
AGIPRESS – FIRENZE – La tecnologia corre, l’intelligenza artificiale entra negli ospedali e la medicina diventa sempre più avanzata. Ma la sfida della sanità del futuro passa anche dalla capacità di non perdere di vista la persona. È questo il messaggio emerso dal primo convegno regionale dedicato all’umanizzazione delle cure e alla prescrizione sociale, promosso dalla Regione Toscana e svolto al Meyer Health Campus di Firenze. Al centro dell’iniziativa una nuova visione del sistema sanitario: non solo diagnosi, terapie e prestazioni, ma attenzione alla dimensione umana, psicologica e relazionale dei pazienti. Un approccio che la Regione intende trasformare in una vera e propria linea strategica per la legislatura.
«L’umanizzazione è un modo diverso di guardare alla sanità, che mette al centro le persone e non soltanto la malattia», ha sottolineato l’assessora al diritto alla salute e al sociale Monia Monni. Un indirizzo condiviso dal presidente della Regione Toscana Eugenio Giani che, attraverso un messaggio inviato ai partecipanti, ha definito il tema una priorità dell’agenda regionale.
L’incontro ha rappresentato un momento di riflessione su un percorso che in Toscana affonda già le proprie radici in numerose esperienze maturate negli ospedali pediatrici, nell’oncologia e nelle cure intensive. La novità, però, è la volontà di estendere questa cultura a tutto il sistema di welfare, mettendo la persona al centro dell’intero percorso assistenziale. L’obiettivo è costruire una sanità capace di accompagnare il paziente non soltanto nella cura della patologia, ma anche nella gestione delle conseguenze emotive, familiari e sociali che la malattia porta con sé.
«Quando si affronta una malattia importante – ha spiegato Monni – emergono paure, fragilità, dubbi sul proprio futuro e sulla qualità della vita. Il ruolo della sanità pubblica non è soltanto curare una ferita, ma contribuire alla ricostruzione della persona». In Toscana questa filosofia si traduce già in numerose iniziative: dal sostegno alle pazienti oncologiche attraverso l’erogazione di parrucche e corsi di make-up, ai percorsi di psiconcologia, dai massaggi terapeutici alle attività artistiche e culturali in corsia, fino alle tecniche di comunicazione che favoriscono la partecipazione consapevole alle scelte terapeutiche.
La Regione punta ora a fare un salto di qualità, strutturando un sistema di valorizzazione delle esperienze esistenti attraverso linee guida condivise e l’istituzione di un premio regionale dedicato alle migliori pratiche di umanizzazione delle cure. «In un’epoca in cui si parla continuamente di innovazione tecnologica, robotica e intelligenza artificiale – ha concluso Monni – dobbiamo ricordarci che dietro i numeri, dietro le performance e dietro le tecnologie ci sono le persone. E noi vogliamo riportarle al centro». Per la Toscana si apre così una nuova fase: costruire una sanità che continui a innovare, senza rinunciare alla dimensione umana della cura e alla capacità di ascoltare bisogni che spesso non trovano risposta nei soli percorsi clinici.
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