
AGIPRESS – BUTI (PI) – Oltre 50 mila euro raccolti in poche ore e adesso l’obiettivo è di arrivare a 280 mila euro per preservare un prodotto toscano di qualità, che Gabriele D’Annunzio definì il “soave olio di Buti”. Il borgo ai piedi dei Monti Pisani si mobilita per il suo frantoio sociale, che raccoglie più di 600 soci tra piccoli e piccolissimi agricoltori con i loro micro-appezzamenti distribuiti sul Monte Serra. Lo scopo della sottoscrizione straordinaria, partita ufficialmente nella serata del 18 marzo durante un’affollata assemblea pubblica, è innovare il processo produttivo dell’Oleificio sociale di Buti, con l’acquisto di macchinari all’avanguardia.
Il progetto ha un costo complessivo di circa 400 mila euro. Sarà finanziato in parte dalla Regione Toscana, grazie al bando SRD03 per il potenziamento della competitività delle aziende agricole, mentre una quota dei fondi rimanenti sarà raccolta proprio tra i cittadini e i soci del frantoio. L’Oleificio sociale ha così creato un Fondo per lo sviluppo aziendale ed emesso delle azioni di socio sovventore: possono essere sottoscritte dai cittadini e riconoscono agli investitori un tasso di interesse in base agli utili della cooperativa.
“La risposta della comunità si è fatta subito sentire – commenta Pier Luigi Pasqualetto, presidente dell’Oleificio sociale di Buti -. La grande partecipazione all’assemblea straordinaria dà il segno di quanto questa realtà sia radicata sul territorio: qui ogni famiglia ha il suo piccolo appezzamento di olivi, che cura con dedizione tutto l’anno. Grazie a questo investimento vogliamo portare avanti una tradizione che affonda le sue radici nel Medioevo, con nuovi strumenti che ci consentano di far fronte alle esigenze produttive attuali, ad esempio le raccolte anticipate, causate dai cambiamenti climatici”.
“È una bellissima risposta della comunità cooperativa – ha evidenziato Patrizio Mecacci, responsabile del Dipartimento Agroalimentare di Legacoop Toscana -. Quando i soci partecipano così, mettendoci fiducia e risorse proprie, si vede davvero la forza della cooperazione. Questo progetto non è solo un investimento sul frantoio, ma sul futuro del territorio, sulla qualità e sul valore dell’olio che qui si produce. È un percorso che parla di identità, di orgoglio e di voglia di crescere insieme”.




