
AGIPRESS – Una settimana segnata da nevicate intense, vento forte in quota e un imminente rialzo delle temperature sta aumentando in modo significativo il rischio valanghe su gran parte dell’arco alpino e lungo la dorsale appenninica. A lanciare l’allerta è il Servizio Meteomont dell’Arma dei Carabinieri, impegnato nel monitoraggio costante del manto nevoso e delle condizioni meteorologiche. Negli ultimi giorni si sono registrati diversi distacchi spontanei, anche di grandi dimensioni. Il 16 febbraio una nube bianca ha avvolto la frazione di Breuil-Cervinia per il distacco di una valanga proveniente dal Monte Cervino. Un altro imponente evento ha interessato il vallone di Falcemagna, nel territorio di Bussoleno, sulle Alpi Cozie. In questi casi non si sono registrati danni a persone o cose, diversamente da quanto accaduto in Valle d’Aosta il 15 e 19 febbraio, dove alcune valanghe provocate dal passaggio di sciatori ed escursionisti hanno causato gravi incidenti.
Secondo le previsioni, dopo una lunga fase di instabilità legata a perturbazioni di origine atlantica, il fine settimana sarà caratterizzato dal ritorno del bel tempo grazie all’anticiclone delle Azzorre. Tuttavia il rialzo termico diurno, soprattutto sui versanti occidentali, potrebbe favorire nuovi distacchi spontanei, sia superficiali sia di fondo, aggravando una situazione già critica per via delle abbondanti nevicate e dell’azione del vento.
Sulle Alpi Giulie e sulle Alpi Carniche orientali il pericolo valanghe è classificato come FORTE (grado 4) oltre i 1500 metri e MARCATO (grado 3) alle quote inferiori. Il manto nevoso presenta accumuli irregolari e lastroni da vento, condizioni che rendono sconsigliate le attività fuori dai comprensori controllati. Analogo livello di attenzione su Alpi Carniche orientali, Dolomiti e Prealpi, dove i distacchi sono possibili anche con debole sovraccarico, specialmente sui pendii ripidi. Il quadro si fa ancora più impegnativo su Alpi Retiche e Alpi Orobiche, con pericolo FORTE (4) legato ai lastroni da vento, mentre alle basse quote scende a MARCATO (3). Sulle Prealpi lombarde il rischio è MODERATO (2), ma la presenza di strati deboli nel vecchio manto e di brina sepolta impone comunque massima prudenza.
Sull’arco alpino occidentale, dove sono state osservate valanghe di dimensioni molto grandi, il pericolo oscilla tra MARCATO (3) e FORTE (4). La combinazione di neve lavorata dal vento, nuovi accumuli e possibili distacchi di cornici, con lo zero termico previsto fino a 3000 metri, mantiene elevata l’instabilità. Gli esperti raccomandano di evitare pendii ripidi, creste e canaloni.
Condizioni delicate anche lungo l’Appennino centrale. Sui massicci laziali come il Monte Terminillo e i rilievi circostanti il pericolo è MARCATO (3) alle quote superiori, mentre in Abruzzo, sui gruppi del Gran Sasso d’Italia e della Maiella, persistono criticità dovute a cornici e accumuli da vento. Anche qui l’invito è a evitare i versanti sottovento e le zone prossime ai bordi di cresta.
Il Servizio Meteomont, attraverso una rete di stazioni fisse e nuclei itineranti di rilevamento, continua a raccogliere dati meteo-nivologici per valutare l’evoluzione del manto nevoso e aggiornare i bollettini di previsione. Prima di pianificare qualsiasi escursione o attività in quota, gli escursionisti sono invitati a consultare attentamente i bollettini neve e valanghe del settore di interesse e a mantenere un comportamento prudente. In montagna, ricordano i Carabinieri forestali, la prevenzione resta la migliore forma di sicurezza. AGIPRESS





