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10 Aprile 2014

LIBRI – Beppe Corlito in “Attraverso la grande Acqua”

Una storia d’amore avventurosa a ridosso degli anni di Piombo. La Presentazione di Stefano Adami critico letterario

AGIPRESS – FIRENZE – “Attraverso la grande acqua” è il titolo del libro di Beppe Corlito edito da Effegi Edizioni. Una storia d’amore avventurosa che rappresenta chiaramente la complessità delle relazioni affettive intrecciando senso di passione, ricerca di equilibrio e libertà intorno ad una serie di personaggi alcuni storici, altri di fantasia in un’epoca che è quella degli anni piombo. Disponibile al costo di 10 euro. Proponiamo di seguito la presentazione da parte di Stefano Adami, critico letterario e professore dell’Università per gli Stranieri di Siena.

“Beppe Corlito ha compiuto e compie un interessante e ‘pensato’ percorso letterario, lungo il quale questioni vitali si cristallizzano in racconti disegnati con mano lieve e mai scontata, con solide scelte di stile e linguaggio. E’ ancora più interessante pensare che ‘Attraverso la grande acqua’ rappresenti il primo passo del percorso letterario dell’autore, anche se, come ci informa la quarta di copertina, ‘oggetto di numerose revisioni’. Interessante pensarlo perchè il lavoro, ambientato tra Pisa e Roma alla fine degli anni ’70, ha al suo centro una delle questioni vitali del presente: lo svuotamento del rapporto fra persone, l’incapacità di uscire dalle isole di solitudine che abitiamo, l’incapacità di toccare gli altri, l’esilio al di là della grande acqua.

In questo quadro, ricca di molteplici significati è la scelta che fa l’autore nel costruire il racconto a partire da una voce narrante costretta in un continuo equilibrio interiore precario, sferzato da profonde e improvvise paure, da ricordi sofferti, da sospetti e paranoie. E’ Dino, Didi, che fin dalle prime pagine del racconto viene colto nel suo non essere mai veramente padrone di sè, della sua città , della sua vita, della sua storia: che sembrano tutte sempre stare nella mani di altri, nelle mani degli amici che incontra nelle sue giornate, delle persone incrociate per strada, della madre chiusa e incomprensibile con cui vive, delle donne che ha avuto e dell’ultima, Ada, con cui vive l’incontro narrato nel libro.

Dino conosce la ragazza attraverso una inserzione su una rivista pornografica, in cui lei chiede di incontrare una persona per una ‘amicizia libera’. Questione importante, questa della libertà , all’interno del racconto di Corlito. Perchè Dino non è libero, tutt’altro; è schiavo, dolorosamente schiavo, ogni secondo, dello sguardo che porta dentro di sè come una condanna e che fa esplodere il mondo in una serie continua di ripensamenti, di revisioni, di rimasticamenti, di preoccupazioni, di cambi di posizione del passato. Corlito qui riesce benissimo a rendere la voce ed il monologo interiore del ‘personaggio che dice io’, una voce che trattiene e smorza a stento urlo e furore, un io che – pur con tutte le sue resistenze contro questa piega delle cose – sembra andare sempre più in polvere nel corso della storia.

Ma cosa accade? Accade che la donna alla cui inserzione Dino risponde lo chiama, i due si incontrano a Roma, cominciano a vedersi nei fine settimana, in camere d’albergo; all’inizio l”amicizia libera’ è solo un rapporto di sesso. Solo la donna lo chiamerà per fissare gli incontri; Dino non può, deve aspettare lei; ci sono mesi in cui chiama, e mesi in cui non si fa sentire. Lui attende, annega nel risentimento, nell’acqua che lo circonda e lo consuma. I viaggi di Dino a Roma – quando lei telefona per fissare un incontro – sono fatti di ansia e di angoscia, angoscia per le persone incontrate in treno, per le correnti di gelo che lo attraversano, per il formicaio grigio e sporco della Stazione Termini. Quando non sono chiusi in stanze d’albergo e non fanno l’amore, passeggiano per la città , o vanno al cinema, come nel bel capitolo in cui l’autore narra la visione de ‘L’Angelo sterminatore’. Corlito racconta in modo vivido il gelo interiore della voce narrante. La grande acqua, allora, è forse quella che lo separa da sè stesso, dagli altri.

Con il tempo, il rapporto cambia, sembra divenire più profondo, più gravido di attese, di futuro, almeno nella mente e negli occhi di Dino, che dalla donna incontrata attraverso la rivista pornografica vorrebbe addirittura un figlio. Forse è il figlio che lo può ancorare alla vita, che può aiutarlo a superare il gelo. Dino le scrive perfino una lettera, per discutere con lei quest’idea. Ma la signora non ne parla con lui; è sposata, ha già dei figli, forse; è questa la vera sua condizione, o è un’idea fissa che Dino si è costruito? Il lettore ha forse una possibilità di capirlo, quando Dino invece di prendere un treno per rientrare sale su un taxi e la segue; ma non la raggiungerà , non scoprirà dove abita e con chi.

Il racconto procede fino all’ultimo incontro, che non sarà come il lettore si immagina; e da vita ad un passo preciso preso da Dino, un passo che – insieme a tutti gli altri passi fatti nel corso del tempo – segna tutto il suo percorso. Un passo che ci spinge a rileggere la storia, e a cercare di capire meglio. Perchè, come dice Didi, ‘non ci si fa, non ci si fa, non ci si fa proprio’.

Come dicevamo, l’autore è narrativamente abile nel mettere a terra i pezzi sparsi della visione esteriore ed interiore della voce narrante, e a inquandrarli sotto la luce del linguaggio; in modo che il lettore possa ben cogliere, nel bisogno di Dino di amore, di equilibrio, di libertà , di radice, l’eco dei propri passi. Ed alla fine, il doloroso, sofferto mosaico della storia è riuscito, ed espone alle parole e alla riflessione tutte le sue ombre e i colori”. (Presentazione di Stefano Adami, critico letterario e professore dell’Università per gli Stranieri di Siena)

Agipress

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