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11 Aprile 2026

Sanità, allarme Nursing Up: fino a 100mila infermieri a rischio Long Covid in Italia

AGIPRESS – ROMA – Una “bomba a orologeria” pronta a esplodere su un sistema sanitario già in difficoltà. È l’allarme lanciato dal sindacato Nursing Up, che nel suo ultimo report stima tra 80mila e 100mila infermieri potenzialmente colpiti da Long COVID in Italia. Numeri che, se confermati, rischiano di avere un impatto devastante sul Servizio Sanitario Nazionale, già alle prese con una grave carenza di personale: mancherebbero infatti tra i 175mila e i 200mila infermieri.

A rilanciare l’allarme è il presidente del sindacato, Antonio De Palma: «Siamo stati il bersaglio principale durante la pandemia e oggi paghiamo il prezzo più alto. Non si tratta di semplice stanchezza, ma di una patologia che compromette seriamente la capacità lavorativa». Secondo studi pubblicati su riviste scientifiche internazionali come The Lancet, Nature e BMJ Global Health, tra il 25% e il 30% degli operatori sanitari contagiati sviluppa sintomi persistenti di Long Covid, con picchi fino al 40% nei contesti ospedalieri ad alta esposizione. Gli infermieri risultano la categoria più colpita, rappresentando oltre il 40% delle infezioni tra il personale sanitario.

Tradotti nel contesto italiano, i dati indicano che su oltre 320mila infermieri contagiati, decine di migliaia convivrebbero oggi con sintomi cronici. Tra questi, almeno 20mila casi sarebbero già conclamati. Le evidenze scientifiche più recenti, tra cui quelle del Karolinska Institutet, descrivono il Long Covid come una patologia sistemica che può provocare danni ai vasi sanguigni, al cervello e al sistema immunitario. Tra i sintomi più diffusi: affaticamento cronico, deficit cognitivi (il cosiddetto “brain fog”), disturbi respiratori e neurologici, fino alla perdita dell’idoneità al lavoro.

Il quadro diventa ancora più critico considerando che, secondo gli studi, circa un paziente su quattro non recupera completamente neanche dopo 6-12 mesi. Per il Nursing Up, il rischio è quello di un effetto domino: meno personale disponibile significa aumento dei carichi di lavoro, maggiore stress e un incremento del rischio clinico. «Il Long Covid non è solo un problema individuale – sottolinea De Palma – ma una minaccia diretta alla tenuta dell’assistenza sanitaria».

Il sindacato punta inoltre il dito contro il mancato riconoscimento della sindrome come malattia professionale, una lacuna che comporta conseguenze economiche e normative per i lavoratori colpiti. Sul piano globale, anche OCSE stima un impatto economico significativo: fino a 135 miliardi di dollari annui e una riduzione dello 0,2% del PIL nei Paesi più colpiti. Da qui la richiesta urgente: riconoscimento del Long Covid come malattia professionale, introduzione di tutele economiche, screening dedicati e indennità specifiche. «Se non interveniamo subito – conclude De Palma – questa emergenza rischia di travolgere definitivamente i reparti».

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