
AGIPRESS – ROMA – Oltre 1,26 milioni di morti nel 2024, pari a quasi un quarto della mortalità complessiva. Ma soprattutto 56 mila decessi “in eccesso” rispetto alla media europea, che raccontano un’Europa della salute ancora profondamente divisa. È il quadro che emerge dallo studio coordinato da Diego Serraino per Alleanza Contro il Cancro, pubblicato sulla rivista Cancer Epidemiology.
Un’Europa a due velocità – Il dato medio europeo – 249,4 decessi ogni 100 mila abitanti – nasconde differenze profonde tra Paesi. Si va dai circa 197 decessi del Lussemburgo fino ai quasi 300 della Slovacchia, con uno scarto che sfiora il 50%. Numeri che evidenziano come il luogo in cui si vive continui a incidere in modo significativo sulle probabilità di sopravvivenza. Lo studio si inserisce nella Joint Action EUnetCCC, parte del European Beating Cancer Plan, con l’obiettivo di rafforzare la rete dei centri oncologici e ridurre le disuguaglianze tra sistemi sanitari.
Il caso Italia: performance migliori, ma non senza criticità
In questo scenario, l’Italia si colloca tra i Paesi più virtuosi, con circa 14 mila decessi in meno rispetto ai livelli attesi sulla base della media europea. Un dato positivo che riguarda sia gli uomini che le donne e che riflette, almeno in parte, l’efficacia del sistema sanitario e delle politiche di prevenzione.
Tuttavia, il quadro complessivo invita alla cautela. «Una quota significativa di decessi potrebbe essere evitata se tutti i Paesi raggiungessero livelli medi europei», sottolinea Serraino, evidenziando come le disuguaglianze restino un fattore determinante negli esiti di salute.
Il fattore genere: nuove fragilità emergono tra le donne
Uno degli elementi più rilevanti dello studio riguarda le differenze di genere. Se negli uomini l’eccesso di mortalità si concentra soprattutto nei Paesi dell’Europa orientale, tra le donne emergono criticità anche in contesti avanzati come Germania, Paesi Bassi e Danimarca. Un segnale che indica un cambiamento nei modelli epidemiologici e negli stili di vita, con un aumento dell’esposizione a fattori di rischio anche nella popolazione femminile.
Prevenzione e stili di vita: il nodo centrale
Tra i tumori analizzati, quelli più legati alla prevenzione mostrano le maggiori differenze tra Paesi. Il tumore al polmone resta tra i più letali, con oltre 162 mila decessi tra gli uomini e più di 87 mila tra le donne. Seguono il tumore al seno, con oltre 92 mila morti, e altre patologie fortemente influenzate da diagnosi precoce e stili di vita. Secondo gli esperti, la spesa sanitaria da sola non basta a spiegare queste differenze. A incidere sono fattori più complessi: accesso agli screening, organizzazione dei servizi, livello di informazione e condizioni socio-economiche.
Il ruolo della ricerca e delle reti oncologiche
In questo contesto, Alleanza Contro il Cancro rappresenta un modello di integrazione tra ricerca, assistenza e innovazione. La rete, che riunisce 27 IRCCS, collabora con istituzioni come l’Istituto Superiore di Sanità e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, contribuendo allo sviluppo della medicina di precisione e al miglioramento dell’accesso alle cure.
La sfida europea
I dati confermano che le disuguaglianze oncologiche rappresentano ancora una delle principali criticità per i sistemi sanitari europei. Ridurre il divario tra Paesi non è solo una questione di risorse, ma di modelli organizzativi, cultura della prevenzione e capacità di fare rete.
L’obiettivo del European Beating Cancer Plan resta ambizioso: garantire a tutti i cittadini europei le stesse opportunità di cura e sopravvivenza. Ma i numeri dimostrano che la strada da percorrere è ancora lunga.
Davide Lacangellera
AGIPRESS





