
AGIPRESS – Nel panorama del nuovo cinema indipendente italiano arriva Tienimi Presente, il nuovo film di Alberto Palmiero, distribuito da Fandango in uscita il 26 febbraio. Un’opera piccola nei mezzi ma enorme nell’urgenza, che mescola commedia e dramma per raccontare qualcosa che riguarda un’intera generazione: il momento in cui i sogni sembrano sgretolarsi sotto il peso della realtà. Palmiero interpreta sé stesso, o una versione molto vicina alla propria esperienza; un giovane regista che, dopo anni trascorsi a Roma inseguendo progetti mai decollati e promesse evaporate, arriva a un punto di rottura. La capitale, con le sue attese infinite e le sue porte socchiuse, smette di essere la città delle possibilità e diventa un luogo che logora. Così sceglie di tornare nella sua provincia d’origine. Un passo indietro, apparentemente. In realtà, un tentativo di respirare.
Il film si muove proprio su questa linea sottile, il confine tra fallimento e ripartenza. Nella lentezza della quotidianità provinciale, tra volti familiari e silenzi meno rumorosi di quelli romani, il protagonista ritrova uno spazio interiore che credeva perduto. Ma ciò che ci abita davvero non si lascia spegnere per scelta. Più prova a lasciarlo andare, più torna a bussare con forza. Girato con pochissimi mezzi, coinvolgendo amici e parenti, Tienimi Presente è anche la dimostrazione concreta che il cinema può nascere dalla necessità e non dall’industria. È un atto di resistenza creativa. E forse è proprio questa la sua forza più autentica: raccontare una crisi mentre la si attraversa, trasformandola in linguaggio.
La città offre possibilità, ma spesso chiede in chiede in cambio una parte di sé. E allora il richiamo della provincia diventa forte, non come resa, ma come ritorno alle radici. È nei luoghi da cui proveniamo che spesso ritroviamo la verità della nostra voce artistica. La creatività, a volte, non ha bisogno di metropoli, ma di memoria.
Per questo Tienimi Presente è un film adatto non solo ai ragazzi che scelgono di intraprendere questo bellissimo percorso artistico, ma anche ai loro genitori. Aiuta a comprendere le fragilità, le pause, le deviazioni che fanno parte di questo mestiere. Mostra quanto il dubbio non sia debolezza, ma fase necessaria della crescita. E invita chi guarda a sostenere, piuttosto che giudicare, quei sogni che sembrano incerti ma sono profondamente vitali. Palmiero non promette successi improvvisi. Racconta invece la fatica, la stasi, il ritorno. E suggerisce che forse il senso non sta nell’inseguire ostinatamente un traguardo, ma nel capire perché abbiamo iniziato a correre.
Elena Sofia Vitali
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