Luigi Palestina racconta Ferrandina attraverso memoria, ricerca e innovazione. Un’opera nata da una lunga “battaglia” culturale e da un profondo attaccamento alla comunità
AGIPRESS – FERRANDINA (MT) – Ci sono libri che raccontano la storia. E poi ci sono libri che nascono dalla necessità di restituire una storia a una comunità. “Da Troilia a Ferrandina. Una storia lunga tremila anni” di Luigi Palestina appartiene alla seconda categoria. Non è soltanto un volume dedicato alle vicende di una città lucana. È il risultato di una ricerca lunga, appassionata e ostinata, condotta dall’autore con l’obiettivo di riportare alla luce documenti, testimonianze e tracce di un passato che rischiava di perdere forza nella memoria collettiva. E già il titolo contiene la sfida: da Troilia a Ferrandina, un arco temporale di tremila anni nel quale si intrecciano civiltà, trasformazioni, uomini e donne, vicende sociali e politiche, cambiamenti del paesaggio e della comunità.
Un viaggio nel tempo, ma soprattutto un viaggio dentro l’identità di Ferrandina, noto centro alle porte dell’antica città di Matera.
UNA STORIA CHE PARTE MOLTO PRIMA DEL 1494
Il lavoro di Palestina invita innanzitutto a guardare Ferrandina con occhi diversi. La storia della città non può essere racchiusa esclusivamente nella sua fondazione o rifondazione in epoca aragonese. Le sue radici affondano molto più lontano, fino a Troilia e alle diverse stratificazioni storiche che hanno interessato il territorio. È proprio questa profondità a rappresentare uno degli elementi più significativi della pubblicazione: ricostruire la continuità storica di un territorio attraverso tremila anni, evitando che le diverse epoche rimangano compartimenti separati. Troilia, Ferrandina e il territorio diventano così parti di un’unica grande narrazione. Una narrazione nella quale il passato non è una fotografia immobile, ma un organismo che cambia, si trasforma e continua a produrre conseguenze sul presente.
LA “BATTAGLIA” DI LUIGI PALESTINA
A spiegare il significato più profondo dell’opera è Michele Iacovazzi nella prefazione. La pubblicazione, scrive, rischierebbe di apparire soltanto come un bilancio della personalità e del contributo di “Giginio” alla storia cittadina, se non si cogliesse l’aspetto più importante: l’impegno civile e culturale alla base della ricerca. Iacovazzi parla esplicitamente di una “battaglia”, condotta da Palestina con dedizione e quasi con spirito missionario, fin dal suo ingresso nella carriera di “storico locale”. Una battaglia combattuta attraverso gli strumenti propri della ricerca: documentazione, notizie storiche, confronto delle fonti e capacità di ricomporre una vicenda complessa. Ma soprattutto una battaglia condotta, sottolinea la prefazione, con umiltà e maestria artigianale. È un’immagine particolarmente efficace per descrivere il lavoro dell’autore: non il gesto di chi pretende di possedere una verità definitiva, ma la paziente opera di chi cerca, confronta, ricostruisce e consegna alla comunità ciò che ha trovato.
LA STORIA COME STRUMENTO PER IL PRESENTE
È qui che il libro assume anche una dimensione innovativa. Palestina non sembra interessato soltanto a stabilire quando è accaduto qualcosa. La sua ricerca porta a interrogarsi su che cosa quelle vicende abbiano significato per Ferrandina e per i suoi cittadini. La storia diventa quindi uno strumento per leggere le trasformazioni della città, del paesaggio e della società dove gli eventi storici diventano chiave per interpretare “i bisogni del nostro tempo”, riaffermando al contempo il valore di un passato che una società contemporanea rischia sempre più di non riconoscere. È questa la vera innovazione culturale del volume: utilizzare la storia locale non come esercizio nostalgico, ma come strumento di consapevolezza. Conoscere ciò che Ferrandina è stata significa comprendere meglio ciò che Ferrandina è oggi. E, soprattutto, interrogarsi su ciò che potrà diventare domani.
DOCUMENTI, MEMORIA E IDENTITÀ
Il libro nasce dunque dall’incrocio di più dimensioni: la ricerca documentale, la memoria, la ricostruzione storica e il rapporto con il territorio. La copertina stessa restituisce questa idea: Ferrandina vista dall’interno, con i suoi tetti, le sue strade, le sue architetture e il paesaggio che si apre oltre la città. Non è soltanto uno scenario. È il luogo fisico nel quale tremila anni di storia hanno lasciato le proprie tracce. Ed è proprio il paesaggio, insieme alle persone e alla memoria, a diventare una delle chiavi attraverso cui leggere il lavoro di Palestina.
UN ATTO D’AMORE PER FERRANDINA
Dietro la ricerca storica emerge, inevitabilmente, il rapporto personale dell’autore con la sua città. Perché per affrontare un lavoro di questa portata non basta la curiosità dello studioso. Serve una motivazione più profonda: la convinzione che la storia di una comunità meriti di essere conosciuta, salvaguardata e trasmessa. È questo il senso dell’attaccamento alla città che attraversa il volume. Palestina non racconta Ferrandina da una distanza neutrale. La osserva da dentro, attraverso una relazione costruita nel tempo con i suoi luoghi, le sue persone e la sua memoria. E proprio questo coinvolgimento diventa una forza della ricerca.
TREMILA ANNI NON SONO IL PASSATO: SONO IL FUTURO
Il valore di Da Troilia a Ferrandina sta allora nella capacità di trasformare la storia in una domanda sul presente. Che cosa resta di tremila anni di vicende? Quanto della memoria di una comunità continua a vivere nelle sue strade, nei suoi edifici, nel paesaggio e nelle persone? E soprattutto: che cosa rischiamo di perdere quando smettiamo di conoscere la nostra storia?
Sono interrogativi che rendono il libro di Palestina qualcosa di più di una pubblicazione di storia locale.
È un invito a riscoprire Ferrandina attraverso le sue radici. A capire che un’identità non nasce in un giorno e non può essere raccontata attraverso una sola data. Nasce dalla stratificazione delle generazioni, dalle trasformazioni, dalle sconfitte e dalle conquiste, dal lavoro quotidiano di chi ha abitato un territorio prima di noi. E in questo senso la “battaglia” di Luigi Palestina diventa anche una battaglia collettiva: quella per impedire che la memoria diventi silenzio. Da Troilia a Ferrandina, tremila anni dopo, la storia continua a parlare. E Luigi Palestina ha scelto di ascoltarla, ricostruirla e soprattutto di riconsegnarla alla sua città.
Davide Lacangellera
AGIPRESS






