AGIPRESS – Dalla prima vittoria al numero 12, passando per le pole position e i podi nella stagione d’esordio. La storia di Kimi Antonelli sembra incrociare quella di Ayrton Senna attraverso una serie di curiose coincidenze statistiche. Mai paragonare piloti di epoche diverse.
È un mantra che mi sono imposto in tutti questi anni. Non l’ho mai considerato corretto, perché ognuno ha corso con regole diverse e in contesti storici differenti.
Kimi come Senna. È così che si finisce per idolatrare i dati, cercando a tutti i costi un significato mistico, quasi fossimo guidati dalla Kabbalah. Almeno, questo mi dicevo.
Eppure, quando ho letto le coincidenze statistiche tra i due piloti, sono stato anch’io tentato di trovare un filo conduttore che legasse passato e presente attraverso le gesta di questi due campioni. Entrambi, peraltro, con una famiglia forte e presente alle spalle. E questo, forse, è il dato più bello.
Senna centrò la sua prima vittoria in Portogallo nel 1985, alla seconda gara della sua seconda stagione in Formula 1. La prima pole position arrivò proprio nello stesso Gran Premio della prima vittoria. Kimi ha seguito lo stesso percorso: prima pole in Cina, alla sua seconda stagione in F1 e al secondo appuntamento del campionato, seguita dalla vittoria. Entrambi hanno tagliato il traguardo della loro prima vittoria con il numero 12 sulla vettura.
Il brasiliano conquistò la pole position anche nel successivo appuntamento a Imola. Kimi ha fatto lo stesso in Giappone, nel Gran Premio successivo alla sua prima vittoria in Cina.
Alla Toleman, Senna chiuse la stagione d’esordio con tre podi nel 1984, gli stessi conquistati da Antonelli nel 2025, al suo primo anno in Formula 1.
E poi c’è Riccardo Patrese. Kimi ha fatto come Ayrton e, in Messico, forse ha ricordato anche l’ex pilota padovano. Nel 1991 Patrese conquistò pole position e vittoria al Gran Premio del Messico, nonostante fosse stato debilitato nei giorni precedenti da un’intossicazione alimentare. Una sorta di vendetta di Montezuma che non gli impedì di imporsi. Antonelli, in Messico, ha fatto addirittura qualcosa di più: si è laureato campione del mondo.
Quante belle coincidenze. Ma è giusto prenderle per quello che sono.
Dopo 73 anni dall’impresa di Alberto Ascari e dopo il sogno irrealizzato di Michele Alboreto nel 1985, l’Italia ritrova un campione del mondo di Formula 1. Kimi Antonelli ci è riuscito a 20 anni, diventando il più giovane iridato nella storia della categoria.
In una giornata di gioia per lo sport italiano è giusto festeggiare. Dopo un’attesa durata quasi tre quarti di secolo, in fondo, ce lo meritiamo.
Permettiamoci anche di fantasticare con la Kabbalah sportiva. Ma magari, solo per oggi.
Emiliano Maria Savini
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