
AGIPRESS – Parliamoci chiaro: a Belém la partita era cruciale – sistemi alimentari, suolo, acqua, diritto alla vita – ma la COP30 si è chiusa senza la svolta che il mondo auspicava. Sul tema agroalimentare, una sola riga nel testo ufficiale: “Promuovere la resilienza della produzione alimentare ai cambiamenti climatici.” Tutto qui. Nessun riferimento concreto all’eliminazione dei fertilizzanti fossili, nessun piano vincolante per la decarbonizzazione agricola entro il 2030, malgrado il settore pesi per oltre il 30% delle emissioni globali.
Eppure le promesse non sono mancate:
2,5 miliardi di dollari mobilitati per rafforzare la sicurezza alimentare di oltre 30 milioni di persone vulnerabili, con particolare attenzione alle filiere rurali e alle comunità amazzoniche.
Il Brasile, laboratorio della COP, si è impegnato nel recupero di 40 milioni di ettari di terre degradate entro il 2030 tramite programmi come Pronaf Floresta e RAIZ, basati su pratiche rigenerative e agroecologiche. Ufficializzato il rafforzamento del “Joint Working Group on Agriculture”, che dovrà finalmente definire cosa significhi “agricoltura sostenibile” entro COP31, con impatti su oltre 500 milioni di aziende agricole familiari. L’impegno sul Global Goal on Adaptation integra – per la prima volta – acqua e suolo tra i pilastri delle strategie climatiche: una svolta storica, ancora troppo vaga nei dettagli operativi.
La Global Roadmap della FAO, dopo il lancio ufficiale a Dubai il 10 dicembre 2023, torna protagonista con aggiornamenti e country case presentati proprio a Belém. Non è un documento per addetti ai lavori, ma una strategia multilivello che traduce visione e scienza in azioni operative. Paesi come Brasile, Danimarca, Etiopia e Fiji l’hanno già incorporata nelle loro strategie nazionali: neutralità climatica, sicurezza alimentare come diritto universale, gestione responsabile di acqua e suolo come beni pubblici – non rendite di posizione.
Nel frattempo, secondo WFP, nel 2025 sono ancora oltre 735 milioni le persone in insicurezza alimentare e 2,2 miliardi quelle senza accesso regolare ad acqua sicura. Il recente “Global Food Security Report” della Kofi Annan Foundation è chiaro: la food security va trattata come bene pubblico, non privilegio di mercato. Senza integrazione reale tra sicurezza alimentare e azione climatica, ogni sforzo rischia di essere vanificato.
Serve una governance sistemica, che includa produzione, diritti umani, resilienza.
Senza un allineamento concreto tra politiche del cibo e del clima, il rischio è restare prigionieri di un futuro incerto. La transizione agroalimentare è questione di clima, equità e diritti. La Global Roadmap della FAO mostra che cambiare è possibile – dove c’è volontà politica vera. Occorre che questa perseveranza arrivi ovunque. Perché la resilienza non è solo parola: acqua, biodiversità, oceani e suolo sono la vera infrastruttura del futuro. Tocca a noi, ora, trasformare gli impegni in rivoluzione. Non possiamo aspettare la prossima COP: o la storia la scriviamo noi, adesso, o la subiremo.
Sara Roversi, Presidente Future Food Institute – Curatrice Venice Climate Week
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