Il commento di MASSIMO SANDRELLI
AGIPRESS – La Spagna è campione del mondo e ora tutti (come sempre succede) vogliono trovare una filosofia in questo risultato. Lele Adani, opinionista affetto da “bulimia verbale”, lastrica di banalità tutto il suo dire. Ma non è il solo. I commenti del dopo partita sono tutti impostati nello stesso modo: bisogna spiegare perché un pallone entra in porta e uno no. Secondo Adani lui il segreto sta nel fatto che la Spagna gioca con piacere. Fino all’inizio del secondo tempo supplementare i rossi di De la Fuente avevano mostrato buon gioco, buona tecnica ma non erano riusciti a trovare il gol. Certo il calcio iberico vanta molti talenti, ha società importanti che mietono successi e dispongono di una gran capacità di spesa. L’Argentina ha Leo Messi un vero fenomeno che ha fatto varie prodezze ma nella finale ha mostrato però tutti i segni dei suoi 39 anni. Ma come si fa a non ricordare che Scaloni (il dt albiceleste) ha dovuto rinunciare ai suoi due difensori centrali Lisandro Martinez e Romero per infortunio? Come si fa a non ricordare che l’Argentina ha giocato in dieci per l’espulsione di Enzo Fernandez tutti i tempi supplementari? E che nonostante tutto alla fine ha avuto due occasioni grosse così per pareggiare. Come si fa a non ricordare che l’Argentina ha un’età media di quasi 30 anni (29,8) tre anni più alta di quella degli spagnoli (26,6)? La verità è che una partita, e in specie una finale, si sintetizza su degli episodi. Il valore assoluto conta ma il gol arriva per una prodezza o per un errore e quando una partita finisce uno a zero e’ inutile cercare filosofie. Poi possiamo disquisire in via del tutto teorica chi meritava di più o di meno ma sono chiacchiere. Se un pallone sfiora il palo e va fuori e’ sfortuna se invece va in porta e’ gol. L’Argentina ha fatto un percorso mondiale di tutto rilievo, la Spagna ha vinto. L’Argentina è andata oltre le attese, la Spagna campione d’Europa godeva dei favori del pronostico oltre a una rosa molto più varia e ampia quanto a qualità. La Spagna dimostra la salute del calcio continentale, l’Argentina le precarietà storiche del movimento sudamericano. La reazione della piazza a Buenos Aires è di profonda e rabbiosa delusione forse tanto quanta era stata entusiastica la partecipazione della vigilia. E’ giusto che la Spagna goda per la soddisfazione ma l’Argentina soffre ma non deve flagellarsi. I ragazzi di Messi hanno realizzato una piccola impresa di cui pochi li credevano capaci. Il pallone è un attrezzo maledetto e per questo fascinoso, rotola e scivola spesso oltre la sapienza dei campioni, inventandosi traiettorie sulle quali neppure l’intelligenza artificiale può incidere. E mutuando un’antica quanto famosa melodia dedicata a Evita Peron: dont cry for you, Argentina. AGIPRESS






