
AGIPRESS – Presso la Sala Cesare Zavattini della Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD), sono stati annunciati i selezionati di due dei principali percorsi promossi nell’ambito di UnArchive e dedicati alla ricerca e alla sperimentazione intorno al cinema d’archivio: l’XI edizione del Premio Cesare Zavattini/UnArchive e la VI edizione di Suoni&Visioni UnArchive, la residenza per giovani filmmaker e compositori incentrata sull’incontro tra riuso creativo delle immagini e sperimentazione musicale. A individuare i selezionati è stata la stessa Giuria, presieduta da Sara Fgaier, regista, montatrice e produttrice, e composta da Riccardo Bolo, regista e sceneggiatore, Giovanna Boursier, regista e giornalista, Emily Jacir, artista e produttrice, e Luca Ricciardi, producer e manager culturale. Per l’XI edizione del Premio Cesare Zavattini/UnArchive, la Giuria ha individuato nove progetti finalisti e tre progetti uditori, che prenderanno parte al Workshop di formazione e sviluppo in programma dal 26 settembre a metà dicembre.
La selezione arriva al termine di settimane di letture, visioni e confronti e di un lavoro particolarmente articolato, reso ancora più significativo dalla straordinaria risposta al bando di questa edizione: sono state infatti 84 le candidature pervenute, caratterizzate da un’elevata qualità complessiva e da una notevole varietà di linguaggi, temi e approcci al materiale d’archivio. Nella valutazione, la Giuria ha posto particolare attenzione ad alcuni criteri centrali nell’identità del Premio: l’urgenza e la necessità di realizzare il film, l’originalità delle idee, la capacità di produrre nuovi sguardi sul presente e, soprattutto, il ricorso creativo, innovativo e non convenzionale ai materiali d’archivio. La selezione restituisce così un panorama volutamente eterogeneo, nel quale convivono proposte più teoriche e sperimentali e progetti dalla forte vocazione narrativa, attraversando la memoria privata e collettiva, la storia, le trasformazioni sociali, le questioni ambientali e le tensioni del contemporaneo.
I nove progetti finalisti che accedono al Workshop di formazione e sviluppo sono:
• Ascoltare i suoni da lontano, di Giacomo Salvatelli, un lavoro che pone al centro la dimensione sonora dell’archivio e le sue possibilità narrative ed evocative;
• Cosa rimane, di Laura D’Angeli, una riflessione sulla memoria dell’abitare e sulle trasformazioni dei luoghi prodotte dai processi di gentrificazione;
• Azza, di Lavinia Tommasoli, un racconto sulla Palestina vissuta attraverso lo sguardo e l’esperienza di una bambina;
• Celestia, di Jacopo Babuscio, una riscrittura creativa ed evocativa dell’archivio che, a partire dai materiali esistenti, arriva all’invenzione di un intero mondo;
• Il marittimo della dama, di Marco Balzano e Michele Russo, una rilettura e un’indagine storica intorno al naufragio dell’Andrea Doria;
• Dividere il peso, di Alessio Di Blasi, un progetto che interroga la crisi dell’identità maschile e le sue rappresentazioni;
• Memoir, di Chiara Aversa, Sofia Vecchiato e Antoinette Aaron, un viaggio intimo e personale legato alla ricerca di un fratello nato a Leningrado;
• La bambina sulla carta, di Cristina Perico, un progetto che affronta il tema della disabilità attraverso il confronto con la memoria e le sue rappresentazioni;
• Hadale, di Luca Seguenza e Giuliana Lo Presti, un lavoro dedicato alla questione ambientale, che affronta il fenomeno delle alghe e delle mucillagini.
Accanto ai nove finalisti, la Giuria ha inoltre individuato tre progetti uditori, che parteciperanno al Workshop senza tutoraggio individuale, ma avranno le stesse opportunità formative e di confronto previste per i finalisti.
I tre progetti uditori selezionati sono:
• TeleVero, di Giuseppe Manodritta, una distopia di matrice orwelliana che riflette sui telegiornali di regime e sulla manipolazione dell’informazione;
• Perché abbiamo bisogno della AI se con un fungo possiamo immaginare il futuro?, di Giacomo Raffaelli, un confronto tra le allucinazioni generate dall’intelligenza artificiale e quelle prodotte dall’esperienza umana attraverso l’LSD;
• La Valley, di Sofia Cocumazzo, un progetto che assume la via Tiburtina come protagonista e territorio attraverso cui leggere trasformazioni, immaginari e contraddizioni del presente.
Dal 26 settembre e fino alla metà di dicembre, i progetti entreranno nel vivo del Workshop di formazione e sviluppo, durante il quale autrici e autori potranno approfondire e mettere a fuoco le proprie proposte, lavorando alla realizzazione del dossier e del teaser che saranno presentati nel pitch conclusivo.
Ad accompagnare il percorso dei finalisti saranno i tutor Luca Onorati, Giovanni Piperno e Chiara Ronchini, insieme a Matteo Angelici, project manager, Milena Fiore, responsabile tecnica, e Aurora Palandrani, direttrice del Premio Zavattini.
Al termine del Workshop, la Giuria si riunirà nuovamente per valutare i progetti nella loro forma sviluppata e individuare i tre vincitori dell’XI edizione del Premio Cesare Zavattini/UnArchive, che avranno la possibilità di passare dalla progettazione alla realizzazione delle rispettive opere. Sarà inoltre attribuita una Menzione speciale dedicata ad Ansano Giannarelli.





