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21 Febbraio 2023

Pergola, “Come tu mi vuoi” di Luigi Pirandello


AGIPRESS – Dal 21 al 26 febbraio, al Teatro della Pergola di Firenze, Lucia Lavia è protagonista di Come tu mi vuoi di Luigi Pirandello diretto da Luca De Fusco. Un lavoro cupo e carico di esistenzialismo, ambientato tra la Berlino anni Venti e l’Italia. Lo spettacolo si allontana da ogni connotazione caricaturale dei personaggi per lasciare spazio ad atmosfere quasi cinematografiche, da noir espressionista, e sottolineare la drammatica, solitaria chiusura di tutti, a cominciare proprio dalla figura complessa e misteriosa dell’Ignota, interpretata da Lucia Lavia, con la ricerca sulla sua identità . Difatti, la scenografia di Marta Crisolini Malatesta si ispira alla galleria degli specchi del film La signora di Shangai di Orson Welles, e Gigi Saccomandi usa le luci come inquadrature cinematografiche. Vedersi riflessa in quei frammenti restituisce alla protagonista la sua inquietudine fondamentale: l’incubo di non conoscersi.

Come tu mi vuoi è un capolavoro della maturità di Luigi Pirandello, forse in assoluto il suo meno frequentato. Con un simile testo aspro, ostico e misterioso, il regista Luca De Fusco prosegue nella sua ricerca sul Premio Nobel agrigentino con l’intenzione di inaugurare un preciso progetto volto a indagare le aree meno consuete del repertorio pirandelliano. Lo spettacolo, in scena al Teatro della Pergola dal 21 al 26 febbraio, racchiude tutte le caratteristiche del teatro di Pirandello: i temi della maschera, della doppia identità , delle verità multiple, dell’ipocrisia sociale, si stratificano nei personaggi a partire dalla protagonista, indicata con l’emblematico nome de “L’Ignota”, figura sfaccettata e enigmatica interpretata da Lucia Lavia. In scena con Francesco Biscione, Alessandra Costanzo, Bruno Torrisi, Pierluigi Corallo, Alessandro Balletta, Isabella Giacobbe, Paride Cicirello, Alessandra Pacifico, Nicola Costa.

Pirandello compose Come tu mi vuoi tra il luglio e il novembre 1929, durante il volontario esilio berlinese. Inizialmente immaginò quest’opera all’interno de I giganti della montagna, sostituendola, poi, con La favola del figlio cambiato. Lo spunto è chiaramente connesso al caso giudiziario Bruneri-Canella (o dello “smemorato di Collegno”), che ebbe grande rilievo di cronaca e appassionò l’opinione pubblica in quegli anni. La pièce vuole, infatti, che la protagonista, enigmatica artista di cabaret a Berlino, sia l’amante di Salter, scrittore divorziato. Anche la figlia di lui ne è attratta. Dall’Italia la raggiunge un uomo strano, che riconosce in lei una donna scomparsa dal Veneto dopo una violenza subita durante la Grande Guerra. Il marito da un decennio non si dà pace di averla perduta, mentre gli altri parenti la credono morta. Attratta dall’idea di incarnare una personalità limpida, di liberarsi dalle trasgressioni della grande città , L’Ignota entra nella nuova vita e convince tutti, come se fosse “un corpo senza nome in attesa che qualcuno se lo prenda”: ma si rifiuta di proseguire quando sospetta che dietro alla ricerca della moglie scomparsa possa esserci l’interesse per un’eredità e non un amore sincero.

«Chi è veramente L’ignota? “ si domanda Luca De Fusco nelle note di regia “ è Elma, la ballerina – cortigiana del primo atto o Cia la moglie borghese del secondo? È certamente una persona la cui mente è “una stanza piena di gente”, come recita il formidabile libro su un caso di schizofrenia di Daniel Keyes, ovvero “un corpo senza nome”, come dice lei stessa. È anche un animale da palcoscenico, visto che solo nella danza trova espressione di sé. Altro elemento sicuro “ aggiunge “ è che Elma/Cia vive immersa nel vino e distingue poco i confini tra realtà , sogno, immaginazione, ricordi. Con questi pochi elementi sicuri, siamo partiti per un percorso simile ad una navigazione nella nebbia con pochi fari all’orizzonte». AGIPRESS

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