DIRETTORE RESPONSABILE FRANCESCO CARRASSI

1 Settembre 2026

Vendemmie sempre più anticipate: la viticoltura italiana alla prova del clima che cambia

AGIPRESS – MONTEFALCO (PG) – La vendemmia in Umbria (come in altre regioni d’Italia) quest’anno è arrivata in anticipo, spinta da un’estate estrema che ha accelerato maturazioni e imposto scelte agronomiche rapide. In un territorio che negli ultimi decenni ha costruito la propria identità sul vino di qualità, c’è un nome che più di altri ha segnato questa trasformazione: Marco Caprai. È lui il produttore che ha riportato il Sagrantino di Montefalco al centro della scena internazionale, trasformandolo da vitigno quasi dimenticato a simbolo dell’Umbria nel mondo. Con una visione che ha unito ricerca, sostenibilità e innovazione, Caprai ha collaborato con figure decisive come Michel Rolland, scomparso da pochi mesi, contribuendo a definire uno stile moderno e riconoscibile, capace di competere con le grandi regioni europee. Oggi, mentre l’azienda entra in una nuova fase con nuove partnership e un ruolo per Caprai sempre più strategico e manageriale, la vendemmia 2026 diventa un banco di prova per capire come la viticoltura umbra possa continuare a crescere, non solo a livello regionale ma anche nazionale e internazionale. Un settore che, pur piccolo, ha dimostrato di saper coniugare identità, qualità e innovazione, diventando un punto di riferimento per chi cerca vini capaci di raccontare un territorio. È da qui che parte la nostra conversazione.
Allora Caprai, che segnali sta dando la vigna? Che tipo di annata si profila per il Sagrantino e per le altre varietà, considerando maturazioni accelerate e stress climatici?
“Intanto l’anticipo della vendemmia non è più una notizia, è la normalità con cui conviviamo da diversi anni: quest’anno abbiamo iniziato l’8 agosto con lo Chardonnay, proseguendo con Sauvignon e Pinot Nero, ma per queste varietà non possiamo dire di essere chissà quanto in anticipo rispetto alla media. Il vero problema del 2026 sono state le temperature elevate e continue per diversi giorni, oltre alla lunga fase con poche precipitazioni: hanno sì accelerato la maturazione, ma soprattutto a discapito dell’acidità. Alla fine in Umbria avremo una produzione un po’ più bassa, che oggi però può rappresentare un valore. Ma il Sagrantino va letto con un altro orologio. È una varietà tardiva, a bacca spessa, con una dotazione polifenolica che non ha eguali: il rischio delle annate calde non è la mancanza di zuccheri, è il disaccoppiamento tra maturazione tecnologica e maturazione fenolica. L’uva ti dice che è pronta, ma i polifenoli non lo sono ancora. Il nostro lavoro, in un’annata così, è tutto lì: aspettare il momento in cui alla maturità zuccherina corrisponda quella fenolica, senza farsi ingannare dalla fretta. I segnali che leggo oggi sono di un’annata di grande concentrazione, con acini piccoli e bucce importanti. Se settembre ci dà escursioni termiche, può essere un’annata di carattere”.
Le condizioni climatiche estreme stanno ridisegnando comunque la viticoltura umbra. Come avete gestito la maturazione quest’anno e quali strategie state adottando per proteggere qualità, identità e longevità del Sagrantino?
“Con gli strumenti che ci siamo costruiti in questi anni, non certo con decisioni improvvisate ad agosto. La prima risposta è agronomica e parte da lontano: concimazioni organiche e vigneti equilibrati, perché una maggiore sostanza organica aiuta a trattenere l’acqua, e grande attenzione alla parete fogliare. Avere poi diversi biotipi di Sagrantino significa avere maturazioni scalari, e quindi opzioni. La seconda è la lettura dei dati. I modelli DSS e il lavoro del nostro ufficio Ricerca & Sviluppo interno ci permettono di decidere il momento della raccolta parcella per parcella, su base oggettiva. In cantina, infusioni a freddo prolungate e più delicate, macerazioni calibrate sul tannino e non sul calendario. La longevità del Sagrantino non si difende con la tecnica: si difende in vigna”.
In che modo evolverà il modello produttivo e commerciale nei prossimi anni, anche sul fronte internazionale?
“Gli Stati Uniti restano il nostro banco di prova principale e stiamo lavorando per aumentare la presenza e la profondità sul mercato. Sul piano produttivo, la direzione è quella di sempre: ricerca, sostenibilità certificata, enoturismo. Il progetto di ospitalità in azienda va esattamente in quella direzione — far vivere il territorio, non solo vendere bottiglie. Il mio compito, oggi, è garantire che la crescita non diluisca l’identità. Siamo eredi di una storia e pionieri di una nuova viticoltura: le due cose devono restare insieme”.
La collaborazione con Michel Rolland ha segnato una svolta nella storia del Sagrantino. Quali insegnamenti restano oggi e come si riflettono nelle scelte enologiche attuali, soprattutto in un’annata complessa e anticipata come questa?
“Michel è stato l’enologo più influente degli ultimi cinquant’anni nel mondo del vino, e per me un amico. Questa è la prima vendemmia senza di lui, e si sente. Ma il suo insegnamento non era una ricetta, era un metodo. Michel ci ha insegnato che la differenza la fanno i particolari, e noi abbiamo costruito un team basato sulla conoscenza. In un’annata anticipata come questa quell’insegnamento vale doppio, perché ti obbliga a fidarti del palato, a prestare mille attenzioni, ma soprattutto a seguire un metodo. E la continuità è garantita: Julian Viaud, arrivato con Michel nel 2015 e suo erede tecnico, è con noi in cantina. La scuola resta”. Insomma le vendemmie anticipate sono la nuova normalità della viticoltura umbra e italiana in generale. Estati sempre più calde, ondate di calore prolungate e precipitazioni irregolari stanno modificando i cicli della vite. In Umbria come in molte altre regioni, produttori e tecnici sono costretti a ripensare strategie agronomiche, gestione della chioma, irrigazione di soccorso, selezione dei biotipi e tempi di raccolta, La sfida non riguarda solo la qualità dell’annata ma la capacità dei territori di preservare identità, longevità e riconoscibilità dei propri vini in un contesto climatico sempre più instabile.

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