DIRETTORE RESPONSABILE FRANCESCO CARRASSI

16 Agosto 2025

UNA SCENEGGIATA SENZA (LIETO) FINE

Il commento di MARCELLO MANCINI

Quello che irrita di più oggi, della sgradevole sceneggiata del vertice fra Trump e Putin, è la soddisfazione per il fallimento del Tycoon. Ipotizzando, alla luce delle prime reazioni, che si tratti di un fallimento. Paradossalmente, sembra più importante l’apparente figuraccia del presidente americano del fatto che finisca la guerra. Per tanti, soprattutto nel nostro Paese. Che sia stata una brutta sceneggiata è fuor di dubbio. Sancita dalla mancata conclusione che tutti ci aspettavamo. E cioè l’annuncio di uno stop ai bombardamenti sull’Ucraina, degli attacchi, dei morti, delle distruzioni. Niente di tutto questo è accaduto. E’ del tutto evidente che dal vertice è la Russia a essere uscita rafforzata. Legittimata sul piano internazionale, grazie anche alla smorfiette e alla fastidiosa gestualità di Trump, che ha manifestato una pubblica simpatia per lo zar, fino a poco tempo fa considerato da tutti – a ragione – un sanguinario aggressore. Che cosa ha fatto Putin per non essere più considerato un pericolo pubblico? Niente. E dunque non c’è motivo perché il giudizio del mondo su di lui possa cambiare. Trump aveva promesso un risultato immediato, e anche questa volta ha dovuto rimangiarsi le sue fantastiche illusioni, senza confrontarsi con la sua coerenza.

E’ probabilmente da considerare positivo, solo che il leader russo sia uscito dalla sua tana, mostrandosi in pubblico accanto al presidente americano, formalmente il campione della democrazia. Ma non c’è stato motivo di capire che cosa, concretamente Trump e Putin si siano detti, perché la sceneggiata della cosiddetta conferenza stampa, è stata recitata su un copione prestabilito e senza la possibilità di porre domande ai due protagonisti, per poter chiarire il senso dell’incontro.

A questo punto, in mancanza di risoluzioni ufficiali, sarà il tempo a dimostrare se il vertice è servito a qualcosa. Se ci sia davvero una road map che ponga sul serio condizioni per fermare le ostilità. Sempre che il presidente Zelenski, finora attore non protagonista, accetti ciò che gli verrà sottoposto da Trump nelle prossime ore. Ma intanto sul fronte ucraino si continua a morire. E a giudicare dalla trionfalistica arroganza esibita dopo il vertice da Putin e dalla sua squadra, non c’è molto da sperare.

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