
AGIPRESS – In uscita il 24 luglio nelle sale italiane, Presence è il nuovo film diretto, fotografato e montato da Steven Soderbergh – autore da sempre attento alla sperimentazione visiva e narrativa – che per la prima volta si misura con un horror-thriller puro. Nel cast figurano Lucy Liu, Julia Fox e Chris Sullivan. Il film, distribuito da Lucky Red, ha una durata contenuta (85 minuti), tipica dell’horror, ma le premesse sono tutt’altro che leggere: ci troviamo in una classica casa americana dei sobborghi, con prato curato, facciata ordinaria e oltre un secolo di storia alle spalle. Quando la famiglia Payne vi si trasferisce per lasciarsi alle spalle una tragedia che ha sconvolto la figlia minore Chloe, iniziano a manifestarsi eventi strani e sempre più inquietanti.
Chloe è la prima ad accorgersi che qualcosa nella casa non va: rumori inspiegabili, oggetti fuori posto, una presenza inafferrabile che sembra osservarla di continuo. Ma come spesso accade in questo tipo di narrazioni, la sua voce viene ignorata. A differenza di molti horror convenzionali, però, Presence non è raccontato dal punto di vista delle vittime, né tantomeno degli eroi: l’intera storia si sviluppa attraverso lo sguardo della presenza stessa. Non sappiamo cosa sia, né da dove venga, ma la percepiamo in ogni inquadratura. Invisibile ma onnipresente, è la vera protagonista del film.
Da non amante del genere horror, ma estremamente curiosa quando si tratta di sperimentazioni visive, trovo affascinante questa scelta: la soggettiva non è più solo un espediente estetico, ma il centro del racconto. Steven Soderbergh sembra volerci dire che la paura non sta tanto nel mostro che appare, quanto nello sguardo che ci penetra senza essere visto.
Presence si prospetta come un horror atipico, capace di destabilizzare senza ricorrere ai soliti cliché. Un film che potrebbe conquistare anche chi, come me, cerca nel cinema un’esperienza sensoriale e riflessiva, più che un semplice spavento. Un esperimento visivo che promette tensione sottile, disorientamento percettivo e un’idea di terrore che si insinua piano, come una voce inascoltata dietro la porta.
Elena Sofia Vitali
AGIPRESS




