DIRETTORE RESPONSABILE FRANCESCO CARRASSI

1 Dicembre 2015

LOTTA AIDS – Fondamentali i comportamenti responsabili e sicuri, ma si riduce l’uso del profilattico

L’unica reale protezione per evitare il contagio dal virus Hiv e dalle malattie sessualmente trasmesse è basata sull’adozione di comportamenti individuali responsabili e sicuri

AGIPRESS – FIRENZE – Oggi, 1° dicembre, è la Giornata mondiale per la lotta all’Aids. I dati, toscani, nazionali e mondiali, ci dicono che più della metà delle nuove infezioni viene diagnosticata in fase avanzata di malattia, il che comporta una compromissione del sistema immunitario. La maggioranza delle persone che scoprono di essere Hiv positive al momento della diagnosi di Aids risulta aver contratto l’infezione attraverso contatti eterosessuali. Attualmente l’unica reale protezione per evitare il contagio dal virus Hiv e dalle malattie sessualmente trasmesse è basata sull’adozione di comportamenti individuali responsabili e sicuri.

I dati del Registro Hiv gestito da Ars Toscana. Secondo il Registro Hiv gestito da Ars (Agenzia Regionale Sanità ) per conto della Regione Toscana, l’andamento delle nuove diagnosi di Hiv in Toscana è costante negli ultimi 5 anni: nel 2014 sono state segnalate 297 nuove diagnosi con un tasso di 7,9 per 100.000 residenti. Nel 2009, primo anno di sorveglianza, erano 283, con un tasso di notifica di 7,6 per 100.000 residenti. Il 78,5% dei casi notificati riguarda il genere maschile (rapporto maschi/femmina 3,6:1). L’età media alla diagnosi è di 41 anni. Nel contesto nazionale, la Toscana si colloca, per tasso di incidenza, al quarto posto, preceduta da Lazio (9,7); Lombardia (8,1) e Emilia Romagna (8,0). La media nazionale è di 6,1 nuove diagnosi ogni 100 mila abitanti. Si conferma, come per gli scorsi anni, la scarsa conoscenza del problema e dei comportamenti a rischio, che portano alla diffusione anche inconsapevole dell’infezione e ad un ritardo nell’accesso alle cure. Iniziare la terapia antiretrovirale precocemente è un vantaggio, sia in termini di sopravvivenza che di qualità della vita. La maggioranza delle infezioni da Hiv è attribuibile a contatti sessuali non protetti: i rapporti eterosessuali rappresentano la modalità di trasmissione nettamente più frequente per le donne (90,2%). Nei maschi il contagio è sia omosessuale (MSM: maschi che fanno sesso con maschi) che eterosessuale: 53,2% e 34,8% rispettivamente. Le persone che si sono infettate a causa dell’uso di droghe iniettive sono invece intorno al 5% nell’ultimo triennio.

La trasmissione eterosessuale è la modalità più frequente di trasmissione per gli ultra-cinquantenni. Si continua a presentare, come è stato ribadito negli scorsi anni, la necessità di una maggiore informazione sulle malattie a trasmissione sessuale rivolta a tutta la popolazione e non solo ai giovani e di facilitare l’accesso ai test. Un caso su 5 è già in Aids conclamato al momento della diagnosi di sieropositività e il 54,8% è Late Presenter (LP), ovvero si presenta alla prima diagnosi di sieropositività con un quadro immunologico già compromesso o con una patologia indicativa di Aids. I late presenter sono più frequenti nei maschi, in persone con età più avanzata e tra gli eterosessuali (63,2% vs 45,2% nei MSM). Questo dato testimonia la scarsa percezione del rischio tra gli eterosessuali, che eseguono il test quando c’è già il sospetto di una patologia Hiv-correlata. Tra le donne sieropositive, una quota importante ha scoperto la patologia in gravidanza (13% nell’ultimo triennio), grazie all’inserimento dello screening per l’Hiv nel libretto regionale per la gravidanza. Scoprire la sieropositività in gravidanza permette non solo di iniziare la terapia precocemente e di salvaguardare quindi la salute della donna, ma consente anche di prevenire la trasmissione del virus al bambino, come è testimoniato dall’abbattimento nel nostro paese del tasso di incidenza di infezione neonatale. Nessun caso di trasmissione del virus modalità di trasmissione verticale tra madre e figlio è stato segnalato negli ultimi 2 anni. Particolare attenzione merita la popolazione straniera. I pazienti con nazionalità straniera a cui viene diagnosticata una infezione da HIV sono stati, nel periodo 2009-2014, 442 (il 25,2% del totale) ed hanno un tasso di notifica 3 volte superiore a quello degli italiani (19,9 per 100.000 residenti vs 6,5).

Al 31 dicembre 2014 in Toscana le persone malate di Aids viventi sono 1.882. L’andamento dei casi di Aids nella nostra regione è analogo a quello nazionale: dal 1995 si registra una progressiva diminuzione, fino ad arrivare a 75 nuove diagnosi nel 2014. Nel contesto nazionale, nel 2014 la Toscana si colloca, per tasso di incidenza, al quinto posto (1,8 casi per 100 mila abitanti), preceduta Lombardia e Marche (1,9) e Liguria e Lazio (2,1). I casi con trasmissione madre-figlio risultano 54: 51 casi registrati prima del 2001, 1 nel 2011 e 2 nel 2012. La mortalità per Aids a 2 anni dalla diagnosi è inferiore al 10% ed è drasticamente diminuita dalla metà degli anni ’90. Con l’introduzione della terapia antiretrovirale nel 1996, in Toscana, in Italia e nel resto del mondo è aumentata la sopravvivenza delle persone infette da Hiv e sono diminuiti i decessi per AIDS.

I giovani e il sesso. L’ultima indagine EDIT 2015, condotta dall’Agenzia Regionale della Sanità (Ars) su un campione di oltre 5.000 teenager tra i 14 e il 19 anni ci dice a proposito dei comportamenti sessuali che:

– i ragazzi sono sessualmente più attivi e l’età media per il primo rapporto completo è quella dei 15 anni;

– e’ crollato in modo preoccupante il dato sull’utilizzo del profilattico rispetto a sette anni fa.

Nonostante l’aumento della diffusione delle malattie a trasmissione sessuale (MTS) tra i giovani, la comunicazione sui rischi e sull’efficacia dei metodi di prevenzione si è ridotta nel corso degli anni. Anche se il 96,5% dei ragazzi pensa di avere una buona conoscenza delle MTS, nel 2015 a fronte del 41,6% che dichiara di aver già avuto un rapporto sessuale completo (dato stabile rispetto alle precedenti rilevazioni), si assiste a una riduzione consistente nell’uso del profilattico nella fascia di età 14-19 anni. Dal 2008 al 2011, infatti, la percentuale di chi usa il preservativo si è ridotta dal 65 al 60,1%, e nel 2015 si è fermata al 56,3%. Tra i motivi per cui non si usa il condom, la sensazione di fastidio provata durante il rapporto (45,4%), seguita dall’utilizzo di altri metodi anticoncezionali (35,1%): il che dimostra, ancora una volta, che i ragazzi non hanno la percezione del fatto che, oltre ad essere un metodo anticoncezionale, il profilattico è soprattutto uno strumento di prevenzione.

Agipress

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