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21 Luglio 2026

Toscana, imprese in cerca di competenze

AGIPRESS – FIRENZE – In Toscana quasi un’assunzione su due rischia di non andare a buon fine per la difficoltà delle imprese nel trovare i profili professionali richiesti. È il dato che emerge dallo Studio SSATI 2026, presentato a Firenze in occasione del Business Tutors 2026, evento conclusivo della 40ª edizione del corso in Gestione d’Impresa della Scuola di Scienze Aziendali e Tecnologie Industriali “Piero Baldesi”.

L’indagine fotografa un mercato del lavoro caratterizzato da uno squilibrio ormai strutturale tra domanda e offerta. Se a livello nazionale il 42% dei profili ricercati risulta di difficile reperimento, in Toscana la percentuale sale al 44,1%, raggiungendo il 44,4% nella provincia di Firenze, due punti oltre la media italiana. Le aziende indicano tra le principali criticità la scarsità di candidati e la mancanza di competenze adeguate, soprattutto quelle trasversali – capacità di lavorare in team, problem solving e adattabilità – sempre più richieste insieme alle competenze digitali e “green”.

Lo studio evidenzia inoltre come il contesto internazionale stia influenzando anche le dinamiche occupazionali locali. Nel territorio fiorentino si registra infatti una crescente “cautela assunzionale”, attribuita alle incertezze generate dalle tensioni geopolitiche internazionali. A questo si aggiunge il tema del ricambio generazionale: nei settori dove è maggiore la carenza di personale qualificato, come edilizia, meccanica e sistema moda, la presenza degli under 30 resta limitata, alimentando il rischio di una perdita delle competenze maturate dalle generazioni prossime alla pensione.

Un capitolo della ricerca è dedicato alla percezione dei giovani, attraverso una survey che ha coinvolto oltre mille Alumni SSATI. Il risultato smentisce alcuni luoghi comuni: solo il 6,5% degli intervistati attribuisce il disallineamento tra domanda e offerta a un cambiamento culturale nei confronti del lavoro. La maggioranza individua invece le cause nell’instabilità contrattuale, nei livelli retributivi e nel divario tra aspettative delle aziende e dei candidati.

Grande attenzione anche all’impatto dell’intelligenza artificiale. Secondo lo studio, il 12% delle imprese toscane ha già adottato soluzioni di AI, mentre oltre il 41% sta valutando di introdurle. L’ostacolo principale non è rappresentato dagli investimenti economici, ma dalla complessità dell’integrazione tecnologica e dalla carenza di personale con competenze specialistiche in grado di gestire questi strumenti.

Nel corso dell’evento si è svolto anche un confronto intergenerazionale tra Ferruccio De Bortoli e la giornalista di Will Media Clara Morelli, dedicato alle trasformazioni del mercato del lavoro, alle aspettative delle nuove generazioni e al ruolo della digitalizzazione nello sviluppo economico.

Per il presidente di SSATI e ITS SATI Academy, Claudio Terrazzi, il rischio è che il mismatch diventi un fenomeno permanente se non si investirà contemporaneamente sulle competenze tecnologiche e su quelle umane. «L’intelligenza artificiale è già parte dei processi produttivi – ha sottolineato – ma pensiero critico, capacità relazionali e adattabilità resteranno elementi che nessuna tecnologia potrà sostituire. Il mismatch non è un problema dei giovani o delle imprese: è una sfida di sistema».

Sulla necessità di rafforzare la formazione professionalizzante è intervenuto anche il presidente della Camera di Commercio, Massimo Manetti, ricordando come, per alcune figure specializzate nei comparti delle costruzioni, del tessile e dell’abbigliamento, la difficoltà di reperimento del personale raggiunga livelli compresi tra l’83% e l’89%. Un divario che, secondo Manetti, può essere ridotto soltanto rafforzando il collegamento tra sistema formativo e imprese.

L’assessore allo Sviluppo economico del Comune di Firenze Jacopo Vicini ha evidenziato invece il valore del modello SSATI, sottolineando come oltre il 95% dei diplomati trovi rapidamente un’occupazione, grazie a un percorso costruito insieme alle aziende e basato su casi concreti e progetti reali. Un modello che, secondo il Comune, rappresenta uno degli strumenti più efficaci per ridurre il divario tra formazione e lavoro e sostenere la competitività del territorio.

A chiudere l’incontro è stato Giuseppe Seghi Recli, consigliere delegato al Centro Studi di Confindustria Toscana Centro e Costa, che ha ribadito come la competitività delle imprese dipenderà sempre più dalla capacità di integrare competenze tecniche, cultura d’impresa e utilizzo consapevole dell’intelligenza artificiale, trasformando l’innovazione in un reale vantaggio competitivo.

AGIPRESS

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