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9 Maggio 2026

Partite Iva e maternità, otto mamme su dieci promuovono la libera professione

AGIPRESS – Essere madre e lavoratrice autonoma in Italia resta una sfida complessa, tra instabilità economica, rinunce professionali e sostegni pubblici giudicati insufficienti. Eppure, nonostante le difficoltà, oltre otto mamme su dieci si dichiarano soddisfatte della scelta di lavorare in Partita IVA. È quanto emerge da un’indagine realizzata da Fiscozen, che ha analizzato la percezione delle misure di sostegno dedicate alle libere professioniste con figli. Lo studio, condotto su oltre 800 lavoratrici autonome – per metà concentrate nella fascia d’età tra i 35 e i 44 anni – fotografa una realtà fatta di equilibrio precario tra lavoro e famiglia, ma anche di forte desiderio di autonomia e flessibilità.

Secondo i dati raccolti, il 74% delle intervistate ritiene che gli aiuti statali destinati alle mamme professioniste siano del tutto insufficienti, mentre solo il 2% li considera adeguati. Tra le richieste più frequenti emergono contributi economici più consistenti, servizi per l’infanzia maggiormente accessibili e tutele più estese durante la maternità.

Le difficoltà economiche restano centrali: il 66% delle mamme in Partita IVA ha registrato una riduzione del fatturato dopo la nascita dei figli e il 92% afferma di aver rinunciato a opportunità professionali per dedicarsi alla cura della famiglia. Nonostante questo scenario, l’82% si dichiara comunque molto o abbastanza soddisfatta del proprio percorso lavorativo autonomo.

A fare la differenza, secondo le intervistate, è soprattutto la libertà organizzativa. Il 62% indica nella gestione flessibile del tempo il principale vantaggio della libera professione, mentre un quarto delle partecipanti sottolinea la possibilità di essere maggiormente presenti nella vita dei figli rispetto a quanto consentirebbe un lavoro dipendente tradizionale. Sul fronte delle criticità, invece, l’instabilità economica rappresenta il problema principale per oltre la metà delle intervistate, seguita dal carico mentale e dalla difficoltà di conciliare attività lavorativa e vita privata.

“Essere mamma e libera professionista significa cercare ogni giorno la giusta armonia tra lavoro, famiglia e gestione del tempo”, spiega Elena Battistini, commercialista partner di Fiscozen. “I dati mostrano però un alto livello di soddisfazione legato alla libertà e alla flessibilità del lavoro autonomo. Per questo è importante rafforzare strumenti di supporto oggi pensati soprattutto per le lavoratrici dipendenti”.

Tra i sostegni più utilizzati figura l’assegno unico universale, richiesto dal 36% delle intervistate, seguito dal bonus asilo nido e dal bonus nuovi nati. Più limitato invece il ricorso all’indennità di maternità della Gestione Separata INPS. Una mamma su dieci, infine, dichiara di non aver utilizzato alcuna misura di sostegno.

L’indagine mette in luce anche le principali richieste avanzate dalle professioniste: maggiore accessibilità agli asili nido, contributi per babysitter e centri estivi, supporti psicologici post parto e aiuti economici prolungati fino alla maggiore età dei figli. Tra le proposte emerge inoltre la necessità di congedi più flessibili in caso di malattia dei familiari. Il quadro delineato conferma come il lavoro autonomo rappresenti per molte donne una scelta di libertà e autodeterminazione, ma evidenzia al tempo stesso la necessità di un sistema di welfare più strutturato e capace di rispondere alle esigenze specifiche delle mamme in Partita IVA.

AGIPRESS

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