DIRETTORE RESPONSABILE FRANCESCO CARRASSI

20 Marzo 2026

UMBERTO BOSSI L’ANTITALIANO

Il commento di Marcello Mancini

Che il giornale più importante e letto del Paese abbia dedicato undici pagine alla morte di Bossi, collocandole prima delle pagine sulla guerra che sta devastando il mondo, dà la misura di come il sistema italiano consideri un personaggio che qualcuno vorrebbe collocare nel Pantheon dei grandi. Come se fosse un Padre della Patria; ovviamente: la sua. Noi non siamo la Padania. Umberto Bossi va analizzato, studiato, apprezzato per certi aspetti, ma non osannato.

Quando un personaggio muore, si raccolgono i giudizi prevalentemente positivi, quand’anche fuorvianti. Ebbene, voglio andare contro il politicamente corretto: nessuno mi convincerà che Umberto Bossi fosse un genio della politica. Oggi lo dicono – e lo scrivono – tutti, ma è grave che lo sostenessero anche quando era ancora in servizio. Ieri lo blandivano a seconda delle convenienze e delle possibili alleanze, sia a destra che a sinistra. Celebrandolo oggi, dicono che era di sinistra, che era antifascista: però ha fatto governi con la destra e con Berlusconi. Via, era un arruffapopolo. Magari con le idee chiare, ma per se stesso, non certo che gli premesse il governo e che gli premessero gli italiani.

Ha imbarbarito la politica – il linguaggio e i metodi – ha sovvertito i doveri del confronto, ha indossato la canottiera al posto della cravatta d’ordinanza, ha fatto danni, più di quanto non li avrebbe fatti in modo mirato Tangentopoli, a un sistema malato, però saldamente e fieramente democratico che era nato dopo la dittatura fascista, la Liberazione dal nazifascismo e aveva delle regole liberali conquistate con fatica e sangue.

Se voi vedete un merito in tutto questo, ecco, io no, non lo vedo. Se in quel periodo storico del nostro Paese (primi anni Novanta) c’era bisogno di un Bossi, e quindi gli si deve riconoscere il merito e l’intuizione (la scaltrezza?) di aver saputo rappresentare la necessità di una svolta, ce lo dirà solo la Storia. Quando i bollori della cronaca si saranno allontanati parecchio dalla scena contemporanea, che è ancora popolata dai bossiani.

In parole spicce, Bossi è stato un precursore di Grillo, magari con un disegno, chiamiamolo così, politico più compiuto ed efficace di quanto non l’abbia avuto il comico, che non ascoltava nessuno e non dialogava con nessuno, se non con le sue confuse idee, e che ha creato infatti una classe dirigente che ha riprodotto la stessa sete di potere e gli stessi modi di gestirla, che Grillo diceva invece di voler distruggere.

Bossi lo ha anticipato. Certo protagonista di un periodo che aveva sete di rivoluzione, dopo decine di anni di paludato potere democristiano, passato attraverso stragi, corruzioni impunite e ingiustizie varie. Per questo ha avuto vita più facile e sono anche giustificati certi suoi comportamenti. Ma non chiamatelo statista. De Gasperi, Moro, e molti altri potrebbero rivoltarsi nella tomba. La storia lo giudicherà a mente fredda. Quando non ci saremo più. E spero, per il Paese, che non ci saranno più nemmeno le macerie del sistema politico che l’irruzione del senatur ha prodotto.

Oggi possiamo rimpiangere il clima dell’Italia appena uscita dalla guerra, in cui il rispetto dell’avversario e il confronto erano il bene primario di chi si proponeva di governare gli italiani – e difatti da quel clima nacque la Costituzione di tutti – ma non rimpiangeremo la furbizia politica, la scaltrezza, il linguaggio violento e i simboli barbari che la Lega bossiana introdusse e che noi ancora scontiamo.

ARTICOLI CORRELATI
LE ULTIME NEWS

Seguici sui social:

Torna in alto