
AGIPRESS – Perugia – La vicenda di Maria Giaele Franchini Angeloni, ricostruita dallo studioso, ricercatore e scrittore perugino Luca Gatti nel volume “Una donna nella lotta antifascista” (Fondazione Pietro Nenni, Arcadia editore), non appartiene solo al passato. È una storia che torna a interrogare il presente, mentre il mondo è attraversato da nuovi conflitti e da tensioni internazionali che ricordano quanto la pace resti un equilibrio fragile. Dalla guerra in Ucraina alle frizioni in Medio Oriente, fino alla recente ‘guerra lampo’ americana in Venezuela, gli scenari globali mostrano come la violenza politica continui a essere usata come strumento di potere e come terreno di scontro tra Stati. In questo contesto, la voce di Maria Giaele Franchini Angeloni, cui Gatti ha dedicato un lungo e complesso lavoro di ricerca nel corso di un dottorato svolto all’Università di Barcellona, risuona sorprendentemente attuale. «Non combatté solo contro il fascismo, ma contro l’idea che una donna dovesse restare spettatrice della storia» dice Gatti. Pensiero che oggi potrebbe essere condiviso da molte donne ucraine, venezuelane, palestinesi o israeliane, costrette a vivere la guerra sulla propria pelle e, allo stesso tempo, protagoniste di forme di resistenza civile spesso ignorate. Il libro di Gatti mostra come Giaele, donna coraggiosa, determinata e profondamente convinta nonché anticipatrice dell’importanza del ruolo delle donne nella storia, avesse compreso che i conflitti non sono mai solo militari, ma culturali e sociali. «La Spagna è il luogo dove si decide il futuro dell’Europa», ed è per questo che decide di mettersi a disposizione ricoprendo un ruolo di primo piano. Oggi potremmo dire che il futuro dell’ordine mondiale si gioca nei teatri di crisi che attraversano il pianeta: dall’Europa orientale al Sud America, dove l’intervento statunitense in Venezuela riapre interrogativi sul ruolo delle potenze e sulla legittimità delle azioni unilaterali. La storia di Giaele (moglie del perugino Mario Angeloni, avvocato, uno dei protagonisti più importanti – e troppo spesso dimenticati – dell’antifascismo italiano, nato a Perugia nel 1896 da una famiglia repubblicana ispirata dai valori della libertà e della giustizia che nel 1936 partì volontario per la Guerra Civile Spagnola dove morì il 28 agosto 1936 nella battaglia di Monte Pelato, vicino a Huesca, diventando il primo comandante italiano martire del conflitto e un simbolo dell’antifascismo europeo), diventa così una lente per leggere il presente: una donna che scelse di non voltarsi dall’altra parte, trasformando il dolore in impegno politico. “La ricerca su Giaele Franchini Angeloni – spiega Luca Gatti – aveva due intenti. Il primo, quello di riportare alla luce l’esperienza umana e politica di una protagonista dell’antifascismo. Il secondo, ancora più complesso, quello di analizzare il mondo degli esuli italiani in Francia e Spagna, durante gli anni difficili della dittatura, tra sofferenze, necessità di sopravvivenza e voglia di non cedere davanti alle difficili condizioni di vita. È stato interessante osservare e rielaborare i differenti approcci politici, segnati da un dibattito molto acceso, a volte anche di aperto scontro tra le forze antifasciste italiane, come quello vissuto dalla protagonista a Barcellona, nel 1937, tra anarchici-marxisti e stalinisti”. Scenari e dinamiche, anche se con protagonisti e ideologie geopolitiche diverse, che la storia torna a riproporre con stringente urgenza. Giaele attraversò da protagonista alcuni dei passaggi più drammatici del Novecento, e il suo esempio ricorda che la democrazia non è mai garantita e che la pace richiede coraggio, partecipazione e responsabilità. Di tutti, anche oggi.





