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22 Agosto 2026

Palermo, la morte di una bambina riaccende il dibattito sulla prevenzione vaccinale

AGIPRESS – PALERMO – La morte di una bambina a Palermo, sulla quale sono ancora in corso gli accertamenti per chiarire le cause, riaccende l’attenzione sul ruolo della prevenzione vaccinale e sulla capacità del sistema sanitario di mantenere nel tempo i risultati ottenuti contro le malattie infettive. A porre l’interrogativo è AsNAS, Associazione nazionale Assistenti sanitari, che invita a guardare oltre il singolo caso. «Qual è la nostra capacità di mantenere nel tempo i risultati raggiunti contro malattie evitabili attraverso la vaccinazione?», è la domanda sollevata dall’associazione. Tra le malattie citate c’è la difterite, patologia diventata estremamente rara grazie alla vaccinazione. Secondo AsNAS, il vaccino è obbligatorio in Italia dal 1939; l’ultimo caso autoctono in età pediatrica risale al 1996 e l’ultimo decesso al 1991. «Questa lunga assenza dalla memoria collettiva testimonia l’efficacia della vaccinazione nel proteggere intere generazioni», sottolinea Luigi Vitale, presidente di AsNAS Sicilia, evidenziando però la necessità di mantenere elevate le coperture vaccinali per garantire la protezione collettiva.

L’associazione richiama inoltre l’attenzione sull’esitazione vaccinale, alimentata anche dalla circolazione di informazioni prive di fondamento scientifico. Il ritorno di malattie come il morbillo dimostra, secondo AsNAS, come patologie prevenibili possano tornare a circolare quando aumenta il numero delle persone non adeguatamente immunizzate.

“Non cercare colpevoli, ma interrogarsi”

AsNAS invita alla prudenza anche rispetto al caso di Palermo. Solo gli accertamenti potranno stabilire le cause della morte e l’eventuale ruolo della difterite. «Se gli accertamenti confermeranno che la morte della bambina è stata causata dalla difterite e che non era adeguatamente immunizzata, la perdita di una vita così giovane per una malattia evitabile rappresenterà una sconfitta per tutto il mondo della prevenzione e delle vaccinazioni», afferma la presidente nazionale Elena Nichetti.

L’obiettivo, sottolinea l’associazione, non deve essere quello di individuare immediatamente responsabilità individuali, ma di comprendere eventuali falle nel sistema e rafforzare gli strumenti di prevenzione.

La prevenzione deve arrivare alle persone

Per AsNAS, infatti, la disponibilità di vaccini sicuri, efficaci e gratuiti rappresenta una condizione indispensabile, ma non sufficiente. «Il sistema deve raggiungere le persone, anche nelle zone più disagiate, riconoscere chi non è adeguatamente protetto e intercettarne precocemente i bisogni di salute», afferma Vitale.

Da qui la necessità di una prevenzione più capillare e vicina alle comunità, attraverso verifica dello stato vaccinale, counselling, sorveglianza epidemiologica e collaborazione tra servizi territoriali, pediatri, medici di medicina generale e scuole. Un ruolo importante viene attribuito anche alla comunicazione: di fronte a dubbi o esitazioni, secondo AsNAS, occorre un approccio non giudicante, capace di ascoltare le famiglie, contrastare la disinformazione e costruire fiducia.

«Quando una malattia prevenibile torna a sottrarre una vita, non basta ricordare che il vaccino esiste: occorre chiedersi perché quella protezione non abbia raggiunto quella persona», conclude Nichetti. «Servono servizi accessibili e capillari, professionisti della prevenzione sul territorio e sistemi efficaci di chiamata attiva e recupero dei non aderenti».

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