DIRETTORE RESPONSABILE FRANCESCO CARRASSI

3 Marzo 2014

LA STORIA – Nicoli ce l’ha fatta, simbolo della forza di tutte le donne che hanno sconfitto la paura

Il 45,6% delle donne africane sono vittime di violenza fisica/sessuale. In Sudafrica, ogni 6 ore una donna viene uccisa dal proprio partner. Ma le cose stanno cambiando: con l’aiuto del Cesvi, Nicoli ce l’ha fatta

AGIPRESS – BERGAMO – “Le donne sono il motore del cambiamento. Grazie al loro ruolo centrale nella gestione e nell’educazione della famiglia, contribuiscono a creare una società aperta e volta al progresso, soprattutto nei Paesi più poveri. Proprio per questo, in ogni nostro progetto, ricerchiamo il coinvolgimento delle donne locali in quanto chiave di un successo duraturo”. Con queste parole, Giangi Milesi, Presidente del Cesvi, vuole ricordare le donne in occasione dell’8 marzo. “Troppo spesso questa giornata è solo un’occasione per sottolineare i diritti negati delle donne. Noi vogliamo celebrarne il coraggio e la capacità di lottare per sé e per i propri figli” continua Milesi.

LA STORIA DI NICOLI – La storia di Nicoli è l’emblema di questo coraggio. Oltre allo stupro fisico, ha dovuto superare anche la paura di non valere nulla. In Sudafrica, come nel resto del mondo, le donne che subiscono violenza sessuale devono combattere prima di tutto contro l’annullamento di se stesse. L’uomo che le stupra, spesso un loro partner o familiare, oltre a violare il loro corpo, elimina ogni traccia di rispetto e amore per se stesse. Stupri pubblici anche a donne gravide, brutalità fisico-verbali, trasmissione dell’Aids e omicidi sono pericoli costanti per le donne sudafricane, considerate parti deboli di una società di cui, paradossalmente, sono i pilastri fondanti. Secondo il rapporto dell’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità ) il 45,6% delle donne africane sono vittime di violenza sessuale e la violenza domestica rappresenta la causa del 40-70% degli omicidi femminili. Cifre elevate, legate principalmente ad una radicale accettazione sociale dell’abuso sessuale.

QUALCOSA STA CAMBIANDO – Molte donne come Nicoli decidono di scappare, salvando se stesse e i propri figli da un triste destino. “Non posso continuare cosà¬. Quest’uomo mi ucciderà e non potrò più vedere i miei figli. Devo scappare e lottare per la mia vita”, si ripeteva Nicoli durante gli anni di maltrattamento da parte del marito e di altri componenti della famiglia.

LA CASA DEL SORRISO – Nella Casa del Sorriso di Philippi alla periferia di Cape Town, in Sudafrica, queste donne non trovano una semplice casa di accoglienza, ma un vero è proprio punto da cui ripartire. Dal 2007 (anno di fondazione), circa 50 donne l’anno hanno potuto superare la paura e riscattare la propria vita. Oltre a un posto sicuro e a pasti caldi per sé e per i propri figli, hanno trovato la possibilità di rimettersi in gioco grazie ad attività di training professionale e al supporto nella ricerca di un impiego.

NICOLI OGGI – Oggi Nicoli lavora come infermiera in un ospedale privato e si è trasferita, con i suoi due figli, in una piccola abitazione, rientrando lentamente nella vita della township anche grazie all’intermediazione e alla protezione dei gruppi di supporto comunitari. “Grazie al Cesvi sono diventata una donna libera. Nella Casa del Sorriso ho imparato il rispetto per me stessa e l’importanza di inseguire sempre i miei sogni. Ora mi sento in grado di insegnare ai miei figli l’amore, il rispetto e la forza di lottare per ciò in cui si crede, come ho imparato a fare io” dice Nicoli.

Agipress

ARTICOLI CORRELATI
Torna in alto