DIRETTORE RESPONSABILE FRANCESCO CARRASSI

1 Ottobre 2025

Mancanza di rispetto nei confronti dello Stato

AGIPRESS – Chiunque, senza l’approvazione del Governo, fa arruolamenti o compie altri atti ostili contro uno Stato estero, in modo da esporre lo Stato italiano al pericolo di una guerra(, è punito con la reclusione da sei a diciotto anni; se la guerra avviene, è punito con l’ergastolo.

Qualora gli atti ostili siano tali da turbare soltanto le relazioni con un Governo estero, ovvero da esporre lo Stato italiano o i suoi cittadini, ovunque residenti, al pericolo di rappresaglie o di ritorsioni, la pena è della reclusione da tre a dodici anni. Se segue la rottura delle relazioni diplomatiche, o se avvengono le rappresaglie o le ritorsioni, la pena è della reclusione da cinque a quindici anni.”

È il testo dell’articolo 244 del codice penale,  che rischia di essere applicabile al “fenomeno Flotilla”. Sì, trattasi di un fenomeno, di un evento singolare, non altrimenti definibile, visto che il sottoscritto non vuole accedere a nessuna tesi complottista e politica. Ci si limita qui a rilevare il profilo giuridico di questi eventi, che si accavallano da un po’, così come le manifestazioni violente di dissenso contro le azioni di guerra in Palestina. Sia chiaro che è indubbio ritenere ormai quantomeno “esagerata” la (pur giusta) reazione di Israele al terrorismo di Hamas. I terroristi, tutti, vanno combattuti senza se e senza ma, senza trattative o indulgenze. A meno che essi non depongano le armi e si pieghino  al rispetto delle idee altrui. Ciò che dobbiamo sperare avverrà, mentre scriviamo,  con il proposto piano di pace americano, che in questo momento sembra il migliore che si sia affacciato sulla scena diplomatica in questi anni. La cosa che ritengo ancora più grave e’ che sta mancando da parte degli attivisti non solo il minimo senso civico, di rispetto nei confronti dello Stato di provenienza, cioè l’Italia. Il rispetto delle regole di ingaggio nei confronti di uno stato sovrano, anche se questo e’ palesemente in errore. E il mancato rispetto verso le istituzioni del nostro paese ed europee che si stanno spendendo fino all’ultimo in operazioni diplomatiche per evitare conseguenze catastrofiche derivanti da questi atti. Che sembrano, come le manifestazioni e gli scioperi dal sicuro insuccesso diplomatico, specie se violenti e sediziosi, azioni compiute da ragazzini immaturi che non sanno davvero a che cosa vanno incontro e a che cosa espongono noi tutti. Chi studia e insegna il diritto ha il dovere di ricordare a costoro che se si vuole combattere per cause ideologiche giuste come questa non lo si può fare rispondendo alla violenza con la violenza. Che ci piaccia o no, gli Stati democratici dispongono di eserciti, anche di pace, di governi e diplomazie che sono gli unici deputati alle trattative con quei paesi che non rispettano il diritto internazionale. Le regole giuridiche non sono interpretabili a soggetto da  nessuno di noi. Ci dispiace molto, cari ragazzi. Concedeteci di non rinunciare ai nostri propri diritti di libertà di movimento, di circolazione, di conservare l’integrità fisica, solo perché voi decidete di disobbedire alle regole in nome di una distorta interpretazione del (pur sacrosanto) diritto alla libera manifestazione del pensiero. Si applichi allora il codice penale, e anche l’aggravante terroristica, se necessario. Contro chi ha deciso, pur essendo minoranza tra dissenzienti pacifici, di imporre con la forza le proprie idee.

Prof. Avv. Ranieri Razzante 

Docente Cybercrime & Homeland Security Università di Perugia
Componente Comitato Esperti UIF
Consulente Commissione Parlamentare Antimafia
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