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15 Aprile 2026

Pasti vegetali in mensa, proposta una legge

AGIPRESS – Più scelte vegetali in mensa. Lo chiede la proposta di legge intitolata “Sostegno alla dieta mediterranea attraverso la valorizzazione di opzioni alimentari sane e sostenibili nelle mense pubbliche”, che vede quale prima firmataria l’On. Eleonora Evi (PD). L’obiettivo è l’inserimento di una maggior varietà di fonti vegetali nei menù per garantire pasti sani, equilibrati e sostenibili, ma anche per offrire più scelta a chi non può o non vuole mangiare cibi di origine animale. In ospedale, all’Università, a scuola o in ufficio, nelle Rsa, nei penitenziari e nelle strutture di accoglienza deve essere assicurato il giusto apporto proteico anche da fonti vegetali.

Il testo raccomanda inoltre l’attenzione alla sostenibilità ambientale, alla stagionalità dei prodotti e alla territorialità e, attraverso la riduzione degli sprechi e il maggiore ricorso ai legumi, consentirebbe anche un contenimento dei costi. La proposta riflette alcune osservazioni dell’associazione REFOOD (Redefine Food ETS), promotrice della campagna «Mense Più Green». “Noi come cittadini, semplicemente attraverso il modo di alimentarci, possiamo incidere su tante dinamiche, che vanno dal rapporto con gli animali all’impatto ambientale – sottolinea Alessandro Ricciuti, Presidente di REFOOD –. Sono sempre di più i cittadini che per ragioni etiche, religiose o d’altro genere scelgono un’alimentazione vegetale, ma in mensa non trovano menù adatti e pasti vegetali sani ed equilibrati. Un nostro sondaggio condotto in 80 ospedali, tra pazienti e lavoratori, rivela che il 36,9% degli intervistati non ha avuto accesso ad alcuna opzione vegetale in ospedale.”
“Mi hanno dato prosciutto e minestrina con brodo di carne, anche se avevo avvisato che sono vegana” è una delle testimonianze raccolte da REFOOD. Un’altra paziente rivela: “A me hanno dato per 3 giorni solo bietole bollite.”
Non è solo una questione di scelte personali, ma anche di salute. “La carne che consumiamo nel mondo è troppa – spiega Eleonora Evi – e il concetto di proteine non deve essere circoscritto solo a quelle animali. Vogliamo ripartire dalla dieta mediterranea e mettere il focus sui cibi vegetali.” Molto
rilevante è poi l’impatto ambientale. “Il 70% dei terreni agricoli è destinato a produrre mangimi per gli allevamenti”, ricorda Evi, auspicando che la proposta di legge, che ha già raccolto varie adesioni, trovi supporto tra parlamentari di vari orientamenti politici.
La Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) evidenzia che nel nostro Paese il modello della dieta mediterranea è scarsamente seguito, soprattutto tra bambini e adolescenti, con consumi di carne superiori a soglie prudenti e con apporti di verdure e cereali integrali spesso inadeguati. Intervenire sull’offerta alimentare significa agire sulla prevenzione di molte malattie. Come ricorda Giada Guidi, della SSNV (Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana), “oltre metà della mortalità in Italia è dovuta a patologie come malattie cardiovascolari e tumori, fortemente influenzate da fattori di rischio
modificabili. Un italiano su due è in situazione di eccesso ponderale. Tra i bambini, uno su 3.”
E per affrontare il problema, in molti Stati europei si sta andando nella stessa direzione. “Il Portogallo è stato il primo paese a rendere obbligatoria per legge, dal 2017, un’opzione vegetale in tutte le mense pubbliche – dichiara Roberta Alessandrini di Physicians Association for Nutrition (PAN International) –. Nelle mense della Finlandia entro il 2030 si dovrà ridurre del 50% il consumo di
carne e prodotti lattiero-caseari. In Danimarca, Svezia, Polonia e nel Regno Unito ci sono norme che incentivano le fonti vegetali nei menù.”
L’associazione REFOOD, in collaborazione con SSNV, svilupperà nei prossimi mesi un progetto pilota presso la Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana per introdurre più opzioni vegetali, sane e bilanciate, per pazienti e personale e per la formazione dei cuochi.

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