AGIPRESS – C’è qualcosa di profondamente simbolico nel fatto che La Grazia, il nuovo film di Paolo Sorrentino, scelga di incontrare il pubblico italiano la mattina di Natale e di Capodanno. Due giornate sospese, cariche di ritualità collettiva, diventano così il tempo privilegiato per le prime proiezioni in sala di un’opera che riflette sul potere, sulla coscienza e sul peso delle decisioni irrevocabili.
L’uscita ufficiale è fissata per il 15 gennaio 2026, ma l’attesa sarà scandita da un evento anomalo nel panorama cinematografico nazionale, anteprime esclusivamente mattutine, senza eccezioni, in tutta Italia. Una scelta che non ha il sapore dell’operazione commerciale, quanto piuttosto quello di un invito raccolto a entrare nel film in un momento della giornata tradizionalmente dedicato alla famiglia e al riposo. Il cinema, in questo caso, diventa un luogo di concentrazione morale prima ancora che di intrattenimento.
Presentato a sorpresa alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 82, La Grazia arriva a poco tempo di distanza da Parthenope, ma non restituisce alcuna impressione di impazienza. Al contrario, il film sembra nascere da una necessità meditata. Toni Servillo interpreta Mariano De Santis, Presidente della Repubblica giunto alla fine del suo mandato. Un uomo vedovo, cattolico, padre di Dorotea, giurista come lui. Le sue giornate scorrono lente, segnate da rituali istituzionali e da un senso di stanchezza profonda, fino a quando due richieste di grazia irrompono come nodi morali irrisolvibili, intrecciandosi con la sua vita privata.
Sorrentino costruisce un dramma politico e umano insieme, dove il potere non è mai spettacolo ma responsabilità solitaria. La durata di 131 minuti accompagna lo spettatore in un tempo dilatato, uno spazio mentale prima del rumore delle feste, prima dei brindisi e dei bilanci di fine anno. Un cinema che chiede attenzione e silenzio e che trova nell’alba delle feste il suo tempo ideale.
Vi auguro buone feste e un piccolo consiglio, iniziarle al cinema può trasformarle in qualcosa di davvero speciale.
Elena Sofia Vitali
AGIPRESS





