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9 Marzo 2020

Dalla ricerca un nuovo biomarcatore per il Morbo di Parkinson

Uno studio coordinato dell’Università Statale di Milano identifica attraverso la biopsia cutanea aggregati proteici come nuovi biomarker per la malattia di Parkinson e supporta l’ipotesi che la patologia insorga alla periferia del sistema nervoso.

AGIPRESS – La rivista Brain pubblica uno studio nato dalla stretta collaborazione del gruppo di ricerca del dipartimento di Bioscienze dell’Università di Milano, guidato da Graziella Cappelletti, docente di Anatomia umana, con Centro Parkinson dell’Ospedale Gaetano Pini-CTO e Fondazione Grigioni per il Morbo di Parkinson di Milano. In questo studio i ricercatori rivelano la presenza di aggregati proteici nelle terminazioni nervose periferiche nella pelle di pazienti affetti dalla malattia di Parkinson e li propone come nuovi biomarker della patologia. Un campo di ricerca emergente nello studio della patogenesi della malattia di Parkinson è lo studio di alterazioni osservabili a livello periferico e nei pazienti ancora in vita. Questo studio è stato effettuato su piccole biopsie cutanee, campioni che si possono ottenere in modo semplice e poco invasivo dai pazienti, e ha rivelato per la prima volta la presenza di forme precoci di aggregazione, gli oligomeri di alfa-sinucleina, nel sistema nervoso periferico che innerva la pelle. Le analisi sono state effettuate su soggetti sani, su pazienti affetti dalla malattia di Parkinson e su un gruppo molto raro costituito da 19 coppie di gemelli omozigoti discordi per la malattia. L’approccio sperimentale utilizzato permette di distinguere in modo accurato, con elevata sensibilità e specificità , campioni provenienti da soggetti sani da quelli affetti da malattia di Parkinson. “L’impatto di questo studio – commenta Graziella Cappelletti “ è duplice. Innanzitutto, la scoperta di oligomeri di alfa-sinucleina nel sistema nervoso periferico contribuisce alla comprensione dei meccanismi patogenetici nella malattia di Parkinson supportando la teoria emergente che la patologia abbia inizio in periferia e si propaghi poi al sistema nervoso centrale. In aggiunta, questo studio indica che la presenza degli aggregati di alfa-sinucleina sia un biomarker della patologia e possa essere utilizzato per seguire nel tempo i pazienti, per esempio, nel corso di futuri trial clinici”.

Agipress

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