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24 Aprile 2026

Castel del Giudice: la rinascita del borgo che non si è arreso all’abbandono

AGIPRESS – Castel del Giudice, borgo di 300 abitanti in provincia di Isernia, è oggi un modello di rinascita contro lo spopolamento. Grazie a una visione imprenditoriale e culturale, il comune ha trasformato la sua marginalità geografica in un laboratorio di sviluppo sostenibile a cielo aperto, capace di rigenerare e valorizzare l’intero patrimonio locale.

Nella seconda Guerra Mondiale fu oggetto di rastrellamenti, cannoneggiamenti e numerosi incendi, che costrinsero la popolazione ad allontanarsi dalle abitazioni. Nel corso del XX secolo il paese è stato interessato poi dal fenomeno dell’emigrazione con il conseguente abbandono di case e terreni agricoli. Ma Castel del Giudice non si è arreso e ha scelto la rinascita.

Il cuore di questa rigenerazione risiede nel recupero produttivo. Trentacinque ettari di terreni in disuso ospitano oggi un meleto biologico gestito con un modello di azionariato diffuso che coinvolge cittadini, investitori privati e amministrazione. Il tessuto architettonico è stato salvato trasformando fienili e case in pietra del nucleo rurale in un albergo diffuso, mentre le vecchie scuole sono diventate residenze sanitarie assistenziali.

“Investiamo su un’idea di sviluppo che mette al centro la tutela del territorio e la valorizzazione delle sue risorse naturali” – spiega Lino Gentile, Sindaco di Castel del Giudice – e, in questa prospettiva, anche il bosco non è solo un elemento del paesaggio ma un’infrastruttura ecologica capace di generare servizi ecosistemici e nuove opportunità economiche per le aree marginali. La sfida è trasformare la cura dell’ambiente in una leva concreta di futuro, lavoro e coesione per la comunità”.

Tra gli interventi che hanno contribuito alla rinascita, vi sono attività di gestione forestale nelle superfici silvo-pastorali intorno al borgo, per recuperare aree abbandonate, valorizzare il bosco e migliorare la fornitura di servizi ecosistemici. Nei pressi del fiume Sangro, in un prato in località Bosco della Selva, sono stati impiantati abeti bianchi e frassini, utili per lo stoccaggio del carbonio e la produzione di legname pregiato da opera, insieme a noccioli micorrizati, per la produzione ad esempio di frutta secca e tartufo. La micorrizazione è una tecnica che permette di aumentare la resilienza degli impianti forestali e consiste nell’arricchire le radici con ceppi di funghi che lavorano in simbiosi con la pianta.

Entrambi questi interventi sono stati finanziati dal progetto europeo LIFE ClimatePositive, coordinato da Etifor e gestito da alcuni tra i maggiori esperti italiani del settore forestale tra cui Forest Stewardship Council (FSC) Italia e ETICAE – Stewardship in Action. “Grazie al progetto LIFE ClimatePositive abbiamo l’opportunità di sperimentare interventi selvicolturali per la riqualificazione di ecosistemi abbandonati o degradati, ed al contempo migliorare la fornitura di servizi ecosistemici che i boschi possono offrire – spiega Caterina Palombo, Responsabile gestione ambientale sostenibile di ETICAE -. A Castel del Giudice due aree marginali e economicamente improduttive potranno trasformarsi in nuclei importanti per la mitigazione del cambiamento climatico e lo sviluppo di filiere locali di valore”.

Ai piedi del colle di Castel del Giudice, dal 2019 si trova un’attività produttiva nata da un gruppo di cittadini che ha fatto dell’apicoltura uno strumento di coesione sociale, rigenerazione ambientale e sviluppo economico locale. Si tratta dell’apiario di comunità, che oggi raggruppa 30 apicoltori che condividono saperi, strumenti e responsabilità.

Le api rappresentano dei veri e propri indicatori fondamentali della salute di un ecosistema. La loro attività di impollinazione è essenziale per il mantenimento della biodiversità vegetale, e la loro presenza è un termometro sensibilissimo dell’equilibrio ambientale del territorio.

“Una realtà che rende concreti e tangibili i benefici ambientali per il territorio”, spiega Emanuele Scocchera, responsabile di Melise, azienda agricola che dal 2003 recupera i terreni in stato di abbandono del comune di Castel del Giudice per ridare loro valore, e che gestisce l’apiario di comunità. “Ma l’innovazione per il territorio è fatta anche e soprattutto di persone e Melise oggi dà lavoro stabile a una decina di persone e a lavoratori stagionali”. AGIPRESS.

Rodolfo Di Paolo

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