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19 Maggio 2026

Siena, blitz contro rete giovanile neonazista: 13 minorenni denunciati tra armi, odio razziale e pedopornografia

AGIPRESS – SIENA — Un’inchiesta della Polizia di Stato ha portato alla denuncia di tredici minorenni residenti nella provincia di Siena, accusati a vario titolo di detenzione illegale di armi, propaganda e apologia di fascismo e nazismo, diffusione di contenuti fondati sull’odio razziale ed etnico e detenzione di materiale pedopornografico. L’operazione, coordinata dalla Digos della Questura di Siena e denominata “Format 18”, è scattata nelle prime ore del mattino con una serie di perquisizioni domiciliari disposte dall’Autorità giudiziaria minorile. Gli agenti hanno sequestrato dispositivi informatici, smartphone, computer e materiale ritenuto rilevante per le indagini, oltre ad alcune armi detenute illegalmente, sulle quali sono in corso ulteriori accertamenti.

Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe utilizzato chat private e piattaforme online per condividere contenuti estremisti, simbologie neonaziste e materiale illecito. Il nome scelto per il blitz richiama infatti un codice utilizzato negli ambienti dell’estrema destra radicale: i numeri 1 e 8 corrispondono alle lettere A e H dell’alfabeto, iniziali di Adolf Hitler. Il quadro emerso dalle indagini delinea una rete giovanile caratterizzata da un forte processo di radicalizzazione online, alimentato dalla diffusione di messaggi di odio e propaganda ideologica. Gli investigatori stanno ora analizzando il contenuto dei dispositivi sequestrati per chiarire l’estensione delle attività e i collegamenti tra gli indagati.

La Questura di Siena mantiene il massimo riserbo sull’identità dei ragazzi coinvolti, tutti minorenni, ma ha annunciato una conferenza stampa prevista per oggi alle ore 12 nella caserma di via delle Sperandie, durante la quale saranno illustrati ulteriori dettagli dell’operazione. In una nota, la Questura ha inoltre precisato che alcuni video diffusi nelle ultime ore dagli organi di informazione, contenenti immagini di risse e aggressioni, documentano episodi di violenza generica e non sarebbero direttamente riconducibili ai tredici minorenni indagati in questa specifica inchiesta. L’indagine riaccende il dibattito sul fenomeno della radicalizzazione giovanile sul web e sulla diffusione, anche tra adolescenti, di contenuti estremisti e violenti attraverso i social network e le piattaforme di messaggistica privata.

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