AGIPRESS – CATANIA – Un confronto tra competenze diverse per affrontare con metodo analitico un tema che riguarda l’intero sistema democratico. È questo lo spirito con cui l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Catania ha promosso, il 7 marzo, un incontro dedicato alla lettura del referendum confermativo sulla giustizia in programma il 22 e 23 marzo 2026. L’iniziativa ha riunito giuristi, magistrati e avvocati con l’obiettivo di approfondire i contenuti della riforma costituzionale e offrire strumenti di comprensione utili a un dibattito pubblico più informato.
Ad aprire i lavori è stato il presidente dell’Ordine etneo Mauro Scaccianoce, che ha sottolineato il ruolo dell’istituzione non solo nella rappresentanza professionale ma anche nella promozione del confronto civile. «L’Ordine – ha spiegato – vuole essere un luogo di discussione in cui affrontare con spirito critico e analitico i temi sociali, superando semplificazioni e contrapposizioni ideologiche».
Scaccianoce ha ricordato come il funzionamento della giustizia incida direttamente sulla vita economica e istituzionale del Paese: «Un sistema giudiziario efficiente ed equilibrato, rispettoso delle garanzie costituzionali, è una condizione essenziale per lo sviluppo economico, la tutela dei diritti e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni».
Il quadro giuridico della riforma è stato introdotto da Giovanni Di Rosa, professore di diritto civile all’Università degli Studi di Catania. Nel suo intervento ha ricordato come la Costituzione della Repubblica Italiana preveda già strumenti di revisione per adattare nel tempo l’assetto istituzionale alle trasformazioni della società. «Si tratta di un equilibrio delicato – ha osservato – che richiede sempre grande consapevolezza e responsabilità».
Nel merito della riforma, il confronto ha evidenziato tre punti centrali della consultazione referendaria:
la separazione delle funzioni tra magistratura requirente (pubblici ministeri) e magistratura giudicante;
la riorganizzazione degli organi di autogoverno della magistratura;
l’istituzione di una Corte disciplinare per la valutazione delle responsabilità dei magistrati.
Temi complessi che toccano il delicato equilibrio tra indipendenza della magistratura e responsabilità disciplinare.
Sul fronte dei relatori si sono confrontate posizioni diverse. Per Felice Giuffrè, componente del Consiglio Superiore della Magistratura e docente di diritto pubblico all’Università di Catania, la riforma rappresenterebbe il completamento del modello accusatorio introdotto con la riforma del processo penale del 1988. La separazione delle carriere, secondo questa lettura, rafforzerebbe l’imparzialità del giudice e la parità tra accusa e difesa. Più prudente la posizione di Bruno Di Marco, già presidente del Tribunale di Catania, secondo cui l’attuale sistema processuale garantisce già equità e tutele. Per migliorare l’efficienza della giustizia, ha osservato, sarebbe invece necessario intervenire su altri nodi strutturali come la durata dei processi e l’organizzazione degli uffici giudiziari. Al dibattito hanno contribuito anche Francesco Antille, presidente della Camera Penale di Catania Serafino Famà, e l’avvocato Vincenzo Mellia del foro etneo.
Il confronto finale, animato da un serrato scambio di argomentazioni e richiami storici, ha offerto ai partecipanti ulteriori elementi di valutazione in vista del voto. Un’occasione di approfondimento che conferma come il dibattito sulla giustizia non riguardi soltanto gli addetti ai lavori, ma rappresenti una questione centrale per l’intera società. AGIPRESS




