarebbe per esempio da capire se il progetto del restyling dello stadio Franchi, voluto dall’amministrazione Nardella, è condiviso anche dal centrodestra; ovvero se l’attuale minoranza ha idee diverse per impiegare i 55 milioni trovati dal Pnrr. L’elettore ha diritto di sapere come si intende spendere il denaro che già è previsto del Piano di resilienza. E’ difficile discutere del futuro della città se non ci sono ancora gli aspiranti attori che dovrebbero interpretarlo. Che cosa aspettano? Si vota l’8 e il 9 giugno. Tre mesi appena. E’ già troppo poco.

di Marcello Mancini

AGIPRESS

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